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C’era un santo sul Titanic?

Miriam Diez Bosch - Aleteia - pubblicato il 01/04/17

Padre Byles, un sacerdote cattolico, preferì restare con i passeggeri che stavano per morire

Sul Titanic non c’erano solo ricconi, ma anche un potenziale santo. Così sarà stabilito definitivamente, se dovesse procedere la causa per beatificare padre Thomas Byles, un sacerdote inglese che viaggiava a bordo della nave. Quando il Titanic cominciò ad affondare, il prete si rifiutò per due volte di essere salvato, preferendo restare con gli altri passeggeri. Pregò e rimase con le vittime fino alla fine, perdendo la sua stessa vita per la loro salvezza eterna.

Il 14 aprile ricorre l’anniversario del naufragio del Titanic, in cui morirono 1.500 persone, tra cui Byles. Il suo corpo non fu mai ritrovato. Il sacerdote si trovava sulla nave verso New York per partecipare al matrimonio di suo fratello minore William con una tale Katherine Russell di Brooklyn. Anche William si convertì al cattolicesimo, e si trasferì in America per gestire una fabbrica di gomma. Fu lui, insieme all’altro fratello Winter (anch’egli residente negli States), a organizzargli il viaggio per New York. Inizialmente Padre Byles avrebbe dovuto viaggiare con un’altro transatlantico della compagnia White Star, ma all’ultimo momento il sacerdote fu fatto imbarcare sul Titanic.

Sull’imbarcazione c’erano per lo più cristiani (protestanti e cattolici) ed ebrei. Padre Byles preferì restare ad assisterli spiritualmente – viene ricordato mentre pregava il Rosario – piuttosto che essere salvato.

padre Thomas Byles

C’è un altro sacerdote inglese, padre Graham Smith (della contea di Essex), dietro la richiesta di beatificare Byles, avviata nel 2015 con il supporto del vescovo Alan Williams della Diocesi di Brentwood. Padre Smith ha chiesto ai fedeli di invocare Byles e, se dovesse accadere un miracolo, potrebbe iniziare la causa di beatificazione. “È stato un uomo straordinario”, ha affermato padre Graham Smith, “che ha dato la propria vita per gli altri. Dobbiamo elevarlo agli altari, il che significa che il Vaticano lo riconoscerà come martire della Chiesa”.

Una decisione eroica

Era il 15 aprile 1912. Mentre “l’inaffondabile” Titanic stava affondando, padre Thomas Byles rinunciò non in una ma in ben due occasioni di salire a bordo di una scialuppa di salvataggio. Preferì rimanere a bordo, come confermano le storie di alcuni passeggeri, per ascoltare le confessioni e dare un sostegno spirituale a chi non aveva alcuna possibilità di sfuggire al naufragio.

Il sacerdote britannico, di 42 anni, era figlio di un pastore congregazionalista, e si convertì al cattolicesimo ad Oxford, assumendo il nome di Thomas. Fu ordinato a Roma dieci anni prima.

Testimonianze

La pagina web fatherbyles.com racconta la vita di Padre Byles, mostrando anche i suoi scritti e i testi della sua ultima Messa, celebrata il giorno del naufragio, la seconda Domenica di Pasqua dell’anno 1912.

L’ultima omelia mette i brividi: tratta della necessità di “usare la preghiera come giubbotto di salvataggio e i sacramenti per salvare l’anima in un naufragio spirituale. Poche ore più tardi, il Titanic sarebbe affondato.

Titanic

Una delle testimoni della sua morte è Agnes McCoy, passeggera in terza classe e superstite del naufragio. La donna ha confermato che Byles è rimasto a bordo per ascoltare le confessioni, pregare con i passeggeri e dare loro la sua benedizione in quegli ultimi, tragici istanti.

“È stato un uomo straordinario, che ha dato la propria vita per gli altri. Dobbiamo elevarlo agli altari, il che significa che il Vaticano lo riconoscerà come martire della Chiesa” – padre Graham Smith

Un’altra passeggera in terza classe, Helen Mary Mocklare (che nel 1917 prese i voti ed il nome di suor Mary Patricia), ha aggiunto:

Siamo stati sbalzati fuori dai nostri letti… Abbiamo visto Padre Byles davanti a noi, attraversando il corridoio con la mano alzata. Lo conoscevamo perché ci aveva fatto visita un paio di volte, e proprio in quella mattina aveva celebrato Messa per noi. ‘Siate calmi’, disse, e poi andò avanti nella terza classe, per dare l’assoluzione e benedire… Alcuni caddero in preda al panico, e fu allora che il sacerdote alzò nuovamente la mano e tutti si calmarono. I passeggeri restarono completamente sorpresi dall’assoluto autocontrollo del sacerdote“.

suor Mary Patricia

Helen ha anche affermato che un marinaio “ha avvisato il sacerdote del pericolo, pregandolo di imbarcarsi su una scialuppa”, ma il prete si è rifiutato due volte. “Padre Byles si sarebbe potuto salvare, ma non ha voluto lasciare la nave in cui sarebbero rimasti altri passeggeri. Le suppliche del marinaio furono inascoltate. Subito dopo sono salita sulla scialuppa di salvataggio, l’ultima a partire; mentre ci allontanavamo dal Titanic, riuscivo ancora a sentire chiaramente la voce del sacerdote e le risposte alle sue preghiere“.

Più di ogni cosa“, ricorda Greg Kandra, “si poté udire il grido disperato: ‘Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori adesso e nell’ora della nostra morte. Amen’ ”.

[Traduzione e adattamento a cura di Valerio Evangelista]

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