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Perché in Quaresima copriamo statue e crocifissi?

George Martell CC

Philip Kosloski | Aleteia | Mon Apr 03 2017

I veli sulle immagini sacre ci ricordano la promessa della Pasqua

Sembra strano che nel periodo più sacro dell’anno copriamo tutto ciò che è bello nelle nostre chiese, perfino il crocifisso. Non dovremmo osservare la dolorosa scena del Calvario mentre ascoltiamo la narrazione della Passione la Domenica delle Palme?

Se può sembrare controintuitivo coprire statue e immagini nelle ultime settimane di Quaresima, la Chiesa raccomanda questa pratica per rafforzare i nostri sensi e “costruire” in noi un anelito alla Domenica di Pasqua. È non solo una tradizione da portare avanti nella nostra parrocchia, ma anche un’utile attività da mettere in pratica nella “chiesa domestica”.

Nella lettera circolare Paschalis sollemnitatis del 1988 si legge che “l’uso di coprire le croci e le immagini nella chiesa dalla domenica V di Quaresima può essere utilmente conservato secondo il giudizio della conferenza episcopale. Le croci rimangono coperte fino al termine della celebrazione della passione del Signore il Venerdì Santo; le immagini fino all’inizio della Veglia Pasquale”.

Questa è la pratica attuale della Chiesa, ma coprire statue e immagini dalla Quinta Domenica di Quaresima in poi è molto poco rispetto a quello che si faceva una volta. In Germania, ad esempio, c’era la tradizione di coprire l’altare alla vista per tutta la Quaresima.

Anche le famiglie sono incoraggiate a imitare questa pratica e a coprire le immagini religiose più importanti che hanno in casa. Questo fatto ci aiuta a partecipare al periodo liturgico, soprattutto se non possiamo andare a Messa durante la settimana. In caso contrario, vediamo le immagini velate in chiesa solo una o due volte prima di Pasqua, e questo ha un effetto minimo su di noi. È anche una bella tradizione da trasmettere ai nostri figli, che renderà questo periodo dell’anno davvero speciale per loro. Ci impegniamo tanto a decorare la nostra casa per Pasqua, e allora perché non prepararci alla grande festa usando dei veli?

Ma perché impegnarsi tanto a coprire le immagini che dovrebbero elevare la nostra mente e il nostro cuore al cielo?

In primo luogo, usiamo dei veli per capire che siamo in un periodo speciale. Quando entriamo in una chiesa e vediamo che è tutto coperto, sappiamo immediatamente che c’è qualcosa di diverso. Le due ultime settimane di Quaresima dovrebbero essere un periodo di preparazione immediata al Triduo Sacro, e questi veli sono un promemoria potente del fatto che dobbiamo essere pronti.

In secondo luogo, i veli fanno concentrare la nostra attenzione sulle parole che vengono pronunciate a Messa. Quando ascoltiamo il racconto della Passione, i nostri sensi possono concentrarsi sulle parole del Vangelo e riusciamo ad entrare davvero nella scena.

In terzo luogo, la Chiesa usa i veli per stimolare un maggior senso di attesa nei confronti della Domenica di Pasqua. Questo fatto viene promosso ancor di più quando si frequenta la Messa quotidiana e si vedono ogni giorno i veli in questioni. Non vorremmo che fossero lì perché stanno nascondendo immagini molto belle.

E il punto è proprio questo: i veli non devono stare lì per sempre. Le immagini devono essere svelate, è innaturale che siano coperte.

Svelare le immagini prima della Veglia di Pasqua è un potente promemoria della nostra vita sulla terra. Viviamo in un mondo “velato”, in esilio rispetto alla nostra vera dimora. È solo con la nostra morte che il velo verrà sollevato e saremo finalmente in grado di vedere la bellezza di tutto ciò che c’è nella nostra vita.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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