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Ibuprofene o paracetamolo, questo è il dilemma

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Gli analgesici hanno cambiato e migliorato la nostra vita, ma a volte non sappiamo quale dobbiamo prendere

Gli analgesici hanno cambiato e migliorato la nostra vita. Li prendiamo di fronte a qualsiasi mal di testa, dolore muscolare, mestruale, alle orecchie, alle ossa, influenza, raffreddore, febbre… Sono davvero utili, tanto che riempiono i nostri armadietti dei medicinali e li assumiamo alla prima sensazione di malessere o stanchezza senza sapere a cosa serve ciascuno, quali rischi comporta e in che quantità bisogna assumerlo.

La cosa migliore è lasciarsi sempre consigliare da un professionista, ma spesso il problema di salute è minimo, apriamo l’armadietto dei medicinali e ci troviamo di fronte al dilemma: “Quale prendere?”

L’ibuprofene

Si tratta di un antinfiammatorio non steroideo e ha tre effetti: analgesico (contro il dolore), antipiretico (contro la febbre) e antinfiammatorio (diminuisce il dolore).

Serve per i dolori accompagnati da infiammazione:
• Artrite
• Lesioni muscolari
• Mal di denti
• Angine
• Dolori mestruali
• Febbre (se il paracetamolo non è sufficiente)


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Non serve per:
• Prevenire il dolore
• Conseguenze delle infreddature (congestione nasale)
• Malessere generale
• Mal di testa
• Mal di schiena e di collo collegati a ernie e schiacciamenti, anche se aiuta a eliminare l’infiammazione muscolare che circonda la lesione
• Influenza, perché riduce il livello di piastrine nel sangue
• Per questo motivo non è consigliato neanche nel caso di grandi ferite o emorragie
• È poco efficace contro i postumi della sbornia, anche se è sempre più consigliabile del paracetamolo

Rischi:
• Può danneggiare la barriera protettiva dello stomaco
• Puo avere conseguenze sul sistema cardiovascolare
• Si sconsiglia in pazienti affetti da ulcera gastrica, insufficienza renale o epatica grave o se si stanno assumendo farmaci contro l’ipertensione

La dose dev’essere indicata dal medico, ma in linea generale non dovrebbe superare i 400 mg ogni otto ore negli adulti. Superare una dose di 1.200 mg quotidiani può aumentare il rischio cardiovascolare. Agisce 30 minuti dopo l’assunzione e il suo effetto può durare fino a sei ore.

In caso di malattie croniche che richiedano un uso continuativo, è il medico che deve stabilire le dosi. In caso di gravidanza è necessario consultare il medico. In alcuni casi è raccomandabile assumerlo insieme a un gastroprotettore.

Il paracetamolo

Il paracetamolo agisce come analgesico e antipiretico. Non è antinfiammatorio e a basse dosi ha meno effetti secondari sullo stomaco rispetto all’ibuprofene.


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Serve per:
• Abbassare la febbre
• Dolore senza infiammazione
• Mal di testa
• Influenza
• Dolore provocato da una scottatura

Non serve per:
• I postumi della sbornia, perché potenzia gli effetti tossici dell’alcool a livello sia epatico che renale
• Dolori muscolari
• Mal di denti
• È meno efficace contro i dolori mestruali

Rischi:
• A dosi elevate, il paracetamolo è dannoso per il fegato, e non è consigliato alle persone affette da insufficienza epatica

Anche nel caso del paracetamolo la dose dovrebbe essere indicata da un medico, ma non dovrebbe superare i 500 o 650 mg ogni otto ore per gli adulti. È importante non superare i 3 grammi al giorno. Una dose superiore potrebbe provocare intossicazione per danno epatico, soprattutto in persone che consumano abitualmente alcool.

Una dose di 10 g comporta un rischio letale. Il paracetamolo impiega tra i 45
e i 60 minuti ad avere effetto e agisce per quattro ore.

In ogni caso, la nostra raccomandazione è evitare l’automedicazione. Se il dolore o il malessere è troppo irrilevante per andare dal medico, la cosa più raccomandabile è consultare almeno il farmacista.


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[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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