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L’abbraccio di Francesco al papà che ha staccato la spina alla sua bambina

© Antoine Mekary / ALETEIA
Pope Francis leads his weekly general audience in St. Peter's Square in Vatican City, October 12, 2016. © Antoine Mekary / ALETEIA
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Non voleva più vedere soffrire la piccola Sofia. La storia è arrivata al Santo Padre, che l'ha voluto incontrare

C’è una lettera che Papa Francesco tiene sul suo tavolo dal Natale 2015. Tutti i giorni prega per Loredana, la donna che gliel’ha mandata, e per la sua nipotina Sofia, volata in cielo quando aveva appena 40 giorni.

L’ULTIMO ATTO: IL BATTESIMO

Sofia era nata già condannata a morte da una malattia rara che impediva ai polmoni di espandersi. Il suo papà Alessandro non se l’è sentita di vederla tirare avanti sofferente, intubata, trafitta da aghi e flebo, e ha deciso di staccare la spina. Ma prima di compiere questo gesto, nonostante lui fosse ateo, ha deciso di far battezzare la piccola da un prete cattolico.

Nonna Loredana è un medico padovano, un medico cattolico, che questa tragedia «l’ha vissuta due volte, come mamma e come nonna» e che solo oggi riesce a parlarne al Corriere del Veneto (2 marzo).

Il figlio Alessandro è un ingegnere biomedico, vive e insegna all’Università a Washington, dove la moglie Christel è analista politica per il governo americano. Dopo Angela, la primogenita che oggi ha 4 anni, nel settembre 2015 era arrivata Sofia.

“CHE SENSO AVEVA PROLUNGARE LE SOFFERENZE?”

«Appena nata sembrava stesse bene — racconta Loredana al quotidiano veneto — pesava tre chili, era bellissima. Ma qualche ora dopo il parto ha cominciato a fare fatica e respirare, non si capiva cosa avesse. Dopo una serie di visite, non avevamo ancora una diagnosi e lei peggiorava. Ho mosso il mondo intero: ho chiesto una consulenza alla Pediatria di Padova, l’ho fatta vedere da uno specialista di Lugano e poi da una dottoressa padovana che lavora a New York».

E il verdetto è arrivato, impietoso: «Sofia aveva una malattia rara che impedisce all’organismo di produrre la proteina in grado di far espandere i polmoni. Non si può curare, l’unico trattamento poteva essere il trapianto di polmoni, che avrebbe dovuto affrontare a un mese di vita a Philadelphia. Ma non ci è mai arrivata. Mio figlio, d’accordo con me, si è assunto la responsabilità dell’unico gesto possibile, altrimenti la piccola sarebbe stata attaccata al respiratore due mesi, per poi morire d’infezione. Che senso aveva prolungarne le sofferenze?».

LA “MISSIONE” DI SOFIA

Una notte di novembre Alessandro chiama la madre e le annuncia: «Mamma, è tutto finito». «Hai fatto quello che era giusto», risponde lei. Ma Loredana non riesce ad accettare il dramma e si sfoga scrivendo a Papa Francesco. Gli dice che Sofia è nata «con la missione precisa di convertire il padre e far battezzare la sorella Angela». Gli chiede di ricevere il figlio e la nuora.

LA TELEFONATA DEL VATICANO

Nel periodo di Natale 2015 a Loredana arriva una telefonata dal Vaticano. «Era la suora tedesca che assisteva Ratzinger e che è rimasta nella segreteria dell’attuale Pontefice — racconta la dottoressa padovana — mi ha detto che Papa Francesco aveva letto la mia lettera e che era pronto a riceverci. Ha capito la nostra tragedia e non ci ha giudicati».

L’INCONTRO CON FRANCESCO

Il 24 maggio 2016 Loredana, Alessandro, Christel e Angela sono in Vaticano. Alloggiati dalle suore. Hanno in mano le foto di Sofia, le frasi di addio degli amici e l’omelia lette al suo funerale, celebrato a Washington con rito battista, la religione della mamma.

QUELLA CONFIDENZA “SEGRETA”

Papa Francesco quando li vede sorride, si avvicina, guarda le foto della piccola che non c’è più, mentre Loredana rimane in disparte. Alessandro confida qualcosa nell’orecchio del pontefice. Lui lo abbraccia: «Vi sono vicino». Ma neppure alla madre, Alessandro riferirà quello che si sono detti lui e Bergoglio.

Qualche mese dopo, Christel resta incinta e lo scorso novembre, a un anno esatto dalla morte di Sofia, nasce un maschietto. L’hanno chiamato Matteo Francesco.

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