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Lo scoop sul Terzo Segreto di Fatima “non rivelato”? Sa molto di bufala

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Pope Francis leads a Marian Prayer Vigil in St. Peter's Square in Vatican City, October 08, 2016. © Antoine Mekary / ALETEIA
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Dalla calligrafia alla cattedrale di Roma: tutte le incongruenze sul testo attribuito a Suor Lucia e diffuso dal giornalista Zavala

E’ uscito il 21 marzo in Spagna un libro di José Maria Zavala, intitolato “El secreto mejor guardado de Fatima”, il Segreto meglio custodito di Fatima. E’ un’opera piuttosto ampia, di 330 pagine, in cui si ripercorre la storia delle apparizioni del 1917, e del Terzo Segreto.

Il libro, scrive la Nuova Bussola Quotidiano (21 marzo), contiene una parte che – se confermata come autentica – non può non rivelarsi clamorosa.

MAIL ANONIMA

Racconta Zavala di aver ricevuto sulla posta del suo sito web una mail anonima. Non c’era né testo, né oggetto; solo un allegato. La mail era nella cartella spam. L’ha aperta per leggerla, e dopo un po’ di esitazioni ha scaricato l’allegato. Era una lettera manoscritta, in portoghese, intitolata JMJ. La lettera consta di 24 righe.

LA PERIZIA

Zavala l’ha fatta tradurre, e poi ha chiesto una perizia calligrafica a una professionista del settore, Begona Slocker de Arce, perito calligrafo dei tribunali di Giustizia, riconosciuta dalla Società Spagnola di Grafologia, diretta del professore Francisco Alvarez (ex capo della Jefatura di investigazione e criminalistica della Guardia Civile), professore “tutor” nei corsi di Madrid di perito calligrafo giudiziario. E con altri titoli ancora.

STESSA CALLIGRAFIA

La perizia, molto dettagliata (occupa venti pagine di libro) si conclude così: “Il documento ‘dubitado’ (cioè quello da studiare. N.D.R.) a cui ci si riferisce qui come Terza Parte non rivelata del Segreto di Fatima, è stato realizzato dalla stessa mano del documento ‘indubitado’ (il testo di riferimento, certamente autentico N.D.R.) corrispondente alla Prima e alla Seconda Parte del Segreto di Fatima redatto di proprio pugno da Suor Lucia dos Santos nella sua Terza Memoria del 31 agosto del 1941”.

IL TESTO DELLA LETTERA

Ecco il testo, tradotto dalla Nuova Bussola, che comincia con le sigle JMJ, e la data: “Tuy, 1/4/1944”:

Adesso vado a rivelare il terzo frammento del segreto; questa parte è l’apostasia nella Chiesa. Nostra Signora ci mostrò una visione di un individuo che io descrivo come ‘il “Santo Padre’, davanti a una moltitudine che stava lodandolo.

Però c’era una differenza con un vero Santo Padre, lo sguardo del demonio, questo aveva gli occhi del male.

Poi, alcuni momenti più tardi, vedemmo lo stesso Papa entrare in una Chiesa, però questa Chiesa era la Chiesa dell’inferno, non c’è modo di descrivere la bruttezza di questo luogo, sembrava come una fortezza fatta di cemento grigio, con gli angoli rotti e le finestre come occhi, aveva un picco sul tetto dell’edificio.

Subito alzammo lo sguardo verso Nostra Signora che ci disse avete visto l’apostasia nella Chiesa, questa lettera può essere aperta dal Santo Padre, però deve essere annunciata dopo Pio XII e prima del 1960.

Nel regno di Giovanni Paolo II la pietra angolare della tomba di Pietro deve essere rimossa e trasportata a Fatima.

Poiché il dogma della fede non è conservato a Roma, la sua autorità sarà rimossa e consegnata a Fatima.

?La cattedrale di Roma deve essere distrutta e una nuova costruita a Fatima.

