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Di morbillo si muore. L’importanza del vaccino nei bambini

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Intervista con il dottor Alberto Villani, responsabile di pediatria generale e malattie infettive dell’Ospedale Bambino Gesù

Ciclicamente come l’influenza si torna a parlare dell’opportunità o meno di vaccinare i bambini, purtroppo è necessario constatare come la polemica venga sempre dopo o un decesso o una anomala impennata di casi o – peggio ancora – quando la politica si schiera in nome di idee fantasiose contro i fatti acclarati della scienza medica. In questo caso abbiamo due su tre di queste condizioni.

L’allarme del Ministero della Salute

Dal mese di gennaio 2017 è stato registrato un aumento del numero di casi, che sono più che triplicati: a fronte delle 844 persone colpite dalla patologia nel 2016, dall’inizio dell’anno sono già stati registrati più di 700 casi, con un incremento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, in cui si erano verificati 220 casi, di oltre il 230%. L’allarme arriva direttamente dal ministero della Salute che ricorda che il problema è collegato al calo di vaccinazioni.

Qualche giorno fa il ministro Beatrice Lorenzin ha detto: “Registriamo un abbandono delle vaccinazioni, a volte molto sotto il livello del 95%, fermo anche al 60%” prosegue Lorenzin. “Se è comprensibile dal punto di vista del genitore non lo è dal punto di vista scientifico. Io, da madre, faccio appello a tutte le famiglie: non c’è nulla da temere. È necessario ricordare a tutti che il morbillo è una malattia grave, non solo per i bambini ma anche per gli adulti” (Repubblica, 17 marzo).

La polemica con gli antivaccinisti

Un botta e risposta tra Movimento 5 Stelle e il direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute Ranieri Guerra sul tema dell’importanza della vaccinazione: Dire che è normale che si generino epidemie di morbillo in cicli pluriennali è una sciocchezza. Nessuna epidemia dovrebbe manifestarsi al raggiungimento delle soglie di copertura indicate dal piano nazionale. Quanto sta accadendo è dovuto all’abbassamento delle stesse. Non c’è che un modo per prevenirle, ed è vaccinarsi tutti”. Questa risposta è dovuta alla singolare – e antiscientifica – posizione assunta dal Movimento in commissione Affari Sociali, dove il presidente del Gruppo Camera, Andrea Cecconi e i deputati 5 Stelle avevano chiesto al ministro di escludere “prima che si ingeneri una situazione di panico, che i casi che stanno avvenendo in questi giorni siano discordanti rispetto al ciclo dei picchi di questa malattia”, sostenendo che il morbillo è una malattia endemo-epidemica che presenta “picchi epidemici ogni 3-4 anni” (Repubblica, 18 marzo).

Così il senatore Bartolomeo Pepe (Gal, ex Movimento 5 Stelle) che sottovaluta gli effetti del morbillo in una popolazione scarsamente vaccinata (l’ottimo, lo ricordiamo è il 95% della popolazione, ma ci sono regioni italiane dove il dato è sceso drammaticamente al 60%).

Per chiarire la questione e la pericolosità del morbillo, Aleteia ha intervistato il dottor Alberto Villani, responsabile di pediatria generale e malattie infettive dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma e presidente della Società Italiana di Pediatria (Sip).

Dottor Villani, si può morire di morbillo?

Il Morbillo è una malattia meno banale di quanto si possa immaginare. In un caso su 1000 può dare encefalite, e eccezionalmente può causare morte, in particolari soggetti immunodepressi, tra un caso 1 su 10 mila o 1 su 100 mila. Il morbillo dà esiti immediati, ma può condurre alcuni pazienti alla panencefalite sclerosante subacuta che può portare il soggetto ad avere esiti molto gravi fino alla morte.

Perché è importante vaccinarsi?

Perché, come dicono da anni sia il Ministero, che l’OMS, che le Società scientifiche, non si può sottostimare un virus come il morbillo che è 4 volte più contagioso dell’influenza. E’ quindi essenziale tenere molto alta la soglia vaccinale nella popolazione perché è una malattia contagiosissima, facile da contrarre. Il bambino col morbillo va isolato perché ha una malattia importante. Con il calo delle coperture vaccinali, la malattia può colpire persone molto fragili come bambini sotto un anno, come nel caso del bambino di Falconara che ha contratto il virus. Il bimbo in questione ha sei mesi, quindi non poteva essere ancora vaccinato, la responsabilità della sua sicurezza si sposta sul piano collettivo. C’è sempre qualcuno che o non risponde bene al vaccino (nessuna medicina funziona al 100%) oppure è immunodepresso, pensiamo a persone già ammalate o avanti con gli anni. La copertura di gregge garantisce tutti.

Anche da vaccinati si può prendere la malattia?

Certamente, anche se con il vaccino la malattia si può contrarre, ma in misura più lieve. Per questo è importante che tutti si vaccinino, perché per l’organismo è un allenamento. Grazie al vaccino viene stimolata la risposta naturale ai germi, aiutando l’organismo a riconoscere la minaccia potenziando le difese naturali, quindi anche dire che vaccinarsi rende più propense le persone ad ammalarsi è una cosa priva di fondamento scientifico.

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