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Gerusalemme, incendio doloso alla cappella dell’Ascensione

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Ancora un incendio in Terra Santa contro un luogo legato alla memoria di Gesù. Anche se le modalità fanno pensare questa volta a un movente diverso rispetto all’estremismo religioso. A essere danneggiata dalle fiamme ieri è stata la piccola cappella dell’Ascensione, sul Monte degli Ulivi. Un’antica cappella costruita dai crociati sulle rovine di una chiesa precedente distrutta dai persiani; a sua volta, poi, trasformata in moschea da Saladino dopo la riconquista islamica di Gerusalemme. Ma in tutta questa storia complessa un dato è rimasto fermo: la memoria del luogo da cui Gesù – quaranta giorni dopo la sua resurrezione – salì al cielo, secondo il racconto dei Vangeli. 

L’incendio di ieri – certamente di natura dolosa – ha danneggiato la roccia che si trova al centro del piccolo edificio ottagonale e che reca impressi dei segni che la devozione locale legge come le impronte lasciate da Gesù sulla pietra. A lanciare l’allarme per le fiamme sono stati i monaci della vicina chiesa ortodossa russa. «Secondo la polizia che sta conducendo le indagini», scrive in una nota la Custodia di Terra Santa, all’origine del gesto «potrebbe esserci una disputa tra due famiglie legate al luogo sacro. Una persona è stata arrestata per essere interrogata. Con ogni probabilità un pneumatico d’auto sarebbe stato depositato sulla roccia venerata e sarebbe stato bruciato. Anche un armadio, contenente cartoline e oggetti religiosi che vengono venduti da una famiglia musulmana autorizzata dalla Waqf, è stato danneggiato». 

Il Waqf è l’autorità musulmana dei luoghi santi di Gerusalemme che amministra la spianata delle moschee e tutti gli altri edifici islamici. Ad assegnarle la giurisdizione sulla cappella dell’Ascensione fu lo Status Quo, il documento di epoca ottomana che stabiliva le regole su un tema delicatissimo come i rapporti tra le diverse religioni e confessioni nella Città Santa. Regole che anche dopo la fine dell’impero ottomano sono rimaste immutate a Gerusalemme. Quelle norme riconoscevano comunque l’importanza di questo luogo anche per i cristiani di Gerusalemme, garantendo loro il diritto di recarvisi in pellegrinaggio e nel giorno della festa dell’Ascensione anche la possibilità di celebrare qui la messa (quest’anno accadrà il 24 maggio). 

Più che a motivazioni religiose il dissidio tra le due famiglie pare legato alla vendita di cartoline e souvenir per i turisti che salgono a questo luogo; anche se le autorità religiose invitano alla prudenza fino al termine dell’indagine. Al di là della vicenda in sé e dei danni – che a un primo sguardo sembrerebbero limitati – resta ugualmente il problema più generale dell’estrema fragilità dei luoghi venerati dai cristiani a Gerusalemme, sempre più esposti negli ultimi tempi ad atti intimidatori e faide locali. Un dato di fatto che segna un preoccupante indebolimento di quei meccanismi come lo Status Quo che – nonostante tutte le vicissitudini della storia della Città Santa – sono riuscite a tramandare nei secoli il volto plurale di Gerusalemme. 

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