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Il discorso di papa Francesco sull'Europa che avevamo bisogno di ascoltare

© Antoine Mekary / ALETEIA

Radio Vaticana - pubblicato il 25/03/17

di Giancarlo La Vella

A un’Europa alla ricerca di una nuova identità, Papa Francesco ha dato slancio per riscoprire quelle motivazioni che hanno ispirato i padri fondatori del Vecchio Continente unito. Dopo i saluti di rito, il Pontefice ha ricordato che non si può comprendere il tempo che viviamo senza il passato. In quest’ottica va interpretato quel 25 marzo 1957:

“Fu una giornata carica di attese e di speranze, di entusiasmo e di trepidazione… La memoria di quel giorno si unisce alle speranze dell’oggi e alle attese dei popoli europei che domandano di discernere il presente per proseguire con rinnovato slancio e fiducia il cammino iniziato”.

Una costruzione fraterna e giusta, l’Europa unita, in cui, secondo gli ideatori, politica, economia, cultura dovevano essere a misura d’uomo. L’umanesimo europeo, dopo gli anni bui della Seconda Guerra Mondiale, basò – ricorda il Papa – proprio sulla persona il progetto unitario:

“All’origine dell’idea d’Europa vi è la figura e la responsabilità della persona umana col suo fermento di fraternità evangelica, con la sua volontà di verità e di giustizia acuita da un’esperienza millenaria”.

Unità, solidarietà, accoglienza e radici cristiane
Ripercorrendo le frasi pronunciate 60 anni fa, Francesco ha ricordato lo spirito di solidarietà, che deve animare l’Europa, davanti alle spinte centrifughe come pure alla tentazione di ridurre gli ideali fondativi dell’Unione alle necessità produttive, economiche e finanziarie”. E il Papa mette anche in evidenza le attuali stridenti prese di posizione di fronte all’immigrazione, alla luce di quell’unità che annullava inimicizie, frontiere e i dolorosi contrasti del passato:

“Laddove generazioni ambivano a veder cadere i segni di una forzata inimicizia, ora si discute di come lasciare fuori i ‘pericoli’ del nostro tempo: a partire dalla lunga colonna di donne, uomini e bambini, in fuga da guerra e povertà, che chiedono solo la possibilità di un avvenire per sé e per i propri cari”.

Unità, accoglienza: il tutto si traduce nel concetto di pace, allora come oggi essenziale per la costruzione di un avvenire proficuo per ogni generazione. E’ proprio nella volontà dei padri dell’Europa – ha ricordato il Santo Padre – che questi valori vanno affermati, senza dimenticare da dove scaturiscono. “All’origine della civiltà europea si trova il Cristianesimo – ha detto Francesco – senza il quale i valori occidentali di dignità, libertà e giustizia risultano per lo più incomprensibili”:

“E ancor oggi – affermava san Giovanni Paolo II –, l’anima dell’Europa rimane unita, perché, oltre alle sue origini comuni, vive gli identici valori cristiani e umani, come quelli della dignità della persona umana, del profondo sentimento della giustizia e della libertà, della laboriosità, dello spirito di iniziativa, dell’amore alla famiglia, del rispetto della vita, della tolleranza, del desiderio di cooperazione e di pace, che sono note che la caratterizzano”.

Dove guarda l’Europa
Poi un cenno all’attuale crisi. Il Papa ribalta l’accezione negativa della parola, affermando che questo “è un tempo di sfide e di opportunità”. E sul futuro dell’Europa il Papa si chiede: “Quale il lascito dei Padri fondatori? Quali prospettive ci indicano per affrontare le sfide che ci attendono? Quale speranza per l’Europa di oggi e di domani?”:

“Le risposte le ritroviamo proprio nei pilastri sui quali essi hanno inteso edificare la Comunità economica europea e che ho già ricordati: la centralità dell’uomo, una solidarietà fattiva, l’apertura al mondo, il perseguimento della pace e dello sviluppo, l’apertura al futuro”.

Ritrovare la speranza
Per questo vanno ascoltate le istanze che provengono tanto dai singoli, quanto dalla società e dai popoli che compongono l’Unione. Al contrario – ha detto – c’è la sensazione che oggi vi sia uno scollamento tra cittadini e istituzioni. Affermare la centralità dell’uomo significa anche ritrovare lo spirito di famiglia, in cui ciascuno contribuisce liberamente secondo le proprie capacità alla casa comune: unità e armonia nelle differenze. Dunque, l’Unione Europea – ha detto ancora il Papa – ha bisogno di riscoprire il senso di essere anzitutto comunità di persone e di popoli. Solidarietà e compartecipazione devono essere il motore portante, l’antidoto ai moderni populismi. Il commosso ricordo, a questo punto, delle vittime dell’attentato di Londra. Dialogo, incontro, comprensione reciproca, dunque, guardando a un futuro senza paura del diverso, dove la pace nasce dalla giustizia sociale. Non ci si può limitare a gestire la grave crisi migratoria – ha affermato il Papa – come fosse solo un problema numerico, economico o di sicurezza. Ma come l’Europa può riuscire a ritrovare la speranza?

“Quando si apre ai giovani, offrendo loro prospettive serie di educazione, reali possibilità di inserimento nel mondo del lavoro. Quando investe nella famiglia, che è la prima e fondamentale cellula della società. Quando rispetta la coscienza e gli ideali dei suoi cittadini. Quando garantisce la possibilità di fare figli, senza la paura di non poterli mantenere. Quando difende la vita in tutta la sua sacralità”.

E, quindi, ha concluso:

“Faccio perciò mie le parole che Joseph Bech pronunciò in Campidoglio: Ceterum censeo Europam esse ædificandam, d’altronde penso che l’Europa meriti di essere costruita. Grazie”.

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