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Cultura

Quando Tullio De Mauro consigliava di leggere la Bibbia...

Lucandrea Massaro - pubblicato il 31/03/17

Nell'anniversario della sua nascita, ricordiamo il grande linguista italiano che fu anche Ministro dell'istruzione

Intervistato da Famiglia Cristiana nel lontano agosto del 2000, l’allora Ministro dell’Istruzione, Tullio De Mauro (di cui oggi ricorre il compleanno) diceva: «Se potessi imporrei la Bibbia come libro di testo» lui di famiglia e cultura liberale non aveva dubbi:«Dal punto di vista didattico la Bibbia è una bomba conoscitiva. Non si capisce la nostra storia, né l’arte, senza Bibbia». Una apertura, ma soprattutto una presa d’atto per un uomo affatto ideologico. La cultura occidentale viene da quel testo lì. Come si può comprendere l’arte medievale e rinascimentale o affrontare la Divina Commedia senza avere almeno una idea di massima di chi siano e cosa rappresentino coloro che vengono raffigurati o descritti nelle opere? Come affrontare la filosofia medievale senza capire i problemi che il testo biblico poneva ai pensatori dell’epoca? Oggi più che mai servirebbe nella scuola italiana una apertura di questo tipo.

Ma Tullio De Mauro non era solo un laico rispettoso della verità, ma un pilastro dell’Accademia italiana, in particolare per il suo infaticabile contributo alla comprensione e alla divulgazione della lingua italiana e la sua passione per la didattica. Una preoccupazione che nasceva da una solida cultura anche politica e civile, per cui l’analfabetismo non era soltanto un dramma culturale, ma democratico. Chi non capisce non può agire nell’agone pubblico, non può far valere i suoi diritti. Ecco spiegata la sua passione “recente” al fenomeno dell’analfabetismo di ritorno, una piaga che colpisce in particolare l’Italia rispetto ad altri paesi occidentali.

Un dato (la tabella è del 2013) che De Mauro commentava così (Fatto Quotidiano):

“Dopo avere acquisito buoni, talora eccellenti livelli diliteracy e numeracy in età scolastica, in età adulta le popolazioni sono esposte al rischio della regressione verso livelli assai bassi di alfabetizzazione a causa di stili di vita che allontanano dalla pratica e dall’interesse per la lettura o la comprensione di cifre, tabelle, percentuali”, spiegava in un’intervista del 2014 De Mauro.
“Ci si chiude nel proprio particolare, si sopravvive più che vivere e le eventuali buone capacità giovanili progressivamente si atrofizzano e, se siamo in queste condizioni, rischiamo di diventare, come diceva Leonardo da Vinci, transiti di cibo più che di conoscenze, idee, sentimenti di partecipazione solidale”. Nel 2012 chiacchierando con Bruno Simili de Il Mulino parlava di “dati catastrofici per l’Italia (…) osservando il comportamento dinanzi a sei questionari graduati – uno di primo accesso e poi cinque di crescente complessità – e vedendo come gli interpellati rispondono, se rispondono, a richieste di esibire capacità di lettura e comprensione, scrittura e calcolo”. “Un 5% della popolazione adulta in età di lavoro – quindi non vecchietti e vecchiette, ma persone tra i 14 e i 65 anni – non è in grado di accedere neppure alla lettura dei questionari perché gli manca la capacità di verificare il valore delle lettere che ha sotto il naso”, affermava il professore. “Poi c’è un altro 38% che identifica il valore delle lettere ma non legge. E già siamo oltre il 40%. Si aggiunge ancora un altro 33% che invece legge il questionario al primo livello; e al secondo livello, dove le frasi si complicano un po’, si perde e si smarrisce: è la fascia definita pudicamente a rischio di analfabetismo. Si tratta di persone che non riescono a prendere un giornale o a leggere un avviso al pubblico. E così siamo ai tre quarti della popolazione. (…) Così facendo, si arriva alla conclusione che solo il 20% della popolazione adulta italiana è in grado di orientarsi nella società contemporanea: nella vita della società contemporanea, non nei suoi problemi, beninteso”.

Per iniziativa del Miur, e in collaborazione con Radio3 Rai, in quel giorno la sua figura sarà ricordata nelle scuole per ribadire il valore del suo magistero.

Anche la Casa editrice Laterza, la Fondazione Maria e Goffredo Bellonci, l’Associazione Forum del libro vogliono ricordarlo, promuovendo la conoscenza delle opere che De Mauro ha dedicato alle condizioni linguistiche e allo stato della cultura nel nostro Paese, ai temi della lettura e della scuola, e a tante altre questioni centrali per la comprensione della storia e della società italiane.

A Torino, Palermo, Bergamo, Milano, Bari, Padova, Napoli, Lecce, Verona, Bologna, Firenze, Matera, Cagliari (solo per citare alcune delle città coinvolte) librerie, biblioteche, università aderiranno all’iniziativa organizzando letture di brani tratti dai suoi saggi. In questo modo si intende rendere omaggio al prezioso lascito intellettuale di Tullio De Mauro, sedimentato nei libri che ha scritto e che continueranno nel tempo a tramandarci il suo insegnamento.

L’iniziativa, coerentemente con quello che era un tratto che caratterizzava De Mauro, sarà improntata alla massima semplicità: università, biblioteche e librerie fissano un orario e dedicano uno spazio per consentire alle persone che lo vorranno, di riunirsi, scegliere qualche pagina da leggere e commentare insieme.

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