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Lasciamo in pace Lady Oscar?

Lucandrea Massaro - Aleteia - pubblicato il 03/03/17

TvZap (Gruppo L'Espresso) opta per una rilettura in chiave ideologica per ricordare i 35 anni dello storico anime sulla Rivoluzione Francese

Su TvZap, sito di intrattenimentodel Gruppo L’Espresso, esce con un breve articoletto due giorni fa con un titolo che è tutto un programma e un richiamo sul colonnino destro di Repubblica:

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Il cosiddetto “attacco” del pezzo recita così:

Anno 2017, fa scalpore e scandalo la ‘teoria gender’ e parlare di identità di genere (maschio o femmina) sembra sia argomento da seconda serata in tv, qualcosa da cui tenere lontani i bambini. Eppure negli anni Ottanta (la prima visione è andata in onda su Italia1 nel 1982), un’intera generazione di trentenni è cresciuta guardando ogni pomeriggio in televisione la storia di Lady Oscar: nata biologicamente femmina, ma cresciuta per volere del padre come se fosse un maschio, anzi come se fosse un soldato, che da adulta si innamora dell’amico d’infanzia Andrè… e tutto questo alla fine del Settecento.

La generazione degli anni ’80 – ormai alla soglia dei 40 anni – ricorda bene il bel cartone, uno dei pochi che forse metteva d’accordo davvero maschietti e femminucce davanti alla tv proprio per il connubio tra avventura, vita di corte, romanticismo e duelli. Però quello che Repubblica tenta di usare come argomento positivo (e in parte è vero: Oscar usciva dagli obblighi del suo sesso nel ‘700 impugnando la spada e vestendo l’uniforme) ad un banale riscontro viene subito smontato dall’articolo stesso: cresciuta per volere del padre come se fosse un maschio, anzi come se fosse un soldato. Chi ha seguito il cartone sa bene che – per quanto potesse apparire felice – Oscar, per poter impersonare il ruolo impostogli da un genitore che proprio non sapeva cosa farsene di una figlia femmina e che le impone una vita da maschio, rinuncerà per moltissimo tempo ai sentimenti e all’amore! Per certi versi Oscar rappresenta non tanto (o per lo meno non solo) una rivoluzione dei sessi ante litteram, giusta e comprensibile, in cui non esistono carriere o percorsi di vita che una donna non possa scegliere se lo vuole (e oggi le donne soldato sono una realtà che arricchisce le forze armate o quelle di polizia), quanto piuttosto la sofferenza di una affettività a lungo allontanata per venire incontro alle esigenze imposte dal padre che non si rassegnava ad avere avuto una bambina.


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Oscar ci proveranno in tutti i modi a vestirla da uomo, ma per il Conte di Fersen sceglierà un vestito da sera:

La storia di Oscar si evolve e André – che la ama in segreto da anni – pur con un gesto di esecrabile violenza le ricorda che le cose sono quello che sono a discapito del nome che hanno. Una proposizione che ricorda la posizione ontologica tenuta da San Tommaso d’Aquino quando insegnava, ed entrato in classe, esordiva «Questa è una mela. Chi non è d’accordo, può andar via».

Alla fine anche Oscar riconoscerà e ricambierà l’amore del buon André e seppure la storia finisca tragicamente, per Madamigella Oscar la natura di “rosa” e non di “lillà”, è ben chiara…

Dunque in sostanza, la bella opera di Riyoko Ikeda ha tanti piani di lettura, superiori a quelli dell’autrice e soprattutto a certe letture un po’ troppo sensazionalistiche…

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Tags:
ideologia gender
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