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Sei un peccatore, sì. Lo siamo tutti. Ma lasciati guidare

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5 passi spirituali per comprendere meglio il tuo peccato e puntare a una conversione autentica

È un tema che ho visto affrontare poche volte in modo chiaro. Non so esattamente perché. La mia impressione è che si parli molto del peccato in modo astratto o usando una terminologia accademico-teologica che il cristiano comune non sempre comprende. Ci troviamo tuttavia davanti a un tema chiave nella vita cristiana, ed è importante essere chiari: tutti siamo peccatori, e volenti o nolenti spesso affrontiamo il nostro peccato personale in tutta la sua crudezza esistenziale. “Ho danneggiato me stesso e le persone che amo. Cosa devo fare?”

Bisogna imparare ad affrontare questa esperienza dolorosa, quasi sempre carica di sentimenti, pensieri e impressioni spirituali e che ha poco o nulla di astratto o accademico, con una fede cristiana equilibrata, che da un lato non ceda alla disperazione e allo scoraggiamento, dall’altro abbia la maturità di non infiammarsi in quelle battaglie in cui la grazia di Dio è un elemento decorativo e che finiscono per bruciare, senza distinzioni, il grano e la zizzania che esistono nella nostra vita.

Nella mia vita cristiana ho sempre pensato che il demonio non riposasse fino a non averci indotti a cadere nel peccato, e ora sono certo che il demonio non riposi finché non ci sentiamo perdonati. Non fraintendetemi. Il demonio non si è convertito. Semplicemente sa, come sapete voi, che il peccato, assunto, compreso e integrato nel modo corretto, può essere un’enorme fonte di grazie e di conversione nella vita di un cristiano. Per questo motivo, la caduta è il punto di inizio di un combattimento molto più complesso tra le forze del bene e quelle del male, e guardando il proprio peccato possono accadere due cose: possiamo percepire l’immensità del perdono di Dio e aprirci all’abbraccio di Cristo crocifisso o possiamo entrare in un processo autoreferenziale e autolesionista in cui la confessione e la penitenza diventano meccanismi psicologici per sentirci temporaneamente perdonati. Il tentatore riposa solo quando si verifica quest’ultima eventualità, ovvero quando è riuscito a legarci a noi stessi e ci ha allontanati dal dialogo d’amore che Gesù vuole avere con noi.

Spero che sia chiara l’importanza del tema che voglio trattare. Avverto che non tratterò questo problema in base a una prospettiva teologica, ma dal punto di vista di un peccatore che è caduto in molti errori che ora è capace di spiegare. Bene, ora sviluppiamo la questione. Come dobbiamo affrontare i nostri peccati? Dividerò la mia proposta in passi, ma avverto che si tratta di una divisione artificiale, perché molte volte i passi vengono compiuti in modo simultaneo nel cuore e nella mente delle persone, altre volte fanno parte di un processo in tappe.

1. Riconoscere il male commesso

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Anche se non è una bella esperienza, bisogna saper prendere coscienza del male che abbiamo commesso e guardarlo serenamente ma in modo diretto. È il momento per aprirci a poco a poco e per riconoscere e assumere la nostra responsabilità, né più né meno. Per questo è importante cercare di considerare se c’è stato un concorso di cause che attenuano o aggravano la nostra colpa. Il sentimentalismo che ci porta a esagerare la colpa non ci fa un favore.

Volerci sentire male, molto male o malissimo non è un modo per assumersi la propria responsabilità, ma un modo per concentrare lo sguardo su noi stessi e dare un’opportunità al demonio perché getti i suoi primi semi. Riconoscere il male commesso non significa neanche fare pronostici su cose che non sono ancora accadute (“Non avrà più fiducia in me…”) o lasciarsi andare a ripensamenti su ciò che è già successo (“Se avessi agito in un altro modo…”). Questi sono atteggiamenti tipici che ci fanno distogliere lo sguardo da ciò che è essenziale e concentrarlo – nuovamente – sui nostri sentimenti. In questa tappa, bisogna semplicemente guardare le cose nel modo più obiettivo possibile e toglierci i veli che ci impediscono di chiamare le nostre azioni con il loro nome: “peccati”.

2. Pentirsi

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Nel paragrafo precedente ho messo una barriera ai giudizi di valore e ai sensi di colpa perché è fondamentale ribaltare il nostro dolore e canalizzare le nostre emozioni nell’alveo della fede.

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