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6 perle del grande filosofo Blaise Pascal per saziare la sete di Dio

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Oltre la ragione per non rimanere invischiati nella ragnatela del dubbio e cogliere il senso della propria esistenza

“Pascal. Dio degli uomini” edito dalle Paoline, a cura di Giuliano Vigini, è un libro che raccoglie brani scelti dai “Pensieri” e da altri scritti del grande scienziato e filosofo. Pascal fu infatti matematico – inventò il primo modello di calcolatrice – fisico, filosofo, uomo di scienza e grandissimo pensatore cristiano. Scrive Giuliano Vigini nell’introduzione:

«Ciò che Pascal coglie innanzitutto è la sproporzione tra la creatura e l’universo, la precarietà del suo stato, il limite della sua volontà, il groviglio di passioni e difetti che l’allontanano dalla verità e dall’amore pieno della vita, rendendola inquieta e infelice. Ci sono sì la ragione, il pensiero, la coscienza – che costituiscono il patrimonio mirabile ed esaltante dell’uomo –, ma alla fine ci si accorge come anche questi doni siano insufficienti in sé a capire il mondo e a portare la felicità alla quale si aspira. Non bastano infatti a spiegare i misteri, a dissipare le tenebre e le paure; non bastano ad appagare la sete d’assoluto. Occorre uscir fuori da se stessi, andar oltre la ragione, non fidarsi ciecamente delle proprie forze: altrimenti si resta prigionieri in una rete di dubbi laceranti, di contraddizioni e paradossi insormontabili, che non trovano risposta fintanto che non si è capaci di guardare con umiltà al di là del proprio io e di cercare altrove il senso del proprio destino e le radici vere anche della propria grandezza. Ma allora, dove andare? Questo Pascal che, dopo avercene mostrato gli spazi infiniti, ci indica i limiti della ragione; questo Pascal che non rinuncia mai a pensare e a condurci sulla strada del ragionamento, arriva a capire che esiste un «Dio nascosto» che può soddisfare le sue domande. E si mette a cercarlo con ostinata fiducia».

La raccolta di testi, incentrata sul cammino di Pascal verso Dio, è composta di sei tappe in cui Pascal giunge ad affermare: «Noi conosciamo Dio solo attraverso Gesù Cristo. Senza questo mediatore è impossibile ogni comunicazione con Dio». Quel Dio che non è il Dio dei filosofi e dei dotti, bensì il Dio d’Abramo, d’Isacco e di Giacobbe, il Dio di Gesù Cristo.


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«Il Dio che Pascal cerca e trova non è però il Dio « dei filosofi e dei dotti », come scrive nel Mémorial: cioè un’entità metafisica, atemporale e lontana, raggiunta al termine di un ragionamento. È invece il Dio vivente della rivelazione biblica, che fissa la sua presenza nel cuore e stabilisce con l’uomo un rapporto personale, facendogli sentire « chi è » il suo vero bene e la sua vera pace».

Abbiamo scelto per voi un brano da ciascuna delle sei fasi/tappe del libro, (Miseria e grandezza dell’uomo; Oltre la ragione; In cammino verso Dio; Cristo, Dio degli uomini; La vita di fede), affinché possiate apprezzare il percorso di fede compiuto da Pascal – fatto di dubbi, sofferenze, manifestazioni – attraverso la sua conversione: quel cambio di marcia che ci mette in cammino verso Dio e l’eterno.

1) MISERIA E GRANDEZZA DELL’UOMO

«Quando considero la breve durata della mia vita assorbita nell’eternità che la precede e che la segue – memoria hospitis unius diei praetereuntis –, il piccolo spazio che occupo e anche quello che vedo sprofondato nell’infinita immensità degli spazi che ignoro e che mi ignorano, sono preso da spavento e stupore nel vedermi qui piuttosto che là, perché non c’è alcun motivo che io sia qui piuttosto che là, che io sia adesso piuttosto che allora. Chi mi ci ha messo? Per ordine e opera di chi mi sono stati destinati questo luogo e questo tempo?».

