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Ero al capezzale di mia moglie, e il motivo non aveva quasi nulla a che vedere con me

Claudio Rossol/Shutterstock

Larry Peterson - pubblicato il 23/03/17

Una semplice telefonata ha messo in moto tutto ciò di cui aveva bisogno per incontrare Gesù

Ero accanto a un corpo incosciente che veniva tenuto in vita attraverso mezzi meccanici. Da qualche parte dentro quel corpo c’era mia moglie, Marty. Era tenuta in vita artificialmente, e il mio operato di tanti anni come suo assistente era in sospeso o sarebbe terminato presto.

Marty è malata di Alzheimer già da molti anni, ma con l’arrivo del 2017 le cose sono precipitate. Negli ultimi tre mesi la malattia è avanzata notevolmente e l’ha ostacolata nella capacità di camminare. Spesso dimentica anche chi io sia.

Un giorno, più o meno una settimana fa, volevo darle le medicine pomeridiane ma ha rifiutato di prenderle. Ha detto che non poteva permettere a un estraneo di darle del veleno. Sono abituato alla sua imprevedibilità, ma questa era una cosa nuova.

Ho chiesto a un caro amico di venire per “identificarmi” agli occhi di Marty. Mia moglie era impassibile e ha rifiutato di arrendersi. Dopo una mezz’oretta di lusinghe, alla fine, seppure riluttante, ha ceduto e ha preso le sue pillole.

Giovedì scorso, Marty ha trascorso la maggior parte del tempo dormendo. Non ha mangiato niente. Ho attribuito la cosa ai nuovi farmaci che le erano stati prescritti. Venerdì il sonno si è intensificato e ancora una volta non ha mangiato. Sabato stava peggio, e nel tardo pomeriggio, quando ho controllato i suoi parametri vitali, il suo livello dell’ossigeno era 82.

Ho chiamato il 911 [il numero delle emergenze negli Stati Uniti, n.d.t.].

I paramedici le hanno dato dell’ossigeno e l’hanno portata al Pronto Soccorso. Era gelata, e hanno scoperto che la sua temperatura interna era scesa a neanche 34 gradi. Sospettavano la sepsi, che poi è stata confermata.

Alle 4 del mattino era nell’unità di terapia intensiva, tenuta in vita artificialmente. Non rispondeva più e ha dovuto essere intubata.

Nel tumulto dei miei pensieri nel pieno della commozione, un pensiero mi è venuto alla mente in modo chiaro. Chiama il sacerdote.

L’ho fatto immediatamente. Stavo istintivamente ricorrendo e approfittando del mio cattolicesimo. Fare quella telefonata mi ha fatto sentire bene. Sapevo che avrebbe aiutato l’anima di mia moglie, indipendentemente da quello che stava accadendo nel suo corpo.

Quindici minuti dopo ero nell’unità di Terapia Intensiva vicino a mia moglie. Tutti quei tubi e le macchine mi facevano sentire come in un film di fantascienza. I rumori dei macchinari erano come un sottofondo di musica reggae. Era sedata e non aveva idea di quello che stesse succedendo.

Poco dopo padre Anthony, il mio parroco della chiesa del Sacro Cuore, è entrato di corsa nella stanza.

Ho sempre avuto il massimo rispetto per i sacerdoti, ma stavo per apprezzare ancora di più il sacerdozio cattolico e il potere che implica in un modo del tutto diverso.

Stavo anche per capire che l’obiettivo del progetto di Dio sul fatto che noi tre ci trovassimo in quella stanza insieme in quel momento stava per essere svelato.

Quello che è successo in seguito fa parte del mistero della fede. Come ha detto tanto tempo fa San Tommaso d’Aquino, “per colui che ha fede, non servono spiegazioni. Per colui che non ha fede, nessuna spiegazione è possibile”.

Io e il sacerdote abbiamo parlato per un po’, e poi si è messo all’opera. Stava per amministrare il sacramento dell’Unzione degli Infermi (in passato noto come Estrema Unzione).

Ha aperto il suo libro di preghiere ed ha iniziato a leggere. Poi ha preso l’olio sacro da un piccolo recipiente d’oro, vi ha intinto il pollice ed ha unto la fronte e le mani di Marty. Ha pregato un altro po’ e poi è successo.

Ha detto queste parole: “Con l’autorità conferitami dalla Sede Apostolica, ti garantisco il pieno perdono e la remissione di tutti i tuoi peccati nel nome del Padre, e del Figlio, e dello Spirito Santo”.

Marty aveva appena ricevuto quello che è noto come Perdono Apostolico, ed io ho capito improvvisamente tutto ciò che stava accadendo.

Lei era lì, ancora viva, perché Dio voleva che fosse pienamente preparata per il suo viaggio imminente, un viaggio che l’avrebbe condotta dritta dritta da Gesù.

Io ero lì perché senza di me il sacerdote non sarebbe stato lì a impartire il suo potere – il potere di Dio – condiviso con lui in Cristo, in virtù della sua ordinazione a sacerdote di Dio.

Quel momento apparteneva a padre Anthony, in persona Christi, un sacerdote cattolico che aveva il potere e l’autorità di impartire questo perdono.

Questi sono i momenti in cui lo splendore del sacerdozio cattolico brilla particolarmente, perché questi sono i momenti in cui un sacerdote agisce in nome di Cristo.

È stata una cosa splendida da vedere. Marty è pronta.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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morte
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