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“In fondo a chi faccio male quando guardo pornografia?”

© JOEL SAGET / AFP

(FILES) This file photo taken on January 6, 2017 shows French film director, documentarist, writer and former pornographic actress Ovidie posing during a photo session on January 6, 2017 in Paris. A new documentary claims that pornography has got "uglier and nastier", with actors forced to shoot more hardcore films for less since the explosion of free-to-view internet sites like Youporn and Pornhub. "Pornocracy", made by Ovidie, a former French porn star turned director, claims that far fewer films are now being made and fees have been slashed up to 10-fold. / AFP PHOTO / JOEL SAGET

Giovanni Marcotullio - Aleteia - pubblicato il 07/04/17

Justin Trudeau, premier canadese, ha indetto una lotta senza quartiere al porno. E non è l'unico: ci sono anche Cina, Filippine, Gran Bretagna e altri. La risposta me l'ha data la ex pornostar francese Ovidie che ha illustrato le trame oscure della “Spectre del porno”

L’argomento è di bruciante attualità ed è stato già trattato, su queste e altre pagine: Pamela Anderson rivela che il porno distrugge il rispetto e la fiducia all’interno della coppia; altre star si affiancano a lei nel sottoscrivere le sue dichiarazioni con le loro esperienze; Thérèse Hargot osserva che l’infedeltà – di cui la pornografia è un potente alimentatore – nuoce gravemente alla felicità e alla stima di sé. Nel prossimo mese di maggio la neonata associazione PURIdiCUORE porterà Peter Kleponis e don Sean Kilcawley, specialisti USA del settore, in tournée nel nostro Paese. E tuttavia, mi dicevano qualche settimana fa due tutor Teen Star (programma di educazione affettiva ispirato alla Teologia del Corpo di Giovanni Paolo II), quand’anche si sappiano e si spieghino tutte queste cose, salta sempre fuori l’adolescente che insiste: «Ma a chi faccio male, guardando un porno?».

E uno crederebbe di aver già risposto: «Ma come? – pensa il volenteroso educatore – Ti ho mostrato che fai male anzitutto a te stesso (/a), poi alla persona che dici di amare, poi a tutte le persone che ti circondano e che cadranno inevitabilmente in modo diverso sotto il tuo sguardo… infine, ma non per ultimo, ti ho portato a riflettere sul fatto che un Dio che abbia desiderato e voluto tutto questo non può non essere ferito da un abuso che introduca tanto disordine in te e nel mondo… e ancora mi chiedi “a chi faccio male?”!». Sì, a quanto pare: i due tutor mi dicevano che gli adolescenti tornano invariabilmente a fare la stessa domanda.

E si capisce, in parte: perché quando un quindicenne ha gli ormoni a mille ed è in un vortice di sensazioni inusitate buona parte di questi argomenti si scioglie come scaglie di burro su una padella rovente. “Me stesso?” – ma se sto tanto bene! “La persona che amo?” – difatti ce la godiamo insieme! “Le persone che mi circondano?” – ma se lo fanno tutti! …e poi ormai quei video li hanno fatti: non è che se non li vedo io quelli scompaiono… e comunque per farli e metterli online si vede che anche a loro non dispiace. “Dio?” – abbi pazienza ma, se c’è un Dio che ha fatto le galassie, sarà occupato a sbirciare nei buchi neri, certo non dalla serratura della mia stanza.

Si capisce, figuriamoci: nel pieno della tempesta ormonale… Fortuna che l’adolescenza passa. Ma qui c’è semmai un problema supplementare, cioè che la nostra società è piena di adultescenti, e che per forza di cose c’è un adultescente sonnecchiante in ciascuno di noi – san Paolo direbbe “il vecchio Adamo” che non è mai, non ancora, definitivamente morto. Insomma, rispondevo a quei due amici del Teen Star: il problema non è solo che in veste di educatori non sembriamo riuscire nell’intento di persuadere i ragazzi della malvagità di questa realtà, che tanto li attrae… il problema è che anche buona parte di tutte le nostre argomentazioni restano a livello puramente noetico, intellettivo… si tratta di nozioni che avrebbero pure un’influenza sulle scelte pratiche, ma non tale da risultare determinanti e definitive.

