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5 ruoli fondamentali delle donne nel Cristianesimo delle origini

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di Andrés Jaromezuk

Il ruolo delle donne e degli uomini in ambito ecclesiastico è certamente una questione controversa, che alimenta ogni tipo di giudizi. In questo contesto gli attacchi del femminismo radicale sono all’ordine del giorno. È certamente importante delineare gli spazi della partecipazione delle donne all’interno della Chiesa. Tuttavia, questa bimillenaria istituzione, sia umana che divina, non dovrebbe essere democratizzata come molte altre istituzioni civili. Perché? Perché la democrazia, se è in armonia con la legge naturale, è adeguata a diramare questioni tra simili, cioè, tra gli esseri umani. Ma la Chiesa è stata istituita per volontà di Gesù Cristo (e tra Dio e l’uomo non c’è simmetria possibile). Perciò, i cambiamenti devono avvenire sempre nel contesto della Rivelazione e in prospettiva del Creatore.

Facendo riferimento alla scienza storica, diverse fonti ammettono che le donne hanno svolto un ruolo fondamentale nella trasmissione della Buona Novella. Da quando Gesù iniziò la sua predicazione, fu seguito da un folto gruppo di donne, ingrossando le fila dei primi fedeli. E dopo l’Ascensione di Cristo, i due sessi collaborarono tra loro, con ruoli diversi, verso un obiettivo trascendente: portare il Vangelo in ogni angolo del mondo. Nel cristianesimo primitivo le donne hanno svolto varie attività che hanno contribuito all’edificazione e al rafforzamento della prima comunità cristiana, permettendo agli insegnamenti di Gesù di espandersi in tutto l’Impero Romano.

Questo breve post ha la doppia intenzione di fare un po’ di luce su quanto le donne siano state fondamentali (e quanto lo siano ancora di più ora!) nei venti secoli della Chiesa, e di suggerire, nel rispetto della Tradizione, i luoghi di azione che rispondano alle necessità dei nostri fratelli. Spero che sia utile!


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1. Donne benefattrici

©De Stefano Erardi – Matthewsharris, 2008-04-24, CC BY-SA 3.0

Erano donne che, grazie al loro prestigio sociale e alla loro condizione economica agiata, poterono utilizzare i propri beni per sostenere i discepoli di Gesù ed esercitare l’ospitalità. All’inizio del movimento cristiano, le case private hanno svolto un ruolo centrale in quanto luoghi in cui la comunità si riuniva. La casa era l’unità socio-economica di base della società mediterranea antica, diventando quindi un nucleo generatore di chiese domestiche. Il legame del primo cristianesimo con la famiglia ha favorito l’apertura di nuove forme di azione sociale e religiosa per le donne, oltre a consentire loro di svolgere funzioni sociali e culturali senza mettere apertamente in discussione la struttura sociale.

La pratica dell’ospitalità era un’importante dimostrazione di “matronato”, e permise alle donne di distinguersi per il proprio ruolo da protagonista nelle attività di animazione comunitaria e di evangelizzazione. Ha inoltre evidenziato il contributo femminile nel rendere la Chiesa dei primi secoli una “comunità di comunità”, e ha permesso alle donne di essere indipendenti e di contribuire attivamente ed efficacemente ad uno scambio reciproco e libero tra le diverse chiese.

2. Missionarie

©Paolo Veronese – Galleria Nazionale, dominio pubblico

Nel contesto dell’espansione del cristianesimo primitivo, molte donne hanno cercato di comunicare la Buona Novella e hanno creato importanti reti di fratellanza in tutto il Mediterraneo. Portando il Vangelo di villaggio in villaggio, a queste synergos (collaboratrici) fu riconosciuta una certa autorità, presiedendo le comunità come direttrici. Donne come Evodia, Sintiche o Perside sono state alcune delle molte collaboratrici delle comunità missionarie paoline, ma ci sono state anche delle coppie famose, come Maria e Cleofa, Priscilla e Aquila, o Giunia e Andronico. Tutte queste donne, da sole o in coppia, hanno svolto un ruolo di primo piano nella fondazione delle comunità domestiche e hanno esercitato la predicazione.

3. Diaconesse

©wikipedia/commons

Fin dai tempi di San Paolo si è documantata l’esistenza di donne che hanno ricevuto il titolo di diaconesse. Anche se questo ufficio ecclesiale non fosse stato completamente definito, comprendeva l’obbligo di rappresentare una chiesa di fronte ad un’altra e varie attività caritatevoli, di predicazione e di insegnamento in diverse comunità. Nel III secolo in Oriente, e nel V secolo in Occidente, apparve anche il diaconato femminile ordinato. Come esempio di diaconessa, nelle sue lettere San Paolo cita Febe, una donna che esercitava il suo ufficio in Cencrea e apparteneva alla comunità paolina di Corinto.


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4. Ordine delle vedove

©Gerard David (circa 1450/1460–1523) – Web Gallery of Art

Questo gruppo di donne esercitava attività di insegnamento sulla maternità alle giovani madri, e su come educare i figli, visitavano le case lavoro su nuove madri maternità e come educare i figli, facevano visita nelle case e insegnavano alle altre donne che, a causa dei propri doveri professionali, non potevano partecipare alle riunioni della comunità, ricevevano nelle proprie case chi era in difficoltà, in modo particolare le altre vedove e gli orfani; e, naturalmente, contribuivano con le loro incessanti preghiere. In un certo senso, hanno contribuito al benessere della Chiesa e alla crescita spirituale dei suoi membri.

Per aderire a questo gruppo era richiesto, naturalmente, di essere vedove, di non avere meno di sessanta anni, di impegnarsi al celibato, di aver avuto un solo marito, di aver praticato l’ospitalità, di aver educato bene i propri figli, di aver soccorso gli afflitti e di aver fatto opere buone.

5. Profetesse 

©preguntasantoral.es

Nel Nuovo Testamento vengono descritte le attività profetiche delle donne. Il carisma profetico fu molto apprezzato nel movimento cristiano, e le donne svolsero un ruolo fondamentale nelle conversioni, insieme agli apostoli. Partecipavano anche alle assemblee comunitarie e prendevano parte ai discorsi in lingue, alle loro “interpretazioni” e alla recitazione o al canto dei salmi. Queste profetesse godevano di grande autorità, fino al secolo II. Il caso più noto è quello della figlia di Filippo, missionario ellenico che viveva in Cesarea Marittima.


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QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Valerio Evangelista]

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