Se 69 settimane dopo che questo ordine sia annunciato, Roma continua la sua abominazione, la città sarà distrutta.????????

Nostra Signora ci disse che questo è scritto, Daniele 9,24-25 e Matteo 21, 42-44”.

Così terminava il messaggio. La parte relativa a Matteo è la seguente:

42. “Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:

La pietra che i costruttori hanno rifiutata

è diventata pietra angolare;

ciò è stato fatto dal Signore,

ed è cosa meravigliosa agli occhi nostri’?

43. Perciò vi dico che il regno di Dio vi sarà tolto, e sarà dato a gente che ne faccia i frutti.

44. Chi cadrà su questa pietra sarà sfracellato; ed essa stritolerà colui sul quale cadrà”.

Mentre invece la parte relativa a Daniele è questa:

24. Settanta settimane sono fissate

per il tuo popolo e per la tua santa città

per mettere fine all’empietà,

mettere i sigilli ai peccati, espiare l’iniquità,

portare una giustizia eterna,

suggellare visione e profezia e ungere il Santo dei

santi”.

UN TESTO DEL 2010

Un testo analogo a quello pubblicato da Zavala nel suo libro è apparso per la prima volta nel 2010, sempre in formato digitale (cioè nessuno ha mai visto o può dire di aver avuto nelle mani un originale cartaceo) sul sitoTradition in Action”, gestito da un brasiliano, Atila S. Guimarães, che sosteneva di averlo ricevuto il 27 aprile 2010, da uno dei suoi lettori.

MODIFICHE CON IL FOTORITOCCO?

Se il testo pubblicato da Zavala e quello di Tradition in Action coincidono, riporta in un nuovo articolo la Nuova Bussola (22 marzo), restano riserve sulla veridicità della tesi illustrata nel libro.

Anche perché, come ci fanno notare persone esperte del campo, avendo a disposizione dei testi originali di Suor Lucia, con un programma avanzato di photoshop sarebbe possibile costruire un nuovo documento, o modificarne uno esistente. E probabilmente – ma su questo bisognerebbe avere conferma – se l’operazione fosse condotta in maniera di alta qualità, potrebbe inficiare anche quello che è il maggior punto di interesse e di forza nella presentazione del documento di Zavala, e cioè la perizia calligrafica pur condotta con tutti i mezzi tecnici a disposizione da una professionista di grande esperienza.

GIA’ PUBBLICATO ON LINE NEL 2010

Il testo ricevuto nell’aprile del 2010 da Tradition in Action veniva dal Portogallo. E’ presumibile dunque che se si tratta di un documento creato a tavolino, o modificato in parte, venga da lì. Però forse non da un portoghese; infatti la data può essere interpretata come 1° aprile 1944, o 1° settembre 1944, se scritta come si usava in Europa e in Portogallo all’epoca. Ma sappiamo da altre fonti che Suor Lucia scrisse ciò che doveva scrivere in obbedienza al vescovo nei primi giorni – dal 2 al 9 – del gennaio 1944.

Quindi se l’“1”, la cifra iniziale della data, volesse significare gennaio, ciò vorrebbe dire che Suor Lucia – o qualcuno al posto suo – aveva utilizzato un sistema di datazione in vigore negli Usa. Il che appare certamente a dir poco problematico. A meno che non si volesse introdurre volutamente un errore nel testo; così come è problematico l’uso del termine “cattedrale di Roma”.

QUANTI DUBBI SULL’AUTENTICITA’

Saverio Gaeta, giornalista e scrittore con alle spalle diverse pubblicazioni sul “caso” Fatima, conferma ad Aleteia la non originalità del documento: «Quella presentata nel libro su Fatima dello scrittore spagnolo José Maria Zavala è una fotografia che conosciamo sin dal 2010, quando venne pubblicata sul sito http://www.traditioninaction.org. Il vero nodo è proprio questo: si tratta di un file e non di un manoscritto cartaceo».

