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Perché Papa Francesco si sente così legato a senzatetto e poveri?

©Fratello 2016
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In un'intervista al mensile dei senzatetto milanesi parla del suo legame con i più bisognosi.

L’amore per i “suoi” poveri che nasce a Buenos Aires. E’ lì che Papa Francesco ha iniziato quella missione di “parroco di strada” che lo contraddistingue anche da quando è diventato pontefice.

Ha raccontato la sua esperienza, non sulle prime pagine di un famoso giornale, sulle colonne di “Scarp de’ tenis“, il mensile dei senzatetto milanesi. Intervista concessa in occasione della imminente visita pastorale a Milano e Monza del 25 marzo.

Come scrive Vatican Insider (28 febbraio) protagonisti del giornale sono le persone senza dimora, e altre persone in situazione di disagio personale o che soffrono forme di esclusione sociale. Il giornale intende dare loro un’occupazione e integrare il loro reddito. Ma intende in primo luogo accompagnarli nella riconquista dell’autostima.

“MI MANCA LA STRADA”

Allora quale migliore occasione per il Papa per farsi intervistare da loro e riportare i retroscena di questo legame così intenso sbocciato nelle periferie argentine? «C’è soltanto una cosa che mi manca tanto di Buenos Aires – ammette Bergoglio – la possibilità di uscire e andare per strada. Mi piace andare in visita alle parrocchie e incontrare la gente».

PERIFERIE PIU’ AUTENTICHE

«Nelle baraccopoli – prosegue – c’è più solidarietà che non nei quartieri del centro. Nelle “villa miseria” (i quartieri più degradati della capitale argentina ndr) ci sono molti problemi, ma spesso i poveri sono più solidali tra loro, perché sentono che hanno bisogno l’uno dell’altro. Ho trovato più egoismo in altri quartieri, non voglio dire benestanti perché sarebbe qualificare squalificando, ma la solidarietà che si vede nei quartieri poveri e nelle baraccopoli non si vede da altre parti, anche se lì la vita è più complicata e difficile. Nelle baraccopoli, per esempio, la droga si vede di più, ma solo perché negli altri quartieri è più “coperta” e si usa con i guanti bianchi.

IL CATECHISMO PER I POVERI A CORDOBA

Il legame così intenso tra il futuro Papa e i più bisognosi è una scintilla scoccata negli anni del Noviziato a Cordoba tra il 1958 e il 1960, come raccontano Javier Camara e Sebastian Pfaffen in “Gli anni oscuri di Bergoglio” (Ancora edizioni).

Bergoglio abitava nella Residenza Maggiore della Compagnia di Gesù, nel centro della città argentina. Ogni sabato sera e ogni domenica mattina andava a cercare bambini e bambine che vivevano nel quartiere del Noviziato e nelle zone povere del circondario per fare loro catechismo, offrire una semplice colazione o merenda, e fare dei giochi.

Padre Jorge ha sempre cercato un modo per essere vicino ai sofferenti e ai poveri, come uno di loro. In quegli anni, chiuso nella sua piccola stanza nel Noviziato, scrisse che «la mancanza di povertà è portatrice della divisione» degli uomini e delle comunità.

LA “RIGIDA DISCIPLINA” DI SAN MIGUEL

Quando diventò rettore del Colegio Máximo di San Miguel, nella provincia di Buenos Aires, nel 1973, impose, non a caso, una rigida disciplina. Faceva ripetere agli studenti l’esperienza che lui stesso aveva vissuto durante il suo noviziato a Córdoba. Li inviava anche in gruppi a cercare i bambini dei quartieri poveri, che cominciavano a proliferare lì intorno, per portarli alla santa messa.

Il suo era ed è un metodo fatto di regole molto chiare – per alcuni troppo dure – con un senso pastorale molto forte. Questo senso pastorale s’incarnava nel servizio ai più poveri dei quartieri periferici, però con un’impronta spirituale determinata dalla vicinanza pastorale – né ideologizzata, né politicizzata – alla gente.

L’AIUTO ALLA LUCILA

Quando è tornato “in esilio” a Cordoba come sacerdote, tra il 1990 e 1992, lui stessa ama ricordare l’aneddoto di Lucila Tejeda, detta “Lucy”, povera e sola dopo aver perso il marito, e senza la possibilità di mandare a scuola i suoi tre bambini.

Si trovava in questa situazione quando conobbe padre Bergoglio, «questo buon uomo che tutti i giorni, alle tre del pomeriggio, quando arrivavo alla Compagnia, incontravo sulla porta di via Caseros mentre distribuiva alimenti ai poveri». Fu un incontro provvidenziale perché il futuro Papa prese a carico la situazione della donna e inizio’ ad aiutarla sia con gli alimenti, sia economicamente.

“CUOCO” PER UNA COPPIA DI FIDANZATI

Ma Bergoglio è anche quel sacerdote che cucinava, tutta la notte fino all’alba senza dormire, affinché una giovane coppia di fidanzati cordovesi di umili condizioni potessero offrire ai loro familiari un piatto da mangiare per la festa del loro matrimonio.

E sempre a Cordoba dono’, in gran segreto, 12.000 pesos di offerte, che gli avevano inviato delle suore tedesche, ad un uomo che era rimasto senza casa.

IN PULLMAN NEI QUARTIERI DEGRADATI

Rimase umile verso gli umili anche quando fu nominato alla guida dell’arcidiocesi di Buenos Aires, la più importante dell’Argentina. Erano passati solo cinque anni dai suoi ventidue mesi di esilio cordovese. Rifiutò ogni trattamento di privilegio e scelse di mimetizzarsi con il popolo.

Furono segni tangibili della sua gestione i suoi viaggi in autobus per dirigersi alle visite periodiche nei quartieri più poveri dove, oltre a condividere il mate e le preghiere, e promuovere le manifestazioni della religiosità popolare. Per strada benedica chiunque senza fare caso alle loro condizioni.

QUELL’INTESA CON I “CURAS VILLEROS”

E in questi viaggi nelle periferie che rafforza la sua relazione con i cosiddetti curas villeros (sacerdoti che si occupano delle baraccopoli). Nel 1994 conobbe padre “Pepe” Di Paola, riferimento dei sacerdoti che si erano trasferiti nelle baraccopoli per assistere spiritualmente e materialmente i più poveri di Buenos Aires.

In una delle ultime (e poche) interviste che ha rilasciato prima di diventare Papa, concessa il 1° novembre del 2012 alla radio della parrocchia Nostra Signora di Caacupé nella Baraccopoli 21-24, disse: «Quello che mi rimarrà sempre nel cuore è questo: l’aver camminato insieme a un popolo che cerca Gesù e aver ascoltato tante cose e aver imparato tanta fedeltà».

L’AMMIRAZIONE PER PADRE HURTADO

In realtà, il “segreto” che si nasconde dietro questa vocazione per i poveri di Bergoglio, ha origini non argentina, ma cilene. Nella casa di formazione a Santiago, capitale del Cile, il giovanissimo gesuita rimase abbagliato dalla figura di padre Alberto Hurtado. Quel sacerdote creò la prima casa di accoglienza per la gente di strada. Lui stesso la riempiva percorrendo le vie di Santiago con il suo camioncino verde e raccogliendo i poveri, che ribattezzò i padroncini.

Quando si domanda all’odierno papa Francesco di padre Hurtado, dice: «Hurtado è un modello di lavoro con i poveri e di molta preghiera. Fondamentalmente questo: preghiera e lavoro con i più bisognosi».

QUI L’INTERVISTA INTEGRALE

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