I maestri spirituali delle varie tradizioni cristiane hanno sempre insegnato, nel corso dei secoli, che una qualunque forma di male morale non si può vincere se non se ne prova vero orrore e pieno ribrezzo. Commentando il Salmo 95, sant’Agostino disse alla sua comunità di Ippona:

Chi non ha niente di cui vergognarsi aspetta tranquillo che arrivi il Signore. Che razza di amore è, temere che arrivi l’amato? Ma non ci vergogniamo? Amiamo Cristo e temiamo che venga… siamo sicuri di amarlo? O magari amiamo di più i nostri peccati? E allora volgiamoci a odiare i peccati e ameremo invece chi verrà a punire i peccati.

(Patrologia Latina 37, 1235)

E cito questo passo solo perché per un credente dovrebbe essere più facile, liberarsi da un vizio, che per un non credente: solo l’amore e il dolore cambiano veramente le persone, e per l’amore di uno che soffre per te puoi davvero cambiare vita, perché ogni amore è Grazia creata, e la Grazia increata è “il primo Amore”.

Ma oltre a tutto quello che abbiamo detto e letto, che abbiamo visto e che sappiamo, ho recentemente scoperto una cosa che ho trovato sconvolgente e che mi pare sufficiente, da sola, per scoprire l’orrore nascosto del mondo della pornografia. Perché mai, infatti Justin Trudeau dovrebbe impegnare il parlamento di un Paese grande e complesso come il Canada nella lotta alla pornografia? È una questione di morale?

No, è una questione di politica, perché l’etica individuale costruisce immancabilmente il tessuto della politica, esattamente come i peccati personali – sul piano della morale religiosa – costituiscono mano a mano “strutture di peccato” sempre più ramificate e complesse, che influenzano e condizionano (anche pesantemente) nuovi peccati personali.

Ma quello del premier canadese non è un mero “pallino per la politica bio”: me lo ha fatto capire la ex pornostar francese Ovidie, che in un documentario mandato tre mesi fa su Canal +, in Francia, ha illustrato le ramificazioni finanziarie di quella che è una vera e propria “Spectre del porno”. Mediante l’acquisizione progressiva delle società di produzione-distribuzione pornografica si sono creati pochi grandissimi canali di fruizione “gratuita” dei materiali pornografici (ormai semplicemente rubati agli “attori” e ai “registi”, o pagati letteralmente qualche spiccio). Questi canali – YouPorn, PornHub, Xtube, RedTube e altri… – fanno capo a poche società dalla gestione imprenditoriale estremamente opaca: a chi appartiene la società MindGeek, che prima si chiamava ManWin, e prima ancora ManSef, che si pone al vertice di quei canali, che ha sede a Bruxelles e quartier generale a Montréal? Nessuno lo sa. Si sa però che l’FBI ha individuato e bloccato velocissimi e ingenti fiumi di denaro – anche provenienti da Wall Street – che facevano la spola ripetutamente tra Tel Aviv, in Israele, e Atlanta, negli Usa. Insomma che succede? Succede che l’enorme volume di contatti convogliato da queste “multinazionali del porno” serve a permettere riciclaggio di denaro, quindi a coprire pressioni politiche sovranazionali e oscure. Questo offre una spiegazione molto ragionevole della guerra di Trudeau al porno.

Tornando dal piano politico a quello etico, si può così rispondere all’adolescente di cui sopra (e a quello… di cui “dentro”) mostrando dati alla mano “che male si fa” guardando del porno in camera propria. Al di là dell’amor proprio, di quello altrui e di quello di Dio: si finanziano guerre, si copre il narcotraffico mondiale, si paga (anche senza soldi) l’avvelenamento di tutte le sorgenti del mondo.

Tags:
politicapornografia
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