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Testimoni di Geova banditi come “estremisti” dalla Russia

Photographie EU | Shutterstock
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I membri del movimento religioso si sono trovati sulla lista di sorveglianza anti-terrorismo del Paese

I Testimoni di Geova stanno bussando alla porta della Corte Suprema della Russia. La domanda impressa nella mente di molti che considerano importante la libertà religiosa è: la corte aprirà quella porta?

Sebbene sia opinione diffusa che in Russia la libertà religiosa goda di buona salute, a quasi tre decenni dal crollo dell’Unione Sovietica, c’è stata una campagna contro diverse minoranze religiose. E i testimoni di Geova, presenti in Russia per circa un secolo, sono una di queste.

Mercoledì, la più alta corte in Russia ha ascoltato il ricorso dell’organizzazione nei confronti di un provvedimento del ministero della Giustizia atto a proibire il movimento. La scorsa settimana, il Ministero ne aveva inserito la sede centrale, che si trova vicino a San Pietroburgo, in un elenco degli organismi vietati “in connessione con lo svolgimento di attività estremiste”.

Un anziano della chiesa, Andrei Sivak, ha scoperto nel modo più duro che la sua religione fosse stata etichettata come “estremista”; stava provando a cambiare dei soldi, quando il cassiere “guardò improvvisamente verso di me con il volto pieno di paura”, ha riportato il New York Times:

Il suo nome era presente nel sistema informatico dell’ufficio, insieme a quelli di membri di Al Qaeda, dello Stato islamico e di altri gruppi militanti responsabili di spregevoli atti di violenza.

Ma l’unico gruppo a cui l’uomo, un 43enne padre di tre figli, sia mai appartenuto, è quello dei Testimoni di Geova, una denominazione cristiana che crede fermamente che la Bibbia debba essere presa alla lettera, in particolare il comandamento “Non uccidere”.

Per Mosca, il fatto stesso che i TdG si rifiutino di prendere le armi e combattere per la Madre Russia, li mette nella stessa categoria “estremista” dei gruppi che prendono le armi, come ad esempio il sedicente Stato islamico. Anche il fatto che la chiesa sia stata fondata negli Stati Uniti, e che le sue pubblicazioni provengano da lì, la rende sospetta.

“Guardatela dal punto di vista dello stato”, ha detto al Times Artyom Grigoryan, un ex testimone di Geova. “Si tratta di un’organizzazione gestita dall’America, che ottiene finanziamenti dall’estero, e i cui membri non si arruolano e non votano”.

Sivak sostiene che nel 2010 degli agenti segreti in borghese si siano introdotti nel tempio, spacciandosi per dei fedeli, riprendendo segretamente una funzione che lui stava aiutando a condurre. È stato accusato di “incitamento all’odio e denigrazione della dignità umana dei cittadini”. Poi è stato assolto.

Ma il suo nome è ancora presente nella lista.

Le accuse di estremismo derivano da una legge emanata a seguito della seconda guerra della Russia in Cecenia e degli attentati dell’11 settembre negli Stati Uniti.

“È sbagliato applicare delle leggi antiterrorismo imperfette a coloro che cercano di praticare la loro fede”, ha detto il senatore Roger Wicker del Mississippi, presidente della U.S. Helsinki Commission, un’agenzia indipendente del governo degli Stati Uniti. “Il governo russo sta sfruttando delle genuine minacce di estremismo violento, per minare quel poco di libertà religiosa che rimane nel paese. Questo distrae dagli sforzi autentici per combattere il terrorismo. Invito il governo russo ad abbandonare il caso immediatamente”.

[Traduzione dall’inglese a cura di Valerio Evangelista]

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