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Desiderando il silenzio

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Amanda Tipton-CC

padre Carlos Padilla - pubblicato il 13/04/17

Sembra che chi grida riesca a imporre il proprio criterio e la propria opinione meglio di chi tace

La Settimana Santa è una settimana di silenzio, non di rumori, ma so che a volte mi lascio trascinare dal rumore degli uomini che gridano. C’è troppo frastuono.

Giorni fa leggevo una cosa che mi è sembrata molto vera: “Il rumore ha acquisito la nobiltà che prima possedeva il silenzio. L’uomo che parla viene applaudito. Il silenzioso è un povero mendicante verso il quale non vale neanche la pena di alzare lo sguardo. Chi parla ha importanza e valore, mentre chi tace riceve solo poca considerazione. L’uomo silenzioso resta ridotto al nulla. Il semplice fatto di parlare apporta valore. Le parole non hanno senso? Non importa” [1].

Il cammino verso la Pasqua è una lotta cieca tra il rumore e il silenzio. Uomini che gridano. Uomini che tacciono. Le grida che acclamano e danno gloria. Le grida che condannano e chiedono la morte. I silenzi di chi fugge per paura della morte. Il silenzio di Gesù portato sul Golgota, indifeso. E poi la sua morte silenziosa.

Mi colpisce la lotta strana nella mia anima tra il rumore e il silenzio. Nella vita sembra che chi grida riesca a imporre il proprio criterio e la propria opinione meglio di chi tace, e chi rimane in silenzio perde ogni credito e ammirazione. Chi tace cede, sbaglia, viene dimenticato, ignorato, diventa invisibile.

Forse per questo gli uomini oggi gridano tanto per farsi sentire. Il loro grido vale più delle loro parole, più del loro silenzio. Io stesso spesso grido, e il mio giudizio si turba. Ma non è che per il fatto di gridare possiedo la verità. Anche se la forza delle mie grida sembra imporla. Ma non è così.

La Domenica delle Palme Gesù viene acclamato all’ingresso a Gerusalemme, e non per questo la città si getta ai piedi del nuovo re. Alle grida e ai canti segue un profondo silenzio, e in quel silenzio trascorrono i giorni di Pasqua.

Grida degli uomini nel tempio trasformato in mercato. Grida degli uomini che poi chiederanno la morte di Gesù.

Il silenzio senza difesa di Gesù davanti a Pilato. Non ci sono grida. Solo un pianto silenzioso di chi ama, di chi spera, di chi aspetta. Ma le grida d’odio hanno più forza. Impongono la croce. Tutti le sentono.

Oggi sembra che se non grido non vengo ascoltato. Se non alzo la voce non esisto. Ma continuo a credere nel potere silenzioso del silenzio.




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Una poesia parla di quel silenzio autentico che è in me. Dio parla: “Mi chiedi più silenzio e il silenzio è in te. Affida a me le tue voci, e queste taceranno. Voglio essere il Dio che ascolta la tua voce, quello che scopre i pensieri che ti rattristano e non ti lasciano vivere. Voglio essere il Dio che addolcisce le tue pene. Che amplia le porte di ingresso e di uscita. Che ti accompagna nella tua responsabilità e ti libera quando questa ti schiavizza. Che ti libera dalle ansie e assume i tuoi pesi. Mi chiedi silenzio perché possa parlarti. Cercalo, ma non lasciar entrare la colpa né la tristezza. E non credere mai che io ti ami di più quando stai più in silenzio. Ma se mi chiedi silenzio, come posso non dartelo? E quando ce l’hai, trattalo come tratti l’aria, che esiste e che non cerchi di afferrare. E quando ce l’hai devi solo goderne. Io sono il silenzio, e voglio riposare in te”.

Mi manca silenzio. Meno parole. Più presenza di Dio nell’anima. Il silenzio non si impone con la sua forza.

Il silenzio di Gesù sulla via del Calvario mi sconvolge. Si lascerà torturare e uccidere senza dire niente. Come si è lasciato lodare e benedire mantenendo il silenzio.

Voglio vivere così le ingiustizie. Accettare molte cose in silenzio, senza gridare, senza scandalizzarmi. Anelo a questo silenzio santo.

[1] Cardinal Robert Sarah, La forza del silenzio, 42

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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