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Amare un oggetto è pur sempre amore?

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Il caso di una ragazza francese che vuole sposare il suo robot, uno specchio dei tempi?

C’è un caso in Francia che – al di là della sua bizzarria – pone qualche problema serio su diversi piani e punti di vista. Sarebbe facile, troppo facile, ironizzare sulla scelta della ragazza francese, Lilly di “sposare” (le virgolette sono d’obbligo) il robot che lei stessa si è costruita e a cui ha attribuito il nome di InMoovator, la questione anzi va presa sul serio per la logica che sottointende.

Poligamia, robosessualità, incesto sono tutte accomunate dalla stessa retorica: non facciamo nulla di male! Ma noi ci amiamo! Nessuno ci può giudicare!

Lei stessa dice: “Non è ridicolo, brutto o una patologia, è solo una nuova direzione di amare, un altro stile di vita“ e ancora, “Sono una fiera robosexual, non facciamo male a nessuno, siamo solo felici”. Riconoscete la retorica? Allora avete già capito un pezzo del nostro ragionamento. Tolta la logica naturale del matrimonio essa può essere usata per sostenere la liceità di qualunque tipo di relazione. Se il matrimonio non è l’unione esclusiva di un uomo e una donna non legati da precedenti legami familiari allora, gioco forza, le possibilità di estendere senza limiti questa relazione si fanno infiniti. E se oggi Lilly e InMoovator non si potranno realmente sposare è solo per un pregiudizio del diritto che richiede il consenso di due persone, e i robot in quanto macchine non sono considerate tali, ma vedrete che è solo questione di tempo.

Nel frattempo prendiamoci la briga di capire che cosa significhi la scelta singolare, ma niente affatto unica, di Lilly.

Nel video un ingegnere esperto in intelligenza artificiale ha sposato una donna robot che ha costruito lui stesso. È accaduto in Cina e il protagonista si chiama Zheng Jiajia

Tralasciando la questione delle parafilie e del fatto che – evidentemente – non siamo di fronte ad una relazione, che presupporrebbe un altro-da-sè con cui condividere gioie e dolori, ma al massimo siamo di fronte ad un oggetto su cui scaricare una frustrazione circa la propria vita relazionale.

Ha dichiarato di aver capito il proprio orientamento sessuale all’età di 19 anni, quando ha capito di non apprezzare il contatto fisico con il corpo di altre persone. Nonostante le domande, non ha mai confermato né negato l’esistenza di una relazione anche sul piano sessuale con InMoovator (Supereva.it).

E’ una forma di asessualità? Non siamo medici e non ci azzardiamo a dire nulla, ma che qualche cosa di storto nella costruzione delle nostre personalità e delle nostre relazioni sia sempre più manifesto sembra quasi una banalità ormai.

Varrebbe la pena di fare un ragionamento articolato sulle relazioni uomo-macchina in questo scorcio di nuovo millennio. Una società atomizzata, in cui il consumo è alla base di tutta l’organizzazione sociale, ha messo in vendita anche i corpi prima e oggi sofisticate sex-doll per lui e per lei per soddisfare prima i desideri sessuali e oggi per aprire uno squarcio verso una dinamica nuova: “amare” quegli oggetti al punto di volersi far possedere da essi per l’intera vita o almeno fino alla scadenza della garanzia…

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