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Non permettere alla Quaresima di rovinare la tua autostima

Matthew Dix | Unsplash
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Non è una stagione di punizione, sono 40 giorni in cui poter imparare cosa significhi davvero la vera libertà

Non so come possa affrontare per la Quaresima e continuare a piacermi” è la frase che, in quanto sacerdote, sento più frequentemente.

È una difficoltà comprensibile. Molti di noi hanno problemi con la propria autostima. Ci paragoniamo a chi ci circonda e ci convinciamo di non essere alla loro altezza. Molti di noi sono già al limite, sono già troppo duri con loro stessi, e mantengono soltanto una fragile apparenza di contentezza quando, in realtà, sono divorati dal dubbio e dal senso di inadeguatezza. È nel contesto di queste difficoltà che arriva la Quaresima, e i nostri parroci ci ricordano di esaminare noi stessi in aree in cui non ci sentiamo affatto a nostro agio. Dunque, da dove iniziare?

Con il Martedì Grasso è iniziata la stagione della Quaresima, seguito dal Mercoledì delle Ceneri. Questi due giorni presentano un netto contrasto: nel primo si mangia, si beve, ci sono parate; nell’altro vengono imposte le ceneri sulla fronte, è un giorno di contrizione e digiuno. Il primo sembra essere un giorno di felicità e libertà, il secondo sembra cupo e triste.

L’ultima cosa di cui ha bisogno chi si sente intrappolato dalle inadeguatezze della propria vita interiore è vedersi limitare ulteriormente la propria libertà.

Personalmente, direi di avere abbastanza fiducia in me stesso. Ma quando esamino la mia vita e mi chiedo se io sia davvero chi voglio essere, inizio a comprendere che forse non sono esattamente la più giusta delle persone. Non posso immaginare quanto possa essere difficile, questa esperienza, per chi tende ad essere troppo severo con se stesso, con chi non sa neanche da dove iniziare perché pensa che sia tutto sbagliato, che nessuno lo ami, che sia inadeguato.


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Ma non dovrebbe essere così. Una prospettiva sana sulla Quaresima può rendere questi quaranta giorni un periodo di vera crescita interiore, per chiunque. Può ricordare che prendersi del tempo per esaminare se stessi è in realtà un esercizio mentale positivo, che non dovrebbe lasciare con una peggiore immagine di sé. La disciplina di questa stagione porta con sé, infatti, una grande libertà.

Per le prossime tre settimane, scriverò sulle pratiche del digiuno, dell’elemosina e della preghiera, tradizionali in questa stagione di Quaresima. Se prendiamo sul serio queste tre cose, possono liberarci dai vincoli che ci impediscono di realizzare noi stessi.

La libertà”, ha scritto l’arcivescovo Fulton Sheen, “è un traguardo”. Quello che vuole dire è che, sebbene siamo nati con l’illimitata capacità di compiere delle scelte, le decisioni che prendiamo costruiscono abitudini che possono limitare, oppure sostenere, la nostra libertà. Un errore comune è cercare la libertà da tutte le influenze esterne, dalle regole, dall’autodisciplina. “Non ditemi cosa devo fare!”

Ma la capacità di scegliere tutto ciò che vogliamo non è vera libertà. Perché finiamo col dipendere dai nostri desideri. Non trovando alcuna resistenza, non cresciamo e le nostre anime rimangono immature. Essere liberi dagli altri sembrerebbe un ottimo modo per mantenere la propria autostima ed autonomia, ma in realtà ci lascia soli e insoddisfatti. Rincorrere l’ultimo modello di macchina, cercare la perfetta acconciatura, evitare la responsabilità o non dover mai rispondere a nessuno, è insoddisfacente.

La vera libertà non è ciò che immaginiamo. Va conquistata duramente, ma appaga e permette di vivere una vita felice. Non equivale al sottrarsi al mondo, bensì ad abbracciare ciò che è puro, meraviglioso e buono.

Se dunque in passato hai avuto difficolta nella Quaresima e sei già troppo duro con te stesso, non continuare a pungolarti sulle stesse cose. Invece, vedi nella Quaresima un’opportunità per trovare la vera libertà, sapendo che i tuoi difetti e le tue imperfezioni non sono una parte permanente della tua identità: attraverso preghiera, digiuno ed elemosina puoi lasciartele alle spalle.


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La Quaresima non è una ritirata da ciò che siamo: è un’opportunità per liberarci da ciò che ci trattiene.

[Traduzione dall’inglese a cura di Valerio Evangelista]

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