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13 “consigli” per una corretta riforma della Curia vaticana

© Antoine Mekary / ALETEIA
VATICAN CITY, October 16: Pope Francis attends a Holy Mass and canonization of blessed Salomon Leclercq, José Sanchez del Río, Manuel González García, Lodovico Pavoni, Alfonso Maria Fusco, José Gabrie
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Dalla Evangelii Gaudium ai poveri, fino a Vatileaks: così potrà decollare la svolta di Bergoglio

A che punto è la riforma della Curia vaticana? Papa Francesco ne ha tratteggiato i criteri chiave: individualità; pastoralità; missionarietà; razionalità; funzionalità; modernità; sobrietà; sussidiarietà; sinodalità; cattolicità; professionalità; gradualità.

Nella riflessione del giornalista e scrittore Michele Zanzucchi in “Vaticano” (edizioni Città Nuova) abbiamo individuato tredici “suggerimenti” su cui articolare la svolta che Bergoglio vuole imprimere alla Chiesa mondiale.

1) “Buonasera”

La riforma della Curia romana non può essere scissa totalmente dalla riforma della Chiesa. La seconda comanda la prima. Entrambe anticipate in quel semplice e in fondo incerto «buonasera» con il quale il neopapa Bergoglio ha dato avvio al pontificato dalla loggia della basilica vaticana, avvicinando d’improvviso la Chiesa cattolica a coloro che non riuscivano a dirsi parte di essa.

2) Fretta e lentezza

Non so se papa Bergoglio abbia letto alcuni libri editi negli ultimi tempi che decantano la vita calma, fanno l’elogio della lentezza, rifiutano la velocità propria della rivoluzione digitale. Non lo so, ma so che la riforma della Curia romana avanza con estrema lentezza, quasi immobilità, anche se qua e là si è avvertita una certa fretta di arrivare al dunque, in particolare dopo i due scandali che maggiormente hanno minacciato la Chiesa cattolica romana, cioè quelli degli abusi sessuali e delle finanze fuori controllo.

3) Perfettibile

La riforma non è perfetta e non pretende di esserlo. È quindi perfettibile. Più che rispondere a un piano organico, redatto a tavolino, sembra voglia indicare ai cattolici, ma non solo, un metodo per aprire delle strutture potenzialmente chiuse alla discussione vitale, al dialogo fattivo, sulla base delle mutate esigenze della società e della parola sempre nuova dello Spirito Santo.

4) Le norme umanizzate

Non sembra si possa essere tacciati di antipapismo affermando che la mentalità e la volontà di papa Francesco non siano giuridiche. Lui stesso più volte lo ha ammesso. Il suo approccio è piuttosto teologico-pastorale e include anche quella “teologia del diritto” che dà le basi alle norme giuridiche particolari. Questo spiega (almeno in parte) non solo la profusione di correzioni alle norme già emanate, ma anche la volontà papale di “umanizzare” le norme in vigore, togliendo ad esse ogni tono e ogni dettame che possano sembrare offensivi per la libertà e la dignità del singolo essere umano (che sia un prete, una persona separata o divorziata, un popolo sfruttato).

5) Vangelo, sempre e comunque

Se si vuole quindi cercare una logica sottostante alla riforma della Curia e, a più forte ragione, alla riforma della Chiesa, questa va cercata nella dimensione biblica. È solo il Vangelo che sembra guidare, passo dopo passo, Bergoglio e il consiglio dei cardinali (il C9, che lo assiste in questa operazione di riforma, pur non avendo alcuna base giuridica preesistente). Francesco parla di «evangelico coraggio»

6) Evangelii Gaudium

È in questo documento, il primo redatto veramente dalla penna di Bergoglio, che si possono trovare le basi teologiche, giuridiche e pastorali della riforma della Curia, e prima ancora della riforma della Chiesa. Un documento che, sin dal titolo, si richiama solo al Vangelo. La sua lettura spiega i comportamenti del papa, le sue procedure, i suoi convincimenti culturali.

