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Il vescovo You: “La Corea risorgerà”

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La Corea del Sud volta pagina. E, dopo una lunga Quaresima, si avvia verso un’alba di resurrezione. La Corte costituzionale ha confermato l’impeachment, già approvato dal Parlamento nel dicembre scorso, per la presidente Park Geun-hye, destituita grazie a una procedura utilizzata per la prima volta nella storia democratica del paese. I giudici supremi hanno concordato sulle prove che documentano come la confidente della presidente, la “santona” Choi Soon-sil, sia stata indebitamente messa al corrente di affari di stato, influenzando le scelte della leader del paese. La Park non solo ha divulgato documenti riservati, ma ha anche favorito finanziamenti per milioni di dollari a due fondazioni riconducibili proprio alla Choi, figlia di un noto leader del culto sciamanico. I coreani sono ora chiamati al voto entro sessanta giorni. Nella capitale Seul la gente è scesa in strada in manifestazioni contrapposte, pro e contro l’ex presidente e la cronaca registra la morte di due manifestanti, in incidenti avvenuti durante i cortei. Ma questi ultimi eventi negativi non modificano il giudizio sostanzialmente positivo della Chiesa coreana sull’intera vicenda, come spiega Lazzaro You, vescovo di Daejeon e presidente della Commissione “Giustizia e Pace” dei vescovi coreani, in un colloquio con Vatican Insider

Monsignor You, come giudica l’epilogo di questa crisi politica in Corea?  

«La crisi politica ha scosso il Paese e generato disagio e sofferenza in tutta la nazione. Per mesi l’instabilità e l’incertezza sul futuro hanno pesato. Ma oggi il futuro che vediamo davanti a noi è radioso. Si intravede una nuova speranza per il popolo coreano, che potrà mettersi in moto per ristabilire unità e creare un’atmosfera di fratellanza. Siamo consapevoli di vivere un momento cruciale nella storia della Corea. Siamo davvero dispiaciuti per i due manifestanti deceduti negli incidenti e invitiamo il Paese a ritrovare l’unità di intenti». 

Come valuta le tante manifestazioni popolari che hanno agitato la nazione?  

«Si può dire che l’imponente reazione del popolo coreano alla crisi è senza alcun dubbio un aspetto molto positivo in questa dolorosa vicenda. La gente ha fatto sentire la sua voce in modo pacifico e con grande senso civico. Abbiamo assistito a un risveglio della coscienza dei cittadini. I cittadini sono stati i veri protagonisti di questa svolta in cui, per la prima volta nella storia della democrazia coreana, si è usato lo strumento della messa in stato di accusa di un presidente. La Park ha gestito il potere in modo autarchico, e questo atteggiamento non le è stato perdonato. I coreani sono scesi in piazza con candele per dire che la corruzione e l’abuso di potere sono intollerabili. I cittadini hanno ricordato che in democrazia il potere è del popolo e oggi sono felici per la svolta impressa alla nazione».  

Come hanno vissuto la crisi i cattolici coreani?  

«I fedeli coreani – circa l’11% della popolazione – sono stati a fianco di tutti gli altri cittadini nel chiedere giustizia e trasparenza. Hanno sempre sostenuto lo stato di diritto e la democrazia. Oggi accolgono la notizia della svolta animati dalla speranza verso il futuro. Tutti i coreani, inclusi i cristiani, nutrono un forte desiderio di giustizia e onestà. Ora tutti i cittadini sono chiamati in prima persona a testimoniare questi valori nella propria vita personale. Come cattolici ci sentiamo costruttori della giustizia, della pace e del bene comune del Paese. Rigettando ogni forma di violenza, siamo pronti a dare un contributo per ristabilire in Corea un clima di autentica fraternità. Dal male può nascere un bene e, dopo la sofferenza di questo tempo, ci prepariamo a vivere la resurrezione della nazione coreana». 

Lei è anche presidente della Commissione per i martiri coreani. Come procede il vostro lavoro?  

«Abbiamo appena ottenuto dalla Santa Sede il permesso di celebrare il nuovo processo di beatificazione dei martiri coreani a livello nazionale anziché diocesano (i martiri appartengono a varie diocesi). Il processo di beatificazione riguarda due gruppi di martiri: il primo risale al periodo della prima evangelizzazione (1785-1879) ed il secondo al secolo scorso. Nel primo gruppo vi sono 133 tra laici e preti, vittime di persecuzione della dinastia Joseon. Il secondo gruppo di martiri è del XX secolo: 81 vittime del regime comunista tra i quali preti, vescovi e laici. La persecuzione è legata a doppio filo all’emergere del partito comunista in Corea. Alcuni di loro fanno parte del massacro di Jeiu del 1901, gli altri sono vittime delle persecuzioni avvenute dopo la divisione della nazione in due parti. Tra questi il vescovo di Pyongyang, Francesco Borgia Hong Yong-ho». 

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