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Cosa accomuna la digestione al Vangelo?

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Ci sono dei miracoli di Gesù dopo la resurrezione che alludono alla "funzione digestiva" come spirituale e divina

La digestione e il Vangelo si incontrano dopo la resurrezione di Cristo. Accade quando Gesù si manifesta ai discepoli in queste tre circostanze:

Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. […] Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualcosa da mangiare?».

Lc 24, 30-31 e 41

Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. […] Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce.

Gv 21, 9 e 12-13

Mentre si trovava a tavola con essi…

At 1, 4

In “Risurrezione” (edizioni Ares) il filosofo e teologo francese Fabrice Hadjadj, riferendosi al Gesù risorto, che appare a tavola ai discepoli, dice: «Nel suo stato glorioso, Gesù non ha bisogno di mangiare. E tuttavia lo fa. Perché dunque? Molti dicono che è per attestare che non è un fantasma, ma possiede un vero corpo, di carne, garantito. Chi la pensa così, è a un passo dal credere che Gesù fa finta».

Invece da parte di Gesù non c’è nessun messaggio finto. «Se non fa finta di avere un corpo, non può far finta di mangiare. Quando condivide un pasto con i suoi discepoli, lo condivide veramente».

Ma attenzione: come rileva di Gilbert K. Chesterton, «il Risorto, non mangiando per bisogno, lo fa solo per poesia».

Aggiunge Hadadj: «Questi gastrolatri non hanno contemplato abbastanza quello che il loro ventre aveva di divino. Se vi si fossero applicati avrebbero certamente purificato il loro appetito».

CIBO E DIGESTIONE: METAFORE

Ma cos’è la poesia a cui allude Chesterton? La poesia è quell’incontro tra il messaggio evangelico e la digestione a cui avevamo fatto cenno. Gesù non si espone a caso a tavola. Poiché il cibo e il processo digestivo non sono altro che metafore. Gesù viene a tavola per indicare una strada: quel del “corretto funzionamento” morale e spirituale del corpo che non può avere se non si alimenta in modo corretto.

RIGENERAZIONE

Il cibo è un dono. Non solo fornisce le calorie che servono al funzionamento dell’organismo; «contribuisce più sostanzialmente alla sussistenza, alla crescita e anche alla fecondità di colui che nutre. È quel che dicono le incredibili parole “ristorante” e “refettorio”. Mangiando, ci si restaura, ci si rifà, ci si rigenera (per non dire anche “si risuscita”)».

CHI SI NUTRE E’ MODESTO

Il metabolismo dell’assimilazione del cibo «è spesso stato ridotto a una metafora della cupidigia: il mangiatore riconduce tutto a sé. Ma, se lo si considera un po’ più da vicino, appare invece come un richiamo alla più grande modestia: l’uomo più spirituale dipende ancora dalla boccata d’ossigeno, dal piatto di minestra, dalla fetta di pane. Senza qualcosa da mangiare, la nostra bella autonomia deperisce. Senza un piatto, perdiamo l’equilibrio. Stiamo in piedi appoggiandoci all’aria; se manca l’aria, collassiamo».

UN DONO DI CUI AVERE CURA

L’atto primitivo della nutrizione «fa sì che tutte queste cose si trasformino nella mia parola e, affinché la mia parola le assuma completamente, mi invita a offrire loro in cambio sopravvivenza spirituale e rispetto morale».

La loro presenza commestibile è «un dono iniziale di cui devo avere cura e che mi invita alla gratitudine».

CHI NON LO CAPISCE…

Ma questo non tutti l’hanno compreso. I dispeptici, nota Hadjadi, «senza dubbio avranno da ridire, così come i ghiottoni. I primi provano rancore nei confronti dei cibi, perché li digeriscono male; i secondi non hanno il tempo di assaporarli nello spirito, perché li assorbono troppo in fretta».

Invece se avessero compresero questa lezione sul cibo che ci tramanda Gesù, anche loro approverebbero una benedizione e un ringraziamento prima e dopo i pasti.

LA LEZIONE DI CRISTO

Cristo lo ricorda ai suoi Apostoli. Dopo la Risurrezione, «il suo corpo sussiste ormai nella vita che attinge alla sua sorgente eterna. Se mangia di nuovo, non è più dunque per dipendenza, ma per assunzione. Assume nella sua gloria il nostro ordinario, affinché riconosciamo nel nostro ordinario un ordine meraviglioso, affinché comprendiamo che il pane stesso esce dalla bocca di Dio». Questo è il messaggio di profonda spiritualità che dobbiamo ricordare ogni volta che consumiamo un pasto.

DEVOZIONE E DIGESTIONE

Quando san Paolo esorta: «Dunque, sia che mangiate sia che beviate sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio» (1 Cor 10, 31), conclude il filosofo, «non impone un comandamento dal di fuori, secondo una devozione che si sovrapporrebbe alla digestione. Rivendica una devozione che fiorisce a partire dalla digestione stessa. Domanda solo di essere lucidi, di accorgersi di ciò che è già qui, di considerare che mangiare e bere sono operazioni formidabili in sé stesse e che meritano proprio, per utilizzare una formula non troppo esagerata, di prenderci per la pancia, di prenderci per le budella».

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