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Perché i cattolici non mangiano carne i venerdì di Quaresima?

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E perché invece sul menu compare il pesce?

Secondo la USCCB, le leggi canoniche definiscono l’astinenza dagli “animali di terra”.

Le leggi sull’astinenza considerano che la carne derivi solo da animali come polli, mucche, pecore o maiali – tutti animali che vivono sulla terra. Anche gli uccelli vengono considerati carne.

Il pesce, invece, non viene classificato allo stesso modo.


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I pesci sono una categoria di animali diversa. I pesci di acqua dolce e salata, gli anfibi, i rettili (animali a sangue freddo) e i molluschi sono permessi.

In latino la parola usata per descrivere quale tipo di “carne” non è permessa di venerdì è carnis, e si riferisce specificatamente a “carne animale”. La definizione non ha mai incluso il pesce. In quelle culture, inoltre, il pesce non era considerato un cibo “di festa”, e mangiarlo era piuttosto una penitenza.

La nostra cultura è molto diversa, visto che la carne viene considerata in genere l’opzione più economica sul menu e non esiste più il collegamento culturale ai festeggiamenti. È per questo che molta gente è confusa su queste regole, soprattutto chi ama il pesce e non ritiene certo una penitenza mangiarlo.

Alla fin fine, l’intenzione della Chiesa è incoraggiare i fedeli a offrire un sacrificio a Dio che venga dal cuore e unisca le proprie sofferenze a quelle di Cristo sulla croce. La carne viene considerata la penitenza di base, e si dovrebbe sempre tenere a mente l’obiettivo della regolamentazione. Ad esempio, non dà necessariamente a una persona il permesso di farsi una bella cena a base di aragosta ogni venerdì di Quaresima. La questione è fare un sacrificio che avvicini la persona a Cristo, che ha compiuto per amor nostro il più grande sacrificio possibile.


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[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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