Perciò, prosegue Gaeta, «la perizia grafologica che viene citata come attestazione della veridicità del documento non ha molto senso, poiché non è certamente stato possibile valutare cose importantissime come la grandezza delle singole parti dello scritto, la pressione della penna sul foglio, la costanza del tratto e dell’inchiostro utilizzato…».

PAROLE RITAGLIATE?

Non essendoci questa prova, sottolinea il giornalista, «risulta possibile qualsiasi altra ipotesi, compresa la realizzazione di un testo farlocco, attribuito a suor Lucia, mediante l’utilizzo di programmi software come Photoshop: basta ritagliare le parole da altri manoscritti della suora (disponibili anche su Internet) e omologare la grandezza dei caratteri, per confezionare un bel documento falso».

GLI OCCHI DEL DIAVOLO

Anche il contenuto, del resto, «suscita enormi perplessità». Il linguaggio «non sembra proprio quello della Vergine, per esempio con il suo riferimento allo “sguardo demoniaco” del Santo Padre: fra l’altro, oggi questo viene attribuito a Francesco, ma nel 2010 era stato riferito a Benedetto XVI, persino mettendo il link a una sequenza di primi piani degli occhi di papa Ratzinger!».

“SAN PIETRO? ASSURDO”

Risulta inoltre «assurdo» il riferimento alla basilica di San Pietro «come “la cattedrale di Roma [che] deve essere distrutta e una nuova costruita a Fatima”. Chiunque sa che la cattedrale di Roma è San Giovanni in Laterano, mentre eventualmente in Vaticano c’è “la cattedra” di Pietro».

Uno «svarione» simile, osserva Gaeta, «non sembra proprio che possa venire compiuto a livello celeste, essendo la Madonna quella che avrebbe dettato tali frasi a suor Lucia».

“PESCE D’APRILE”?

Una serie di considerazioni, queste, che minano sempre più la “rivoluzionarietà” del documento. «Si potrebbe continuare a fare un’analisi precisa di ogni frase, ma non ne vale la pena. Basti dire che anche la data dell’ipotetica stesura, il 1° aprile 1944 (che potrebbe anche essere indizio di un “pesce d’aprile”), risulta completamente estranea alla cronologia che conosciamo riguardo alla stesura da parte di suor Lucia della terza parte del Segreto, che venne redatto il 3 gennaio di quell’anno. A meno che – conclude Gaeta – l’autore non sia di madrelingua americana e non abbia fatto un ulteriore errore, ponendo come prima cifra quella del mese e come seconda quella del giorno, come si usa negli Stati Uniti…».

IL MESSAGGIO DI RATZINGER

Anche il giornalista Antonio Socci su Libero (22 marzo) parla di una vera e proprio bufala e ricorda che sul terzo segreto di Fatima, il messaggio più “innovativo” resta quello di Benedetto XVI che di ritorno da Fatima il 13 maggio 2010, conversando con i giornalisti, si era espresso così: in quel Messaggio «sono indicate realtà del futuro della Chiesa che man mano si sviluppai e si mostrano… e quindi sono sofferenze della Chiesa che si annunciano (…) Quanto alle novità che possiamo oggi scoprire in questo messaggio, vi è anche il fatto che non solo da fuori vengono attacchi al Papa e alla Chiesa ma le sofferenze della Chiesa vengono proprio all’interno della Chiesa, dal peccato che esiste nella Chiesa».

E aggiunse, ricorda Socci, «la più grande persecuzione della Chiesa non viene dai nemici fuori, ma nasce dal peccato nella Chiesa». Quindi, concludeva il papa emerito, «dobbiamo reimparare proprio questo essenziale: la conversione, la preghiera, la penitenza e le virtù teologali». Perché – spiegava il pontefice, «la fede in ampie regioni della Terra, rischia di spegnersi come una fiamma che non viene più alimentata».

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