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Alexandre del Valle: l’islamismo come il nazismo e il comunismo

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Il terrorismo islamista non è che un modo di azione attivato dai nostri veri nemici, che un persistente errore strategico fa passare per gli amici dell’Occidente

Alexandre del Valle è saggista e geopolitologo. Ricercatore associato all’Institut Choiseul, ha pubblicato diverse opere sulla debolezza delle democrazie, sui Balcani, sulla Turchia e sul terrorismo islamico. Tra queste ricordiamo Le chaos syrien. Printemps arabes et minorités face à l’islamisme [Il caos siriano. Primavere arabe e minoranze di fronte all’islamismo, N.d.T.] nonché Les vrais ennemis de l’Occident: du rejet de la Russie à l’islamisation des societés ouvertes [I veri nemici dell’Occidente. Dal ripudio della Russia all’islamizzazione delle società aperte, N.d.T.].

Aleteia: Che cos’è un nemico?

Alexandre del Valle: Nel senso militare e strategico del termine, è chi vuole attaccare la nostra popolazione, il nostro territorio e il nostro sistema di governo, oltre che i nostri valori.

Chi è il nemico numero uno del mondo occidentale?

A.d.V.: L’islamismo è un vero nemico, paragonabile al nazismo e al comunismo. L’uno e l’altro erano minacce reali, dirette e aggressive contro la nostra popolazione, che volevano appunto sovvertire; contro il nostro territorio, che volevano conquistare; contro il nostro sistema di governo, che volevano rovesciare per installarvi il loro dominio. Questi due grandi mali sono stati sconfitti. Il terzo risponde anch’esso a tutte le caratteristiche fondamentali del nemico.

E il terrorismo? Non è quello la nostra minaccia più grande?

A.d.V.: Il terrorismo non è che un modo di azione attivato dai nostri veri nemici, che vi stanno dietro, vale a dire l’Arabia Saudita, il Qatar e i Paesi o le organizzazioni che promuovono l’islamismo salafista e wahabita, i quali nutrono un progetto di conquista globale.

Per esempio, gli Emirati Arabi Uniti applicano la sharia, ma non sono un nemico in quanto non hanno mire espansioniste. Al contrario, il Qatar e l’Arabia Saudita lo sono veramente perché finanziano i nostri nemici in ogni dove. Il nemico non è un vago avversario morale o ideologico: è chi viene ad attaccare concretamente il nostro modo di vivere.

Il terrorismo islamico jihadista (che porta avanti il jihad, la “guerra santa”) e takfirista [che scomunica e condanna a morte gli apostati, N.d.R.] risale al giorno d’oggi a una duplice origine: quella dei Fratelli Musulmani e della loro dissidenza egiziana e quella del wahabismo esportato dall’Arabia Saudita. È assurdo voler combattere l’islamismo terrorista con la guerra mentre la sua matrice ideologica è insegnata per via legale in certi Paesi “alleati” come sul nostro stesso suolo, nelle nostre moschee e nei nostri centri coranici.

©Damien Grenon/AFP

Che cos’è l’islamismo?

A.d.V.: L’islamismo è un progetto di conquista globale, di controllo totale dell’individuo e della società e di dominazione del pianeta – tale e quale agli altri grandi totalitarismi megalomani. Lo scopo ultimo del califfato è la Terra intera, e quindi la Francia e tutti i Paesi del mondo. L’errore dell’Occidente consiste nel non denunciare l’islamismo come minaccia ideologica, e a cullarsi nell’idea che esso non avrebbe a che fare con l’Islam. Falso: l’islamismo si riferisce a una delle quattro scuole giuridiche ortodosse dell’Islam: lo hanbalismo (fondato da Ibn Hanbal).

Dov’è che sbaglia l’Occidente?

A.d.V.: Quando lascia che l’islamismo proliferi attraverso la compromissione con i poli dell’Islam che ne sono i propagandisti, mentre al contempo diffonde il proprio modello nei Paesi musulmani o in altri Paesi, mediante la guerra, lì va fuori strada in due modi: in casa è troppo tollerante con l’islamismo; fuori casa getta il discredito sui propri valori invischiandoli in un progetto imperialista.

Non è inutile fare la lista di tutti gli errori strategici a cui questi errori fondamentali di giudizio ci hanno condotti nelle ultime decadi, con risultati oggettivamente contrari ai nostri interessi e con conseguenze assolutamente catastrofiche in ogni parte del mondo – dall’Afghanistan alla Siria, passando per il Pakistan, la Turchia, il Kosovo, l’Iraq, la Cecenia, la Libia ecc…

Perché è andato fuori strada?

Sembra un’incoerenza, ma è il risultato dell’avventura delle “società aperte”, che si aprono senza una contropartita. Il concetto di “società aperta” viene da Karl Popper, il quale però aggiungeva sempre che una società dovrebbe «rivendicare, nel nome della tolleranza, il diritto di non tollerare l’intollerante». È il “paradosso della tolleranza”. Il suoi eredi hanno tradito il maestro. L’Occidente non si definisce più riguardo alla propria civiltà e alla propria identità, ma in funzione di altri criteri estremamente fluidi, come l’appartenenza alla NATO o l’adesione al libero mercato.

Di fronte a comportamenti così assurdi e così contrari agli interessi evidenti dell’Occidente, siamo portati a interrogarci sui motivi possibili di questa miopia, che si protrae tra i media e nella classe politica, nonché a studiare la crisi di civiltà che l’Occidente attraversa.

Se l’Occidente si definisse con riguardo alla civiltà e, più in fondo, se non rinnegasse la propria identità giudaico-cristiana ed europea, non si ritroverebbe ad essere retto unicamente dall’economismo, ed evidentemente considererebbe la Turchia neo-ottomana, l’Arabia Saudita, il Qatar, eccetera, come dei nemici. Quindi non lascerebbe a simili poli dell’islamismo mondiale la possibilità di divulgare ideologie sovversive di conquista sul proprio suolo.

Alexandre Del Valle, Les vrais ennemis de l'Occident : du rejet de la Russie à l'islamisation des sociétés ouvertes
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