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Vogliamo veramente avere Dio per Re?

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Padre Maurizio Botta con l’essenzialità delle sue catechesi ci parla della forza del vero Gesù

Vogliamo davvero capire Gesù? Conoscerlo?

Il nuovo libro di padre Maurizio Botta, uscito da pochi giorni per Berica editrice nella collana UomoVivo, ha questa missione, lo dice già nel titolo: “Cento minuti sul Vangelo. Per capire chi è Lui”.
Si tratta di una raccolta dei commenti al Vangelo che da diversi anni il sacerdote condivide nella rubrica “Un minuto sul Vangelo di oggi” sul suo blog “Cinque passi al mistero”, e che ora possiamo gustare e meditare su carta.

In questo tempo di Quaresima sarà ancora più utile oltre che appassionante leggere queste pagine, in cui l’autore ci parla di Gesù, il Gesù vero, reale, quello del Vangelo, non Colui che una certa filosofia di stampo conformista, perbenista, buonista, schiava del pensiero unico, tenta di spacciare, annacquando, depotenziando e svilendo la sua “forza virile”.

Giuseppe Signorin, curatore della collana, firma la prefazione dal titolo “DIOincidenze” raccontando come è nata la collaborazione con padre Maurizio e l’idea di raccogliere i suoi brevi commenti al Vangelo per farne un libro.

«Come avrete capito, questo libro raccoglie dei testi, per quanto in parte modificati, già usciti su internet. Che senso ha? (…)Perché? La gente non può leggersi lo stesso materiale online? Certo, ma non è lo stesso. Un libro è un’altra cosa. (…) è un’occasione di mettere ordine al flusso, di selezionare parte di quello che viene immesso senza regole e tante volte senza neppure significato per realizzare qualcosa che abbia una forma più definita. E la forma è sostanza. (…)I “minuti” di padre Maurizio sul Vangelo, su Gesù, non potevano rimanere lì, nel suo blog, o in una serie di condivisioni su Facebook, che il più delle volte durano il tempo di un clic. Questo rapporto così vivo e pieno di amore che emerge fra padre Maurizio e Gesù, e Sua Madre, e la Chiesa, non poteva rimanere digitale. Questa fede così incarnata, così fisica, anche quando si esprime in parole, doveva finire su carta. Avere questo libro fra le mani può aiutare tanto, di questo ne sono convinto, e può aiutare tanto soprattutto i più giovani, perché riescano a fare qualche passo in più verso quel Dio che si è fatto uomo per avvicinarsi a tutti loro. A tutti noi».


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LA CROCE DI GESÙ… CHE NON VOGLIAMO

La Quaresima è un momento speciale per riflettere sul significato della croce, quella di Cristo e la nostra, che rifiutiamo, camuffiamo, tentiamo in ogni modo di evitare, perché sentiamo che è un prezzo troppo alto da pagare, che Dio poteva mandarci tutto “ma proprio quella cosa, no”, non la vogliamo e in fondo pensiamo che ci schiaccerà: non crediamo che Dio è proprio lì che ci salva.

«(…) Sgomenti e impauriti davanti alla croce di Gesù intuendo che a questa stessa croce Lui unirà anche noi. Rischiamo di non volere questa parola di Gesù. Non vogliamo il calice di Gesù, non vogliamo il battesimo di Gesù. Non vogliamo la croce, ma il compromesso a tutti i costi. Siamo pavidi che hanno paura di soffrire, di perdere la gloria umana e i vantaggi derivanti dal non scontentare mai nessuno. Incapaci di dire no, di lasciare qualcosa, per essere di Cristo. (…) A pochi giorni dalla sua rinuncia, Papa Benedetto XVI disse ai seminaristi di Roma: «La croce può avere forme molto diverse, ma nessuno può essere cristiano senza seguire il Crocifisso, senza accettare anche il momento martirologico». Penso che se fossimo sinceri fino in fondo dovremmo ammettere che questo è il problema mio, tuo, vostro, di ogni vescovo, sacerdote, cardinale, consacrata, sposato, sposata, giovane o vecchio. Non volere mai la Croce».

«AD ESSERE ESAUDITA NON È QUALSIASI PREGHIERA, MA QUELLA FATTA NEL NOME DI GESÙ»

La preghiera, scrive padre Maurizio, “è l’espressione privilegiata del fatto che crediamo nel Dio rivelato da Gesù”, e la preghiera che viene esaudita è quella fatta nel Suo nome; quindi aggiunge l’autore, dobbiamo capire e desiderare la sua volontà, come recitiamo nella preghiera del Padre Nostro che “non è una delle tante, ma contiene tutto l’essenziale per il nostro cammino di santificazione”.

