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«E’ credibile e ispira fiducia. Papa Francesco è il punto di riferimento nel mondo»

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Lo sostiene il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un'intervista a "La Civiltà Cattolica"

Il punto di riferimento nel mondo attuale? Gli Stati Uniti? No, Papa Francesco. Lo sostiene il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un’intervista rilasciata a Civiltà Cattolica (marzo), in occasione del numero 4000 della rivista, di cui Avvenire (9 marzo) pubblica ampi stralci.

NON SOLO CUBA E USA

«Mi viene da sorridere – dice Mattarella – ricordando che, dopo il crollo del sistema sovietico e la fine del mondo bipolare, per un decennio si sia pensato che l’equilibrio del mondo si esaurisse intorno agli Stati Uniti e alla Nato. Questa illusione è durata una decina d’anni, fino al 2001. Poi il terrorismo internazionale, le tante crisi e le molte guerre sparse in vari continenti hanno reso evidente che il mondo è entrato in una fase ignota, nuova, che richiede nuove analisi».

In questo contesto «Papa Francesco è certamente un punto di riferimento, e la parte svolta nel mutamento delle relazioni tra Stati Uniti e Cuba, i suoi richiami all’Unione Europea fatti con molta franchezza – anche opportunamente rudi in qualche passaggio – sia nel discorso per il premio Carlomagno, sia in quello al Parlamento europeo, sono la dimostrazione di quanto egli rappresenti un punto di riferimento».

PERCHE’ E’ IMPORTANTE LA RIEDUCAZIONE

Per Mattarella, Francesco è un punto di riferimento «perché è amato, in misura molto ampia, non soltanto da credenti, ma anche da non credenti; perché appare credibile e ispira fiducia».

Il capo dello Stato spiega di aver ricevuto la lettera del Papa in cui il Pontefice chiede di valutare la possibilità di atti di clemenza e di aver riguardo alle condizioni dei reclusi. «È un messaggio di particolare rilievo – sottolinea – da tenere in gran conto, perché coglie l’aspetto più importante della punizione che lo Stato infligge a chi ha commesso reati: quello della rieducazione e del recupero dei condannati».

“SERVE UNA SCELTA CORAGGIOSA”

Sui migranti, il presidente ricorda che «quello migratorio è un fenomeno che non è possibile rimuovere», e che è necessario «organizzare in Europa, in maniera più intelligente, l’accoglienza e l’integrazione», evitando alcuni errori come «consentire che si creino ambienti, luoghi di emarginazione, ghetti per gli immigrati e per le successive generazioni, che li facciano sentire emarginati dalla società».

Per evitare di creare «sacche di emarginazione» che sono «ingiuste, ma anche foriere di pericoli», Mattarella invita a una «scelta coraggiosa»: «non parlare più di ‘seconda generazione di immigrati’, ma di ‘italiani di altra origine’» (Agensir 9 marzo).

“LA FRESCHEZZA DEL CONCILIO”

Al termine del colloquio, il presidente Mattarella ha ricordato il suo periodo giovanile «negli anni del Concilio» e che «questo ha influito molto» nella sua formazione: «Vedere la Chiesa che si apriva, che parlava al mondo e chiedeva al mondo anche risposte è stata un’esperienza affascinante».

«In questi anni di papa Francesco – ha aggiunto – si sta riproponendo la freschezza che il Concilio aveva lanciato».

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