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Müller a Collins: “Basta col cliché delle resistenze curiali al Papa”

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La replica alle dichiarazioni di Marie Collins e alla sua decisione di lasciare la commissione vaticana per la Tutela dei minori in polemica con alcuni uffici a suo dire restii nell’applicare alcune indicazioni anti-pedofilia è arrivata dal Prefetto dell’ex Sant’Uffizio, il cardinale Gerhard Ludwig Müller. Intervistato dal Corriere della Sera, il porporato ha dichiarato: «Non posso capire che si parli di mancanza di collaborazione».  

Müller ha detto di non aver mai incontrato la Collins, «ma naturalmente sono pronto, nulla lo impedisce». E ha continuato: «Penso si dovrebbe mettere fine a questo cliché, l’idea che ci sia da un lato il Papa che vuole la riforma e dall’altro un gruppo di resistenti che vorrebbero bloccarla. Fa parte della nostra fede cattolica e dell’ethos del lavoro della Curia romana di sostenere la missione universale del Papa, a lui affidata da Gesù Cristo». 

Il cardinale ha quindi spiegato che «il compito della Commissione è molto diverso da quello della Congregazione. Quest’ultima fa i processi canonici ai chierici accusati dei delitti più gravi. Lo scopo è differente ma la Congregazione ha collaborato alla costituzione della Commissione». E a proposito dei cambiamenti di procedura suggeriti dalla commissione e non accettati dalla Congregazione, ha spiegato: «Non so di questi presunti episodi. La Commissione ha solo inoltrato una richiesta formale chiedendoci di scrivere lettere alle vittime per mostrare la vicinanza della Chiesa alla loro sofferenza. Ma quest’atto della cura pastorale è un compito dei vescovi nelle loro chiese particolari e dei superiori generali degli istituti religiosi, che sono più vicini».  

«Se c’e una decisione del Papa o la consegna di un compito specifico – ha continuato il Prefetto – non ci sono resistenze. La Congregazione ha il compito di fare un processo canonico. Il contatto personale con le vittime è bene sia svolto dai pastori del luogo. E quando arriva una lettera, chiediamo sempre al vescovo che sia lui ad avere cura pastorale della vittima, chiarendole che la Congregazione farà tutto il possibile per fare giustizia. È un malinteso che questo dicastero, a Roma, possa occuparsi di tutte le diocesi e ordini religiosi nel mondo. Non si rispetterebbe il principio legittimo dell’autonomia delle diocesi e della sussidiarietà». 

Quanto all’annunciato «tribunale dei vescovi», che avrebbe dovuto iniziare a lavorare presso l’ex Sant’Uffizio occupandosi degli insabbiamenti e delle sottovalutazioni a carico dei responsabili delle diocesi, Müller ha dichiarato: «Si è trattato di un progetto, ma dopo un dialogo intenso fra vari dicasteri coinvolti nella lotta contro la pedofilia nel clero si è concluso che per affrontare eventuali negligenze delittuose dei vescovi abbiamo già la competenza del dicastero per i vescovi, gli strumenti e i mezzi giuridici. Inoltre il Santo Padre può sempre affidare un caso speciale alla Congregazione». 

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