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Sei un peccatore, sì. Lo siamo tutti. Ma lasciati guidare

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5 passi spirituali per comprendere meglio il tuo peccato e puntare a una conversione autentica

Non sfocia in un vero rapporto, ma continua a compiere la propria volontà, proponendo sacrifici, miglioramenti, missioni, atti eroici e opere sante, ma tutte ispirate al proprio ego”.

È fondamentale non usare la confessione come un meccanismo psicologico per sentirsi meglio o una tappa importante per riprendere la nostra lotta spirituale. La confessione è un sacramento in cui entriamo davvero in contatto con la grazia e la misericordia di Dio, che si effondono, per i meriti della croce di Cristo, nei cuori di chi vi ricorre. È lanciarci tra le braccia della misericordia che ci rigenera e ci converte, è lasciarci superare dall’incondizionalità dell’amore di Dio che intenerisce i cuori di pietra e li trasforma in cuori di carne.

Chi riesce a vivere la confessione in questo modo, dice padre Rupnik, “riconosce sempre più se stesso nell’immagine di Pietro nel cortile del sommo sacerdote, che davanti alla serva ha consumato tutte le sue promesse e i suoi giuramenti e, completamente nudo e disarmato, ridotto al nulla l’orgoglio di persona che crede di meritare la misericordia e il perdono, risulta raggiunto da uno sguardo di misericordia e bontà inattese”. È questo lo sguardo che ha trasformato la vita di Pietro e lo ha reso il santo che è. Uno sguardo che lo ha amato nel momento più duro e miserabile della sua vita, proprio quando non poteva pronunciare alcuna giustificazione o riempirsi la bocca di altre promesse perché il suo tradimento e la sua meschinità erano sotto gli occhi di tutti. Cos’ha fatto Pietro per uscire da quel buco nero? Volete saperlo? Non ha fatto niente! Semplicemente, ha lasciato che lo sguardo di Cristo lo attraversasse… si è solo lasciato amare. Questa esperienza, a mio avviso, riflette il pieno senso della confessione.

5. Lotta e ricaduta

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I propositi di cambiamento non sono negativi, e non ho intenzione di condannarli, ma devono essere inseriti nella cooperazione con la grazia e la Provvidenza di Dio. In molti casi questo ci richiede molta pazienza e molta fiducia. La grazia di Dio è misteriosa e le sue vie non sono sempre le nostre. Vi ricordate cosa fecero Marta e Maria quando il loro fratello Lazzaro si ammalò? Mandarono un messaggio a Gesù dicendogli che il suo amico era malato. Sapete cosa fece Gesù? Non andò da lui! Rimase dov’era altri due giorni. Ovviamente Lazzaro morì, e il dolore delle sorelle dev’essere stato molto profondo, soprattutto perché conoscevano la cura per la malattia del fratello e questa non era arrivata. Immaginate come stavano Marta e Maria quando alla fine Gesù è arrivato? Marta è stata l’unica che ha avuto la forza di affrontarlo e di rimproverargli il suo atteggiamento, mentre Maria non ha avuto il coraggio di alzarsi e andare da lui, probabilmente per la delusione e il dolore che provava. Non voglio soffermarmi sul dialogo tra Gesù e Marta (che per me è uno dei più belli di tutto il Vangelo), ma solo menzionare la frase che pronuncia Gesù dopo aver ascoltato i reclami della sorella di Lazzaro. Le dice: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?”

Credo che il combattimento spirituale e l’esperienza di ricadere negli stessi peccati abbiano molto a che vedere con questo brano evangelico. Come Marta e Maria, anche noi possiamo fare di tutto per evitare che il male e la morte (che porta il peccato) appaiano nella nostra vita, anche mandare messaggi di aiuto a Gesù, e tuttavia il male e la morte si presentano. Gesù ha tardato di nuovo? Mi ha negato la sua grazia? Sono domande comprensibili che si presentano nella nostra mente ma che rivelano un modo molto umano di comprendere l’azione di Dio. In realtà, l’unica domanda che dobbiamo porci è quella che Gesù ha rivolto a Marta: “Credo che Cristo sia la Resurrezione e la Vita? Credo che se ho fede in Lui anche se muoio vivrò?” Bisogna rispondere in modo sincero.

Gli sforzi personali per evitare la morte di Lazzaro sono fondamentali; le richieste di aiuto a Gesù sono ancora più importanti; il dolore per la morte; i rimproveri al Signore e anche, come nel caso di Maria, una timida difficoltà ad andare incontro a Gesù sono cose comprensibili e vanno vissute con naturalezza.

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