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Vaticano: 12,4 milioni di disavanzo per la Santa Sede nel 2015

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La vera notizia è che ci vorrà ancora qualche anno perché la revisione contabile dei dicasteri e degli enti vaticani venga portato a termine, il lavoro è in corso e appare ancora lontano dall’essere completato, per cui per i nuovi bilanci ci sarà da aspettare. È questo il dato principale che emerge dal comunicato diffuso stamane dalla Segreteria per l’economia. Il dicastero vaticano ha infatti reso noti alcuni particolari relativi ai bilanci consuntivi della Santa per il 2015. Il ritardo nella pubblicazione dei bilanci, che in passato avveniva tra giungo e luglio, era dovuto all’impostazione di nuovi metodi e standard improntati all’efficienza e alla trasparenza, ma evidentemente si tratta di una questione che richiede assai più tempo del previsto. D’altro canto nel sintetico comunicato con il quale si dà notizia dei bilanci del 2015, mancano del tutto le voci complessive relative a entrate e uscite, sono riferiti solo alcuni numeri per altro in linea con quelli degli anni precedenti. Inoltre si precisa – e la cosa è determinante – che il rendiconto di bilancio non è stato sottoposto a revisione contabile. Ma andiamo con ordine.

«La Santa Sede ha registrato, nel 2015 – fa sapere la Segreteria per l’Economia – un disavanzo di euro 12,4 milioni. Le principali voci di entrata per il 2015, in aggiunta ai rendimenti degli investimenti, si riferiscono ai contributi» provenienti dalle chiese locali nel mondo per 24 milioni, ed «ai contributi dall’Istituto per le Opere di Religione (Euro 50 milioni)». Peraltro, nel futuro, con i nuovi standard finanziari di bilancio, è previsto che il contributo dello Ior si riduca o venga rivisto nelle sue modalità. In quanto alle uscite, si fa sapere che «come negli anni precedenti, la voce di spesa più significativa della Santa Sede si riferisce al costo del personale».

Allo stesso tempo, come pure è avvenuto in passato, «il Governatorato della Città del Vaticano, per il 2015, ha registrato un surplus di Euro 59,9 milioni, principalmente dovuto alle ricorrenti entrate derivanti dalle attività culturali, in particolar modo quelle collegate ai Musei». E fin qua non c’è differenza fra quanto veniva comunicato prima che iniziasse il lavoro di riforma, anzi le informazioni a disposizione del pubblico sono ridotte e questo per una ragione: che appunto nuovi standard di calcolo e un quadro di riferimento normativo ad hoc per i diversi dicasteri vaticani – attraverso il quale verificare la reale portata delle finanze di ciascun ente – ancora non sono attivi. Il comunicato spiega che comunque il rendiconto annuale consolidato del 2015 si basa «sui principi contabili internazionali per il settore pubblico (IPSAS)», tuttavia «la Segreteria per l’Economia ha informato il Consiglio per l’Economia che il percorso verso la piena applicazione delle VFMP (politiche vaticane financial management) è saldamente in corso ed ha evidenziato che sarà, tuttavia, necessario qualche anno per il completamento di questo processo e per l’attuazione di una revisione contabile completa».

Ancora si chiarisce che «il Rendiconto annuale consolidato 2015 rappresenta un passo importante sia per le riforme economiche che per il percorso di adozione delle nuove politiche, le quali stanno ben procedendo». Insomma, i lavori sono in corso ma la loro conclusione è di là da venire. Non solo: «il Consiglio per l’Economia ha preso quindi atto del Rendiconto annuale consolidato 2015 che, in questo periodo di transizione, non è stato sottoposto – la precisazione è importante – a revisione contabile». Si rileva comunque come «la Santa Sede e lo Stato della Città del Vaticano stanno beneficiando notevolmente dell’attuazione» delle nove politiche finanziarie, poiché «consentono di migliorare la qualità e la trasparenza delle informazioni finanziarie oltre ad accrescere il rigore nelle procedure di reporting e di controllo finanziario». «Su proposta del Consiglio per l’Economia – si afferma ancora – il Santo Padre ha quindi preso atto del Rendiconto Annuale 2015».

Altro aspetto rilevante è la programmazione per il prossimo futuro, in quest’ambito il comunicato chiarisce che «un importante progresso è stato realizzato nell’ambito del processo di predisposizione del budget. Il Budget 2017 è stato presentato al Consiglio per l’Economia, per la prima volta, prima dell’inizio del nuovo anno solare, e ne ha raccomandato l’approvazione. Questo permetterà di attuare un ulteriore controllo sulla verifica delle spese, attraverso il monitoraggio continuo dei risultati in corso rispetto ai piani finanziari approvati».

La sensazione generale, è che la montagna – per ora – abbia partorito il topolino. Ma c’è una spiegazione. La realtà è che far confluire in un sistema omogeneo e coerente, tutti i numerosi enti e dicasteri vaticani, è un compito più impegnativo di quanto non fosse stato previsto all’inizio. Si sta ancora lavorando, per esempio, sui principi contabili da applicare ai vari dicasteri e uffici della Curia, mentre gli organismi che più direttamente si occupano della gestione finanziaria sono già avviati su un percorso di riforma e di trasparenza. Un lavoro lungo, anche perché sconta le difficoltà derivanti da cambiamenti di abitudini, dalla necessità di rimuovere consuetudini ormai non più compatibili con i tempi e di coordinare numerose e diverse strutture.

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vaticano
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