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Il Papa in Colombia per aiutare il processo di pace

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L’anno prossimo si terranno le elezioni per il nuovo presidente della Colombia, gli ex guerriglieri delle Farc negli ultimi mesi hanno mostrato concretamente di voler attuare l’accordo di pace. E il viaggio di Papa Francesco, che nel dicembre scorso con un’iniziativa clamorosa ha invitato in udienza sia il presidente Juan Manuel Santos che il suo rivale, l’ex presidente Álvaro Uribe Vélez, torna a essere una possibilità concreta entro il 2017. «È allo studio la sua realizzazione perché ormai l’accordo di pace è una realtà» confermano le fonti vaticane . L’ipotesi di data alla quale sta lavorando la Santa Sede è dopo l’estate, tra settembre e ottobre. 

Come si ricorderà il 2 ottobre 2016, nel giorno in cui il popolo colombiano è stato chiamato ad esprimersi con un referendum sull’accordo di pace, durante il volo di ritorno dal viaggio in Georgia e Azerbaigian Francesco aveva detto: «Io vorrei andare, quando tutto sarà “blindato”, cioè quando tutto – se vince il plebiscito – quando tutto sia sicuro sicuro, che non si può andare indietro». In quel momento quasi tutti davano per scontata la vittoria del “sì” all’accordo con le Farc perseguito da Santos. Si pensava che la sua entrata in vigore definitiva sarebbe stata consacrata dalla presenza del Pontefice. Ma seppure di misura, a vincere è stato lo schieramento del “no” guidato da Uribe, a motivo di quelle che – agli occhi di molti colombiani – erano considerate concessioni troppo larghe per gli ex guerriglieri in una società ancora lacerata e ferita dalle conseguenze della lunga guerra civile. 

Il risultato a sorpresa del referendum aveva congelato la possibilità del viaggio papale. L’accordo, dopo il voto, è stato modificato in fretta in alcune sue parti per venire incontro alle richieste dell’opposizione ed è stato approvato in Parlamento, dove il presidente può contare sulla maggioranza dei voti. Le modifiche però non sono state considerate sufficienti dall’opposizione. 

Un passaggio importante è quanto accaduto in Vaticano il 16 dicembre 2016. Nel giorno dell’udienza già fissata con Santos, appena insignito del premio Nobel, Francesco a sorpresa ha invitato anche Uribe. Santos ha dovuto «digerire» la presenza del rivale facendo buon viso a cattivo gioco. Presidente ed ex presidente, un tempo amici e ora avversari, si sono trovati insieme di fronte Papa che ha detto loro: «Sto facendo “el cura de pueblo”, il parroco di paese, per trovare una soluzione alla crisi» mettendo a confronto i contendenti. Parole che hanno suscitato l’apprezzamento di Uribe, il quale ha ricordato di essere un politico che viene da un piccolo paese. L’oppositore di Santos ha ribadito a Francesco i punti discussi dell’accordo, che riguardano il modo in cui vengono trattate le migliaia di vittime, i bambini-soldato e le donne vittime di stupro, le sanzioni al narcotraffico giudicate troppo «benigne», le polemiche sull’eleggibilità degli ex guerriglieri e infine alcuni passaggi sulle pari opportunità che, secondo Uribe, introdurrebbero la «teoria del gender». Al termine di quell’incontro il Papa aveva ribadito la volontà di visitare la Colombia, ma solo quando «la pace sarà blindata». 

Che cosa è accaduto nel frattempo, dato che il viaggio papale è tornato in fase concreta di studio? Innanzitutto i passi concreti da parte degli ex guerriglieri Farc, che hanno lasciato le zone impervie dove vivevano e si stanno concentrando nell’area stabilita nell’accordo di pace. È iniziata la restituzione delle armi alle Nazioni Unite e anche la consegna dei bambini-soldato, nati dai guerriglieri o rapiti dalle famiglie e avviati alla guerriglia. Si tratta di passi dai quali difficilmente si potrà tornare indietro: il comandante delle Farc Ivan Marquez sa che i suoi uomini non potranno più trovare rifugio nelle zone di confine con il Venezuela, visto ciò che sta accadendo in quel Paese. Lo stesso confluire nell’area di raccolta degli ex guerriglieri rende ardua l’ipotesi di darsi di nuovo alla macchia. 

Nel processo in corso ha probabilmente influito la consapevolezza del momento che il Paese sta vivendo. Nel maggio 2018 si terranno infatti le elezioni presidenziali, e quando Santos non avrà più il potere le Farc perderanno un importante interlocutore. Tra i candidati alla presidenza c’è l’attuale vicepresidente Germán Vargas Lleras, che ha appena annunciato la rinuncia all’incarico per dedicarsi alla campagna elettorale. Ma spunta anche la candidatura dell’ex sindaco di Medellin, Sergio Fajardo, un outsider. Proprio la campagna elettorale del prossimo anno renderebbe impossibile il viaggio nel 2018. 

Resta, nelle intenzioni di Francesco, la «pace blindata» come condizione per la visita. Ma l’attuazione dell’accordo è ormai una realtà che si sta realizzando. Inoltre il Papa si è mostrato sensibile alle preoccupazioni di Uribe, ad esempio a proposito della clemenza da usare per il narcotraffico operato dalle Farc, che non dovrebbe portare a considerare questo grave reato – un vero cancro per molti Paesi dell’America Latina – come facilmente soggetto ad amnistia. Uribe, durante il suo viaggio lampo in Vaticano, aveva potuto esprimere a lungo il suo pensiero su questo durante un colloquio di due ore con il Segretario di Stato Pietro Parolin. 

Non va infine dimenticato, anche nell’ottica della visita papale, che nel settembre 2016 la Polizia della Colombia ha siglato un accordo biennale di collaborazione con la Gendarmeria vaticana. I due corpi di polizia possono contattarsi e lavorare senza dover passare per le rispettive ambasciate nella lotta al narcotraffico, il riciclaggio e i crimini cibernetici.  

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