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“La Croce non è un ornamento ma il simbolo della fede”

© Giancarlo GiulianI/CPP
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All’Angelus Francesco esorta ad ascoltare «l’urlo nascosto delle giovani vittime di violenza»

Appello di Francesco ad ascoltare l’urlo nascosto di ragazze e ragazzi sfruttati e vittime di violenza. «Cristo non è un signore di grande ricchezza, ma un uomo povero che non ha dove posare il capo, non un patriarca con numerosa discendenza, ma un celibe senza casa e senza nido», afferma. E «la Croce cristiana non è una suppellettile della casa o un ornamento da indossare, ma un richiamo all’amore con cui Gesù si è sacrificato per salvare l’umanità dal male e dal peccato».

Gesù rappresenta «una rivelazione di Dio capovolta, non potente ma servo». In un Angelus di Quaresima incentrato sulla speranza, il Papa assicura che «chi muore con Cristo, con Cristo risorgerà, chi lotta insieme a Lui, con Lui trionferà».

Questo, spiega Francesco ai fedeli riuniti a piazza San Pietro per la preghiera mariana, è «il messaggio di speranza che la croce di Gesù contiene, esortando alla fortezza nella nostra esistenza». Riferimenti alle Sacre Scritture e riflessioni sui drammi odierni si intrecciano nella meditazione di Francesco. Per il Papa dai giovani, vittime di violenza, arriva un urlo nascosto che va ascoltato.

«Prego e vi prego di pregare con me per tutti i ragazzi e le ragazze vittime di violenza, maltrattamenti, sfruttamento e guerra – afferma – Questa è una piaga, un urlo nascosto che deve essere ascoltato, non possiamo fare finta di non vederlo e non ascoltarlo».

Il Pontefice esprime «vicinanza al popolo del Guatemala che vive il lutto a causa del grave incendio» che ha ucciso ventidue ragazze, tutte fra i 14 e i 17 anni, morte nella notte nella sezione femminile di una casa di accoglienza per minori a San José Pínula, località a circa 25 chilometri dalla capitale del Guatemala. Altri quaranta giovani sono ricoverati in ospedale. «Il Signore accolga le loro anime e aiuti i feriti e tutta la nazione», invoca.

Il Vangelo di questa seconda domenica di Quaresima, aggiunge il Pontefice, «ci presenta il racconto della Trasfigurazione di Gesù: presi in disparte tre degli apostoli, Pietro, Giacomo e Giovanni, Egli salì con loro su un monte alto, e là avvenne questo singolare fenomeno». E, «il volto di Gesù brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce».

In tal modo «il Signore fece risplendere nella sua stessa persona quella gloria divina che si poteva cogliere con la fede nella sua predicazione e nei suoi gesti miracolosi». E alla trasfigurazione si accompagna, sul monte, «l’apparizione di Mosè e di Elia, che conversavano con Lui».

Il modello per il cristiano è Gesù, cioè «un messia diverso dalle attese: uomo povero, celibe, senza casa». Ma è «lottando insieme a Gesù che trionferemo con Lui». Secondo Francesco, «la luminosità» che «caratterizza questo evento straordinario ne simboleggia lo scopo: illuminare le menti e i cuori dei discepoli affinché possano comprendere chiaramente chi sia il loro Maestro». Quindi «è uno sprazzo di luce che si apre improvviso sul mistero di Gesù e illumina tutta la sua persona e tutta la sua vicenda». E «ormai decisamente avviato verso Gerusalemme, dove dovrà subire la condanna a morte per crocifissione, Gesù vuole preparare i suoi a questo scandalo troppo forte per la loro fede e, al tempo stesso, preannunciare la sua risurrezione, manifestandosi come il Messia, il Figlio di Dio».

In effetti, evidenzia Jorge Mario Bergoglio, «Gesù si stava dimostrando un Messia diverso rispetto alle attese: non un re potente e glorioso, ma un servo umile e disarmato». Quindi, «è davvero una rivelazione di Dio capovolta, e il segno più sconcertante di questo scandaloso capovolgimento è la croce, ma proprio attraverso la croce Gesù giungerà alla gloriosa risurrezione».

Perciò, prosegue il Pontefice, «Gesù trasfigurato sul monte Tabor ha voluto mostrare ai suoi discepoli la sua gloria non per evitare a loro di passare attraverso la croce, ma per indicare dove porta la croce». Dunque «in questo tempo di Quaresima, contempliamo con devozione l’immagine del crocifisso: esso è il simbolo della fede cristiana, è l’emblema di Gesù, morto e risorto per noi».

Da qui l’invito alla conversione: «Facciamo in modo che la Croce segni le tappe del nostro itinerario quaresimale per comprendere sempre di più la gravità del peccato e il valore del sacrificio col quale il Redentore ci ha salvati». E «la Vergine Santa ha saputo contemplare la gloria di Gesù nascosta nella sua umanità: ci aiuti lei a stare con Lui nella preghiera silenziosa, a lasciarci illuminare dalla sua presenza, per portare nel cuore, attraverso le notti più buie, un riflesso della sua gloria».

Dopo l’Angelus Francesco rivolge «un cordiale saluto a tutti voi qui presenti, fedeli di Roma e di tante parti del mondo». Si rivolge in particolare «ai pellegrini di Friburgo e Mannheim, in Germania, come pure quelli del Libano e i maratoneti del Portogallo». Poi saluta «i gruppi parrocchiali provenienti da Gioiosa Ionica e Pachino; i ragazzi di Lodi che si preparano alla “Professione di fede”; gli studenti di Dalmine e Busto Arsizio; e il coro giovanile “Goccia dopo goccia” di Bergamo». A tutti augura «una buona domenica». E conclude: «Per favore non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!».

 

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE

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