Ricevi Aleteia tutti i giorni
Iscriviti alla newsletter di Aleteia, il meglio dei nostri articoli gratis ogni giorno
Iscriviti!
Aleteia

Per chi non ha ben compreso ancora perché si digiuna in Quaresima

© Godong
Condividi

Nel libro di don Fabio Bartoli troviamo il senso profondo della rinuncia cristiana al cibo

Quindi, chiarisce don Fabio, il digiuno in questa maniera si può paragonare alla verginità prematrimoniale, quell’attesa che la coppia vive per donarsi in compiutezza con la grazia di Cristo data dal sacramento:

«(…) non digiuniamo cioè per punire i nostri appetiti, ma perché attendiamo un cibo migliore, così come un giovanotto non si nega i rapporti sessuali con la fidanzata perché non li desidera, ma in attesa di poterli vivere come sacramento dell’incontro con lo Sposo».

Inoltre il digiuno ci prepara all’Eucaristia perché ci fa scoprire che “ogni cibo rimanda al pane eucaristico”.
Digiunare quindi «per imparare a mangiare come figli e non come animali. Digiuniamo per fare di ogni pasto un’eucaristia, una lode a Dio, e così scoprire in ogni pasto il segno che ci rimanda al corpo di Cristo, fatto pane per noi. Digiuniamo perché, quando lo consumeremo, il cibo diventi un’anticipazione del banchetto celeste, di quella festa infinita di tutti i santi nella gloria dei cieli a cui siamo chiamati. Per questo la pratica del digiuno deve sempre sfociare nella celebrazione eucaristica. Per lo stesso motivo non si dovrebbe mai mangiare senza aver pregato».

DIGIUNARE PER NON ESSERE GOVERNATI DAGLI APPETTITI MA DALL’AMORE

La seconda ragione per cui digiuniamo è per restituire dignità al nostro corpo perduta a causa del peccato, per riordinarci, controllarci, mettere davanti all’istinto della fame… l’amore.

«Abbiamo visto che dopo il peccato troviamo scritta nella nostra carne la legge del «salva te stesso!». A causa di questa legge, facciamo ogni cosa, o quasi, per il nostro piacere e il nostro benessere, ma agire direttamente contro questa fame che sale dal profondo significa rimettere ordine nelle cose, ristabilire una giusta scala gerarchica: non vogliamo essere governati dalla fame, ma dall’amore! (…)Digiunare allora significa (…) affermare che non siamo determinati nelle nostre scelte dai nostri appetiti, ma dal nostro amore. In questo senso, quindi, nella categoria del digiuno rientra ogni rinuncia al «benessere» del corpo. Non è per masochismo che rinunciamo al nostro benessere, (…) ma per aprire in noi lo spazio di un autentico altruismo. Per questo il digiuno dovrebbe essere sempre connesso all’elemosina».

IL DIGIUNO VIENE PRIMA DELLA PREGHIERA E DELLE ELEMOSINA

Don Fabio spiega che il digiuno riporta alla preghiera e all’elemosina, fungendo da ponte di collegamento e svolgendo un ruolo fondamentale. Digiunare per ricordarci che siamo affamati di Dio.

«Se è vero che non si può digiunare senza pregare o fare l’elemosina, è altrettanto vero che la preghiera è autentica solo se comporta una rinuncia al possesso sul tempo e quindi, in un certo modo, un digiuno; come l’elemosina a sua volta richiede la rinuncia al necessario, e quindi un digiuno. In sostanza il digiuno, inteso come astinenza dal mangiare, è utile perché crea in noi una mentalità di sobrietà che ci dispone più facilmente al dono del tempo nella preghiera e al dono dei nostri beni nell’elemosina. Anzi, mi spingerei fino a dire che in un ordine logico il digiuno viene prima delle altre opere ascetiche ed è, in un certo senso, l’ascesi per eccellenza. Non per nulla, quando bisogna combattere un peccato fortemente radicato nell’anima o vincere una dipendenza, i grandi autori spirituali raccomandano il digiuno come un aiuto potente».

Il Santo Padre nell’omelia pronunciata il mercoledì delle Ceneri ci ha ricordato con forza il significato della Quaresima, il senso profondo di questo cammino, lungo 40 giorni, di ritorno al “cuore misericordioso del Padre”:

«La Quaresima è una via: ci conduce alla vittoria della misericordia su tutto ciò che cerca di schiacciarci o ridurci a qualunque cosa che non sia secondo la dignità di figli di Dio. La Quaresima è la strada dalla schiavitù alla libertà, dalla sofferenza alla gioia, dalla morte alla vita. (…) La Quaresima è il tempo di dire no; no all’asfissia di una preghiera che ci tranquillizzi la coscienza, di un’elemosina che ci lasci soddisfatti, di un digiuno che ci faccia sentire a posto. (…)Quaresima è tempo di memoria, è il tempo per pensare e domandarci: che sarebbe di noi se Dio ci avesse chiuso le porte?; che sarebbe di noi senza la sua misericordia che non si è stancata di perdonarci e ci ha dato sempre un’opportunità per ricominciare di nuovo? (…)Quaresima è il tempo per tornare a respirare, è il tempo per aprire il cuore al soffio dell’Unico capace di trasformare la nostra polvere in umanità».

ACQUISTA QUI IL VOLUME

copertina-libro-don-bartoli
Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni