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Immigrati: 6 consigli per affrontare il dolore e le difficoltà dello sradicamento

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Ana Sofía Ibarra Castro - pubblicato il 12/04/17

Lasciare il proprio paese ed emigrare comporta un processo di adattamento: dobbiamo stare attenti ai "segnali" di malessere che ci manda il nostro corpo

La migrazione è vecchia quanto l’umanità. Tuttavia, negli ultimi anni le nuove tecnologie hanno cambiato il modo in cui viviamo e l’esperienza della migrazione, permettendo un tipo di comunicazione impensabile prima. Nonostante questa differenza, il processo di migrazione comporta anche sofferenza e implica una trasformazione della nostra identità.

Se guardiamo a ciò che accade a una piantina quando viene trapiantata in un ambiente diverso, possiamo immaginare cosa succede ad una persona quando deve “tagliare le radici” per spostarle in un luogo diverso da quello in cui è cresciuto.

L’esito di questo cambiamento dipende da molti fattori come la salute dell’individuo e l’ambiente che lo circonda, come avviene il ‘trapianto’ e, naturalmente, le condizioni del nuovo ambiente.

Prima di trasferirsi in un altro paese, si tende a immaginare come sarà la nuova vita. Alcune persone sono in grado di sviluppare un progetto di migrazione molto chiaro, con un obiettivo e dei passi da seguire, preparandosi per il cambiamento e pianificando nel dettaglio cosa succederà una volta giunti in quel luogo.

Altri sognano ad occhi aperti la nuova vita, dando libero sfogo alla fantasia e a volte limitandosi a informazioni non molto precise su come funzionano le cose nel nuovo paese.

Con più o meno pianificazione, accade spesso che ciò che immaginiamo sia molto diverso dalla realtà che viviamo una volta arrivati nella nuova terra.

Quando lasciamo il nostro paese, non stiamo lasciando solo un luogo geografico, ma anche un modo di intendere e fare le cose che ha strutturato e guidato la nostra vita fino al momento della nostra partenza.

Cambia la cultura e inizia un lungo percorso di riassestamento tra ciò che sappiamo e diamo per scontato e un modo diverso di fare le cose che predomina nel nostro nuovo posto.

In genere all’inizio si vive il famoso “choc culturale”: sperimentiamo la perdita di ciò che è familiare, dei nostri punti di riferimento, entrando in un mondo sconosciuto, alieno. Tutto è diverso: i luoghi, gli odori, i sapori, i suoni, la gente, i costumi. Scopriamo che il modo di comunicare e interagire è diverso.

Una situazione che nel nostro paese abbiamo vissuto normalmente può diventare un calvario e spesso si verificano incomprensioni sui modi di dire o semplicemente con gesti che vengono utilizzati in modo diverso.

In questa fase iniziale possiamo sentirci confusi, disorientati e frustrati, soprattutto quando abbiamo difficoltà nel padroneggiare la nuova lingua, o quando la modalità di comportamento degli altri è troppo diversa rispetto a come siamo abituati.

Alcuni indicatori che possono segnalare che stiamo vivendo uno choc culturale sono: disturbi del sonno e/o del mangiare, malattie fisiche, paura generalizzata (o fobie specifiche), isolamento, irritabilità, emotività eccessiva o difficoltà ad esprimere i sentimenti, ostilità e dei sintomi che nel nostro paese di origine sono legati alla follia. Questi indicatori sono solitamente transitori e funzionano come una sorta di segnale che ci dice che stiamo facendo un grande sforzo per adattarci.

Proprio come ogni piccola pianta reagisce in modo diverso a un cambiamento di ambiente, ogni persona vive l’esperienza della migrazione in modo unico e irripetibile. Ciò che funziona per uno per attecchire nella nuova terra, può essere controproducente per un altro. Ma anche se ogni storia è unica e irripetibile, ci sono alcune linee guida generali che possono facilitare o rendere più sopportabile il processo di “trapianto delle radici”.

1. Prima di viaggiare, trascorrere un po’ di tempo per esplicitare quello che ci aspettiamo da noi stessi: Qual è l’obiettivo che sto perseguendo? Come immagino il viaggio e i primi giorni nella nuova casa? Quali difficoltà potrei trovare? Cosa mi galvanizza? Cosa si aspettano la mia famiglia e gli amici, le persone più importanti per me? Mettere per iscritto o registrare con un video o una registrazione vocale può essere molto utile.

2. Una volta nel nuovo paese, dato che adattarsi a una nuova cultura implica uno sforzo extra, è molto importante curare e soddisfare i nostri bisogni primari come mangiare e dormire bene, oltre a essere attenti ai segnali inviati dal nostro corpo. Dategli il tempo di acclimatarsi a un ambiente diverso, soprattutto se troviamo un clima e delle condizioni geografiche molto diverse delle nostre.

3. Allo stesso modo, dobbiamo dare tempo al nostro cuore e al nostro spirito per poter dire addio a quello che abbiamo lasciato nell’ambientarci nella nuova realtà. Abbiamo detto che i sentimenti iniziali di rabbia, confusione, tristezza, paura sono del tutto normali e cambieranno quando ci adatteremo al nuovo ambiente.

4. Tuttavia, se uno degli indicatori dello “choc culturale” diventa una interferenza sostanziale nella nostra quotidianità o persiste a lungo, è molto importante cercare un aiuto professionale. La migrazione spesso ci mette a dura prova e ci trasforma, quindi è necessario prendere tempo per elaborare e “digerire” questa esperienza, stabilendo le differenze tra il prima e il dopo e ponendo le cose in una prospettiva più ampia.

5. Inoltre, un aspetto che di solito facilita l’adattamento è il coltivare nuove amicizie e costruire gradualmente una rete sociale nel paese ospitante. Può essere utile verificare se ci sono associazioni o punti di incontro dei connazionali o dei centri interculturali: lo scambiare e condividere esperienze con gli altri può diventare una risorsa preziosa.




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6. Allo stesso tempo è spesso utile conoscere le risorse offerte dal nuovo paese e mettersi in contatto con le istituzioni e le organizzazioni che possono aiutarci a soddisfare le nostre esigenze in diverse aree della nostra vita: lavorativa, sociale, familiare, personale, spirituale, eccetera.

In conclusione, è molto importante stabilire un tempo per fare il punto su come stiamo vivendo questa esperienza e fare i conti con la delusione, che è naturale e umana ma può diventare un problema se facciamo finta che non esista e si trasforma in rabbia e frustrazione. Possiamo chiederci: quali sono le cose che sono andate diversamente da quello che mi aspettavo? Sto raggiungendo i miei obiettivi? Ho bisogno di essere ripiantato? Come sta la mia piccola pianta?

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Valerio Evangelista]

Tags:
immigrazionepsicologia
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