«In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre. Qualunque cosa chiederete nel nome mio, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò». La preghiera è l’espressione privilegiata del fatto che crediamo nel Dio rivelato da Gesù. Ad essere esaudita non è qualsiasi preghiera, però, ma quella fatta nel nome di Gesù. Occorre entrare nella profondità delle sue intenzioni, essere coinvolti nel rapporto d’Amore tra Padre e Figlio. Davanti alla nostra intelligenza e al nostro cuore si staglia allora la Preghiera del Padre Nostro. Avendocela insegnata il Figlio del Padre questa preghiera non è una delle tante, ma contiene tutto l’essenziale per il nostro cammino di santificazione e di Comunione con Dio, ben di più, attraverso questa preghiera, fatta nel Suo Nome, Cristo ci promette di poter compiere le sue stesse opere, anzi dice Lui, la capacità di compiere opere anche più grandi».


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PER COSA VALE LA PENA VIVERE? PER ESSERE REGNATI DA DIO

Padre Maurizio Botta afferma con forza che il Regno di Dio è già qui, oggi, nella storia, e si espande. Eppure spesso lo immaginiamo un evento futuro, lontano e questo ci distacca, forse ci fa rilassare, distrarre, come se la scelta di credere in Lui, di incontraLo, possa essere rimandata a più in là. Il Regno di Dio è invece composto da tutti coloro che vogliono essere regnati da Lui, che lo hanno scelto per Re perché, come scrive il sacerdote, “per nient’altro vale la pena vivere”.

“«Quando verrà il Regno di Dio?». Gesù intuisce dalla domanda il pensiero dei farisei. Se lo aspettavano al futuro il Regno di Dio. Un avvenimento spettacolare il Regno di Dio. Come un fuoco d’artificio nel cielo. Evidente a tutti. Improvviso. Gesù dice di no. «Il Regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: “Eccolo qui”, oppure: “Eccolo là”. Perché, ecco, il Regno di Dio è in mezzo a voi!»”. Il Regno di Dio è in mezzo a noi già ora. Già presente oggi. È dentro la storia, non è solo dopo la storia o sopra la storia. È il Regno di Dio il contenuto della predicazione di Gesù. Il contenuto del Vangelo, la buona notizia, è il Regno di Dio. E allora vi dico io il mio desiderio. Io voglio questa buona notizia, solo questa. Io voglio essere regnato da Dio. Io voglio avere Dio per Re. L’unica cosa che mi interessa. Per nient’altro vale la pena vivere. Tutto è troppo deludente. Tutto passa miseramente. Ed è solo così che il Regno di Dio si sviluppa nel tempo, con il libero assenso di tante anime. È costituito da tutte quelle anime che si vogliono sottomettere volontariamente alla signoria di Dio. Cresce. Il Regno di Dio sta crescendo e giungerà a un compimento descritto da Gesù come “il Suo Giorno”. Una manifestazione piena futura preceduta da tempi, i nostri, in cui Cristo conosce anche il libero rifiuto da parte degli uomini(…)”.

In queste concise ma densissime catechesi, padre Maurizio Botta ci parla di Gesù davvero, afferma con forza la Sua regalità, non fa sconti consapevole di poter urtare i nostri pseudo buoni sentimenti, eppure il lettore resta attratto da questa totalità, dalla verità che traspare dalle meditazioni che il sacerdote propone. Si avverte la voce di un padre che parla ai suoi figli, e quando si ripensa a quelle parole il sentimento che si prova è di profonda gratitudine. “Cento minuti sul Vangelo. Per capire chi è Lui” è un libro particolarmente indicato per il tempo di Quaresima, in cui la preghiera, il silenzio, la penitenza devono riconquistare uno spazio privilegiato.


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«LA PREGHIERA NON È PRESTAZIONE, MA OFFRIRSI ALL’AZIONE DI DIO»

La preghiera non è una seduta di bellezza, “una beauty farm dell’anima” perché “il vedere la preghiera come una realtà piacevole, di conforto e rifugio, ostacolata solo dalla frenesia della vita moderna, nasconde di essa una visione errata”. La preghiera necessita di silenzio, invece noi siamo nel caos, fatichiamo a tacere, a fermarci, a “silenziarci”, eppure è in quel momento che possiamo gridare “a Dio quello che siamo veramente: terra arida senz’acqua. Pieni di parole svuotate, non incisive”.

“La realtà è che pregare e stare in silenzio è faticoso, occorre allenamento, occorre la pazienza che mettiamo per le cose in cui crediamo veramente. Non preghiamo perché non crediamo a Cristo e non ci fidiamo veramente di Lui. Si può stare in silenzio nella propria macchina, camminando per strada, un quarto d’ora intero al termine della giornata, o svegliandoti una mezz’ora prima di tutti alla mattina. Se credessi al Maestro lo faresti. È meglio dirsi la verità, se vedessi fino a che punto è questione di vita o di morte lo faresti. Lo faresti, se vedessi come l’aridità estenuante di centinaia di tuoi discorsi vuoti e insulsi è perché mai ti fermi a lasciarti fecondare dall’Alto. (…)La preghiera non è prestazione, ma offrirsi all’azione di Dio, mettersi a disposizione. Non è auto-produrre qualcosa, uno stato mentale, un pensiero, un sentimento, ma dire: «Eccomi. Tu compi in me la Tua Volontà. Santificami! Dammi ciò di cui ho bisogno»”.

 

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