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Il cardinale di Bangui nella terra di Giovanni XXIII

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«La città natale di Papa Giovanni XXIII è fonte di ispirazione. Al cuore delle nostre sofferenze resta la Croce di Cristo, che deve sempre ispirarci. Che il Signore benedica tutti i pellegrini e ci doni la pace». Questo il messaggio (in francese) lasciato sul “registro delle personalità” dal cardinale Dieudonné Nzapalainga, al termine della sua visita nel pomeriggio di ieri, giovedì 9 marzo, a Sotto il Monte, il paese di San Giovanni XXIII in provincia di Bergamo. Il giovane porporato, arcivescovo di Bangui, è arrivato nei luoghi che hanno dato i natali al Papa santo, accompagnato da padre Giorgio Licini, direttore del Pime di Milano, dove, lo scorso mercoledì 8 marzo, Nzapalainga ha tenuto una conferenza e incontrato l’arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola.  

A Sotto il Monte il porporato è stato accolto dal parroco monsignor Claudio Dolcini, quindi ha pregato nella chiesa parrocchiale e sostato davanti alla grande statua di San Giovanni XXIII nel vasto Giardino della Pace scrivendo una preghiera nella sua lingua sulla calamita apposta su uno dei 333 steli che lo delimitano (il gesto più frequente dei pellegrini in questo spazio dove il giardino si trasforma in una sorta libro aperto di preghiera). Quindi si è fermato in raccoglimento nella cripta “Oboedientia et Pax”.  

Il cardinale ha visitato inoltre la casa natale di Angelo Giuseppe Roncalli, custodita dai missionari del Pime (l’attiguo ex seminario è ora un centro di accoglienza per profughi e richiedenti asilo). «Conosco le aperture di Giovanni XXIII. Quelle agli ortodossi in Bulgaria, all’islam in Turchia, conosco il suo lavoro per il dialogo con il mondo laico in Francia ai tempi della nunziatura. E successivamente il suo impegno di servizio durante il pontificato. Davvero trovo in lui un grande ispiratore e un insigne pioniere in questa opera di dialogo», ha dichiarato ieri durante la sua breve visita. «Sono felicissimo di aver accolto nella mia parrocchia una persona di così grande spessore spirituale e vero testimone di pace come il cardinale», è stato il commento del parroco monsignor Dolcini che ha trattenuto l’ospite sino a sera. E ha aggiunto: «Ho ben presente la difficile situazione della sua terra e gli ho promesso che domenica coinvolgerò pellegrini e parrocchiani in una preghiera per lui e il suo Paese». 

Durante la mattinata invece il cardinale Nzapalainga si è incontrato a Limido, Mozzate e Cislago, nel Comasco, con alcuni volontari e sostenitori di progetti in Centrafrica, benedicendo un container appena chiuso contenente materiale sanitario in partenza per Bangui e ragguagliando sulla situazione attuale. «Dopo la visita del Papa il Centrafrica è cambiato, anche se alcuni problemi rimangono. Adesso si può girare liberamente senza essere scortati. È difficile capirlo per chi non conosce la nostra realtà», si legge nel resoconto riportato su La Provincia di Como. «Ci sono ancora i ribelli che vogliono oro, diamanti e fare quello che vogliono, prendendo in ostaggio la popolazione. Ci sono agenti di polizia ma non possono essere ovunque. A volte la gente si fa giustizia da sola perché le autorità sono negligenti. Il loro grosso lavoro sta nel riportare la giustizia nelle mani di chi è preposto».  

Lo stesso porporato ha affermato che poche settimane fa ha incontrato dei gruppi armati: «Mi sono seduto a terra e ho parlato loro. Sono persone prese dalla collera. Per me è stata l’occasione per dire che non si combatte con le armi ma bisogna sedersi a un tavolo e dialogare». Un messaggio simile è stato rilanciato ai responsabili delle comunità religiose presenti. Del resto, la pace seguita alla visita di Papa Francesco non è nata dall’ingresso con un’esercito, ma «con la parola di Dio che tocca tutti i cuori».  

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