2) OLTRE LA RAGIONE

«Sottomissione. – Bisogna saper dubitare quand’è necessario; affermare quand’è necessario, sottomettersi quando è necessario. Chi non fa così non comprende la forza della ragione. Vi sono persone che vanno contro questi tre principi: o affermando tutto come dimostrativo, non intendendosene di dimostrazioni, o dubitando di tutto, non sapendo dove bisogna sottomettersi, oppure sottomettendosi in tutto, perché non sanno quando si deve giudicare».

3) E ALLORA, DOVE ANDARE?

«Ora, che vantaggio viene a noi quando sentiamo dire da un uomo che si è finalmente tolto il giogo, che non crede a un Dio che veglia sul suo operato, che si considera il solo arbitro delle proprie azioni e pensa di renderne conto solo a se stesso? Crede forse, così facendo, di averci convinti a prestargli assoluta fiducia e ad aspettarci da lui consolazioni, consigli e aiuti in tutti i bisogni della vita? Pretendono forse costoro di averci fatti contenti dicendoci che, secondo loro, la nostra anima non è altro che un po’ di vento e di fumo, e di dircelo con voce fiera e allegra? È mai questa una cosa da dire con allegria? O non piuttosto una cosa da dire con tristezza, come la cosa più triste del mondo?».


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4) IN CAMMINO VERSO DIO

«Gli stoici dicono: « Rientrate in voi stessi: è lì che voi troverete la pace ». E questo non è vero. Gli altri dicono: « Uscite fuori e cercate la felicità nel divertimento ». E anche questo non è vero; vengono le malattie. La felicità non è né fuori di noi né dentro di noi; è in Dio, fuori e dentro di noi».

5) CRISTO, DIO DEGLI UOMINI

«La conoscenza di Dio senza la conoscenza della propria miseria genera l’orgoglio. La conoscenza della propria miseria senza la conoscenza di Dio genera la disperazione. La conoscenza di Gesù Cristo sta nel mezzo, perché è lì che troviamo Dio e la nostra miseria».

6) LA VITA DI FEDE

«Amo tutti gli uomini come miei fratelli perché sono stati tutti riscattati. Amo la povertà perché l’ha amata lui. Amo i beni perché mi danno la possibilità di aiutare i miseri. Serbo fedeltà a tutti, e non ricambio il male a quelli che me ne fanno; ma auguro loro una condizione simile alla mia, in cui non si riceve né male né bene da parte degli uomini. Cerco di essere giusto, veritiero, sincero e fedele verso tutti, con un affetto particolare per coloro ai quali Dio mi ha unito con un vincolo più stretto. E sia che mi trovi solo sia che mi trovi dinanzi agli uomini, in ogni mia azione guardo soltanto a Dio, che le deve giudicare e al quale io le ho consacrate tutte. Questi sono i miei sentimenti. E tutti i giorni della mia vita benedico il mio Redentore che li ha infusi in me, e che da un uomo pieno di debolezza, miseria, concupiscenza, orgoglio e ambizione ha fatto un uomo esente da tutti questi mali mediante la potenza della sua grazia, a cui è dovuta tutta la gloria, avendo di mio soltanto la miseria e l’errore».

L’EREDITÀ PIÙ GRANDE DI PASCAL

Come scrive Giuliano Vigini nell’introduzione, Pascal scopre nella croce di Cristo il “culmine dell’amore nel quale l’uomo è stato redento e salvato”. Contempla la sofferenza e passione di Gesù come segno della speranza cristiana per tutti gli uomini, dono di infinite grazie.

«Pascal, in altre parole, non ci abbandona all’impotenza della filosofia, incapace di spiegare i misteri dell’anima; non ci lascia in balia della concupiscenza e della corruzione del cuore (voluttà, curiosità, orgoglio). L’abisso diventa alla fine per lui il trampolino dell’innalzamento; la morte interiore, l’inizio dell’epifania di Dio, che si rivela e porta la vita. Tutto allora si spalanca nel cuore dell’uomo e tutto diventa grande nell’espansione dell’amore di Dio. Questo è il messaggio che Pascal lascia alla storia e che, attraverso l’esempio della sua vita di purificazione, ascesi e offerta al Cristo eucaristico, diventa anche la sua eredità più grande».


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