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Quando le anime del Purgatorio ci lasciano dei messaggi

Devanath
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Dettagli, ricordi, immagini che le anime hanno lasciato attraverso i secoli

Ricordo che quando ero piccola mia nonna mi diceva che bisognava sempre pregare per le anime del Purgatorio. Non lo capivo molto, e non lo consideravo nemmeno tanto necessario. Visitando il Museo delle Anime del Purgatorio nella chiesa del Sacro Cuore del Suffragio, l’unica in stile neogotico di Roma, terminata nel 1917 e situata a dieci minuti da piazza San Pietro, mi sono resa conto con una buona dose di stupore che mia nonna aveva ragione, e sono riuscita a capire perché queste anime hanno bisogno delle nostre preghiere.

Appena entrati in chiesa colpisce la suggestiva atmosfera medievale. Pur trovandosi in una zona piuttosto centrale, regna il silenzio. Nella parte destra, dal lato della sagrestia, possiamo visitare il museo delle anime che in qualche modo si sono fatte “vedere”.

L’immagine che mi ha colpito di più è proprio quella che ha dato l’idea per mettere insieme questa raccolta così particolare. Dopo un incendio propagatosi nella cappella della Madonna del Rosario, quando il fuoco era già stato spento, padre Victor Jouët – dell’Ordine del Sacro Cuore, fondato nel 1854 in Francia e la cui missione era pregare e offrire Messe per il riposo delle anime del Purgatorio – assicurò di vedere nella parete dietro l’altare un volto con tratti umani. Aveva l’espressione triste e malinconica, plasmata dalle fiamme.


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Il religioso giunse alla conclusione che il defunto fosse un condannato al Purgatorio e volesse mettersi in contatto con i viventi. Colpito dall’accaduto, decise di cercare documenti e prove collegati alle anime del Purgatorio.

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