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Una prima vittoria per Marwa e la sua famiglia

Aleteia - Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 07/03/17

Per i medici che la curano è accanimento terapeutico ma il Consiglio di Stato in Francia concede più tempo

EDIT: E’ di queste ore la decisione del Consiglio di Stato che ha deliberato a favore della famiglia di Marwa riconoscendo che il tempo messo a disposizione della piccola è stato troppo poco per poter valutare la presenza di un accanimento terapeutico:

Il tribunale amministrativo aveva stabilito che la decisione di interrompere il trattamento sarebbe stata “prematura da prendere dopo un periodo che non era abbastanza a lungo per valutare con distacco e attenzione lo stato di salute della bambina”. “Il semplice fatto che una persona sia in uno stato irreversibile di perdita di autonomia rendendola dipendente da ventilazione artificiale non può, di per sé, giustificare una interruzione di trattamento senza prima avere preso più tempo per verificarne i possibili miglioramenti. Si tratterebbe, dunque, di una ostinazione irragionevole”. I virgolettati sono trati da alcuni articoli che “La Croix” sta deciando in questi giorni alla vicenda di Marwa, riportando stralci della prima sentenza. “La Croix” aggiunge un altro aspetto della vicenda. Il Tribunale di Marsiglia ha commissionato a tre medici esperti una perizia, una valutazione rispetto alla situazione di Marwa. Ebbene, leggendo le carte, “La Croix scrive che i tre medici hanno sottolineato che Marwa “è cosciente, ma che soffre di importanti deficit motori irreversibili, che ha “gravi e permanenti danni neurologici”, ma tuttavia si sono rifiutati di risolvere il “dilemma etico” sulla questione del trattamento continuato. In sostanza, non hanno esplicitamente detto che non ci sono più speranze e che dunque è giustificabile togliere il respiratore e fare morire la piccola Marwa (Community La Croce).

Una bimba di 15 mesi lotta tra la vita e la morte: il problema è che lo fa praticamente da quando è nata. La storia di Marwa Bouchenafa, che ha spaccato in due la Francia, è il dramma di una bimba mantenuta in vita artificialmente in un ospedale di Marsiglia ed è al centro di un caso giudiziario con pochi precedenti: per i medici non c’è più nulla da fare e sono pronti a staccare la spina, mentre i genitori si oppongono. Ora si attende la pronuncia del Consiglio di Stato che si è riunito il 2 marzo (Il Sussidiario, 3 marzo).

L’INFEZIONE E IL COMA

Era il 25 settembre 2016 quando Marwa Bouchenafa, una bimba di 15 mesi di origine algerina, viene portata all’ospedale di Marsiglia in condizioni gravissime. Un raro enterovirus le ha provocato danni neurologici “gravi e definitivi”. La piccola finisce in coma: a tenerla in vita è una macchina che la nutre e respira per lei.

Per i medici non c’è più nulla da fare: vogliono staccare la spina. Ma i genitori si oppongono e fanno ricorso al tribunale amministrativo di Marsiglia contro la decisione dei medici: “Non perdiamo la speranza” dicono, chiedendo che le cure vengano prolungate. E il tribunale delibera in loro favore.

I GENITORI: RISPONDE ALLA NOSTRA VOCE

Dieci giorni dopo, Marwa migliora. Apre gli occhi e sembra riconoscere e reagire alla voce dei genitori. La mamma Anissa, 44 anni, ha raccontato alla stampa francese che la bambina la «segue con gli occhi, muove le mani, i piedi, il tronco, anche se i movimenti sono piccoli e difficoltosi. «Risponde alla mia voce e a quella di suo padre», insiste la donna.

Il padre di Mohamed insiste sul fatto che sua figlia ha il diritto di vivere e merita una chance. «Se in pochi anni, la scienza avanza nostra figlia potrà continuare a vivere come tanti altri bambini. Noi non perdiamo la speranza, ci crediamo» , ha concluso la madre (France Info, 6 marzo).

Molto toccanti, anche queste parole del padre: «Tre settimane fa hanno cominciato a metterci quest’idea nel nostro cervello, ma stando alla risonanza magnetica il suo cervello [di Marwa, n.d.t.] è intatto, completamente intatto, sta veramente benissimo, non ci saranno conseguenze… non è che una piccola parte del cervelletto [che è stata toccata, n.d.r.]»].

I MEDICI: NON AVRA’ UNA VITA NORMALE

Ma per il personale medico la piccola ha subìto danni irreversibili al cervello e non potrà avere una vita normale: sarà costretta a letto per sempre e dovrà vivere attaccata ai respiratori e ai sondini per alimentarsi. Da qui il braccio di ferro con i genitori e la richiesta (Il Giornale, 3 marzo).

LA CAMPAGNA FACEBOOK

«Non perdiamo la speranza», scrive il padre in una petizione online. Mohamed ha infatti creato una pagina Facebook “Mai senza Marwa”, su cui condivide le immagini della sua bambina e i progressi registrati.

La pagina, che ha raccolto migliaia di manifestazioni di solidarietà, è seguita da oltre 90mila utenti e i video che il papà posta superano ogni volta le 60mila condivisioni. On-line sta girando anche una petizione per “non staccare il respiratore” che tiene in vita la bambina e che a oggi ha raggiunto 240mila firme.

Tags:
accanimento terapeuticoeutanasiamedicina
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