7) La gioia nelle norme

La nota più originale presente ovunque nella EG, ma anche in tutto il pensiero bergogliano, è la gioia, intesa come il vestito e la disposizione che il cristiano deve portare ogni giorno per poter sperare di evangelizzare. L’intima gioia di chi non deve rispondere ai potenti di questo mondo, che siano civili o ecclesiastici, ma esclusivamente al suo Signore. C’è da scommettere che la volontà riformatrice di papa Francesco voglia non tanto essere in sé gioiosa, quanto capace di suscitare gioia in chi l’incontra. Anche nella riforma di codici e codicilli deve esserci gioia.

8) I poveri li avrete sempre con voi

Continuando in questa logica bergogliana, suscita grande interesse, o al contrario scetticismo, la costante attenzione del papa per i poveri, che siano senza patria, senza tetto o senza famiglia. Ciò indubbiamente provoca in taluni un certo imbarazzo, e si chiedono che cosa abbia a che fare con la riforma della Curia l’attenzione ai più bisognosi. E invece, ogni atto del pontefice sembra voler riaffermare questa centralità dei poveri.

9) Centri di potere

Nei secoli passati, così come negli ultimi decenni, certi prelati vaticani hanno inteso la Curia come un centro di potere, anche se al servizio della Chiesa e del bene comune, ma pur sempre un centro di potere capace di influenzare le scelte politiche in Italia e anche in altri Stati. Tutto ciò pare essere un lontano ricordo del passato, anche se sono trascorsi solo pochi anni dall’elezione di Francesco. Tre o quattro mesi sono bastati per cambiare la prassi di non pochi prelati, anche in posizioni di primo piano in Vaticano, e per seguire la linea maestra di una Chiesa cattolica disinteressata alle vicende politiche locali, che punta ai principi, alle istituzioni internazionali, alla chiara distinzione di ambiti.

10) Ascolto degli altri e dello Spirito

La riforma pare essere figlia del desiderio di papa Bergoglio di ascoltare tutti coloro che hanno qualcosa da dire al riguardo, non cercando tanto una mediazione di compromesso, quanto di dar voce a tutti per poi ascoltare la voce che conta, quella dello Spirito Santo. Infine, arrivare alle decisioni concrete. Perché lo scopo della Chiesa (cf. EG 31) non è quello di giungere a una perfetta organizzazione, ma di toccare il cuore di ogni persona umana col sogno del Vangelo, fatto di libertà, uguaglianza, fraternità e comunione.

11) L’etica dopo Vatileaks.

Certamente uno dei pilastri della nuova riforma della Curia, così come della Chiesa cattolica tutta intera, mi sembra sia quello etico. È necessaria una purificazione delle intenzioni (cf. EG 100) per l’intera Ecclesia e quindi per il Vaticano. Questa appare la vera risposta a Vatileaks e agli scandali finanziari e agli abusi sessuali che tanto hanno danneggiato la Chiesa cattolica nel suo complesso. La via è quella del prendersi cura gli uni degli altri (si legge sulla EG al n. 99: «Siamo sulla stessa barca e andiamo verso lo stesso porto»). Il male va vinto con il bene e con l’amore (cf. EG 101). E cercando di rimuovere delle prassi che hanno danneggiato e danneggiano grandemente lo spirito evangelico che dovrebbe permeare tutta la vita della Curia.

12) Nomine giuste e sbagliate.

Tanti colleghi giornalisti interpretano la natura della riforma della Curia solo analizzando le nomine fatte da papa Francesco. In realtà la riforma non trova la sua chiave di lettura esclusivamente nei nomi di chi il papa ha messo a capo di questo o quel dicastero. Le persone sono parte del disegno, ma non sono il disegno stesso. Certo, la riforma la si fa con uomini e donne precisi, con la loro storia e le loro radici. Ma talvolta ci si può sbagliare, cosa che è accaduta anche a Francesco, ovviamente.

13) Chi sono io per giudicare?

Non pochi hanno poi manifestato sorpresa per un papa che non ha preso l’abitudine di cacciar via chi non gli aggrada o la pensa diversamente da sé. Se si fa eccezione per i pochissimi reprobi, per i due o tre condannati dalla giustizia (vaticana e non) e per qualche caso eclatante di malafede, il papa si tiene i suoi collaboratori fino alla fine del loro mandato, senza scatenare nessuna caccia alle streghe. Ha fiducia nel prossimo, sul serio.

 

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