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Fossa comune dei bimbi in Irlanda, l’arcivescovo: “Sono scioccato”

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«Sono fortemente scioccato, come tutti, dalle notizie che sono state rese note dalla Mother and Baby Homes Commission of Investigation riguardo il grande numero di bambini sepolti nell’area in cui sorgeva la Mother and Baby Home in Tuam»: inizia così l’omelia di oggi dell’arcivescovo della cittadina della contea di Galway, Michael Neary.  

Venerdì scorso la commissione istituita nel 2015 e presieduta dal giudice Yvonne Murphy ha pubblicato un comunicato in cui conferma l’esistenza sotto il terreno della Casa di due siti con un «significativo numero di resti umani, da feti alla 35esima settimana a bambini di 2 o 3 anni». 

Questi resti, secondo quanto si legge ancora nel comunicato, si trovavano in due aree: la prima era probabilmente un container per le acque reflue, la seconda un lungo tunnel con venti camere. 

«Sono sconvolto e atterrito dall’apprendere che un ingente quantità di resti umani è stato scoperto in questo sito la cui esistenza, secondo le analisi, corrisponde al lasso di tempo in cui lì ha operato la Mother and Baby home» afferma ancora l’Arcivescovo irlandese. Che si riferisce al periodo di apertura della struttura, dal 1925 al 1961. Non era la sola struttura in Irlanda a ospitare queste madri sole, oggetto, nella Repubblica, a forte connotazione cattolica, di un vero e proprio disprezzo e stigma sociale: si conta che in quegli anni, con una particolare accentuazione del fenomeno negli anni ’50, i bambini figli delle Magdelene (questo era il nome con cui venivano identificate le ragazze madri, ndr) dati in adozione siano stati più di 6mila. Molti di loro venivano dati a coppie di genitori provenienti da fuori Irlanda, in Germania come negli Stati Uniti. L’Irlanda a quei tempi era un paese fortemente povero. 

Per questo Neary dice di poter «solo immaginare lo strazio di queste madri che soffrivano nel vedersi privare dei propri figli perché venissero dati in adozione o che erano testimoni della loro morte. Alcune tra queste giovani donne, fragili per la loro condizione, erano state rifiutate dalle famiglie. Noi non possiamo nemmeno immaginare che cosa abbiano provato. Non possiamo arrivare a immaginare il loro senso di impotenza di fronte alla morte dei figli». 

La verità sta emergendo a molti anni di distanza, ma nonostante questo secondo monsignor Neary «è giusto che l’opinione pubblica esprima la propria preoccupazione per quanto emerso». E assicura la collaborazione piena, accanto alle famiglie dei defunti per cercare di ottenere una «risepoltura dei resti in un luogo consacrato di Tuam». E che «per quanto non coinvolti direttamente nella gestione della Casa, abbiamo messo a disposizione della Commissione tutto quello che sappiamo».  

Tutto questo mentre le autorità statali e i medici legali proseguiranno il lavoro di inchiesta. Perché «il lavoro della Commissione, per quanto difficile da accettare – dice ancora l’Arcivescovo irlandese – è un altro passo verso la verità. E della verità non dobbiamo avere paura». 

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