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Quando don Primo Mazzolari aiutava gli ebrei a fuggire in Svizzera

Fondazione Mazzolari

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 10/03/17

Ora è nel "Giardino dei giusti". Per il parroco cremonese è in corso anche la causa di beatificazione

«Merita il titolo di Giusto per ciò che ha fatto e per quanto rappresenta», spiega con voce sicura il novantenne ebreo Oskar Tänzer la cui vita si è intrecciata con quella di don Primo Mazzolari, il parroco di Bozzolo, paesino in provincia di Mantova, per il quale si è aperta da poco la causa di beatificazione.

«Sono molto emozionato per questo riconoscimento» ha detto commentando l’inserimento, da lui fermamente voluto, del sacerdote cremonese nel novero del Giardino dei Giusti di tutto il mondo, il memoriale ai difensori dei genocidi situato nel Parco Monte Stella e che ispirandosi al giardino e museo Yad Vashem di Gerusalemme, nasce per onorare persone di tutto il mondo, che con le loro azioni si sono opposte a qualsiasi genocidio (ilsismografo.blogspot.it, 7 marzo).

Un titolo, chiuso in una pergamena consegnata il 6 marzo, in occasione della “Giornata Europea dei Giusti”, al presidente della Fondazione don Mazzolari, don Bruno Bignami.

MAESTRO DI DIALOGO E SOLIDARIETA’

Un maestro di dialogo, come gli altri Giusti, capace di battersi contro l’odio, capace di solidarietà. Una figura, quella di don Mazzolari, scrive ancora il Sismografo, che si affianca a cattolici e musulmani di ieri e di oggi che «ci indicano la strada da percorrere», come dice Gabriele Nissim, presidente di Gariwo, l’associazione internazionale che nel capoluogo lombardo gestisce (con il Comune e l’Unione delle comunità ebraiche italiane) il “Giardino dei Giusti di tutto il mondo”.

IL SALVATAGGIO DEGLI EBREI

Don Mazzolari, durante l’occupazione tedesca del Nord Italia, dopo l’8 settembre 1943 prese contatto con la Resistenza e aiutò molti ebrei, sbandati dell’esercito, perseguitati politici a nascondersi ed espatriare in Svizzera. Fu un importante referente per tutta la popolazione contro i soprusi e la violenza nazifascista.

Arrestato nel 1944 dal Comando tedesco a Mantova, fu rilasciato grazie all’intervento della Curia e si diede alla clandestinità fino alla liberazione dell’Italia nel 1945 (it.gariwo.net, 7 marzo).

L’AIUTO AI TANZER

Una delle “imprese” di don Primo è nell’ottobre del 1943, quando si presenta in casa della famiglia Tänzer a Bozzolo per offrire loro un nascondiglio vista la necessaria segnalazione ai tedeschi. Il parroco sa che la canonica è sotto il controllo dei militari, così trova una famiglia disposta ad ospitarli di nascosto.

IL RITORNO A BOZZOLO

La storia poi andrà diversamente perché i Tänzer, sfollati prima dalla Germania, poi da Milano, sceglieranno la Svizzera: «Mio padre – dice Oskar – non voleva rischiare la vita di chi ci avrebbe ospitato, preferiva che noi soli corressimo il rischio di morire». Ma al termine del conflitto torneranno a Bozzolo a recuperare i loro beni affidati a don Mazzolari che nel frattempo glieli ha fatti fruttare.

«Il mio sogno – dice Tänzer che oggi, nonostante l’età, va nelle scuole a raccontare le vicende complesse della sua vita da ebreo sopravvissuto al nazismo – è stato sempre quello di vedere don Mazzolari tra i Giusti dello Yad Vashem».

Tags:
don primo mazzolariebreinazismoolocausto
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