Ricevi Aleteia tutti i giorni
Iscriviti alla newsletter di Aleteia, il meglio dei nostri articoli gratis ogni giorno
Iscriviti!
Aleteia

Lasciamo in pace Lady Oscar?

Condividi

TvZap (Gruppo L’Espresso) opta per una rilettura in chiave ideologica per ricordare i 35 anni dello storico anime sulla Rivoluzione Francese

Su TvZap, sito di intrattenimento del Gruppo L’Espresso, esce con un breve articoletto due giorni fa con un titolo che è tutto un programma e un richiamo sul colonnino destro di Repubblica:

lady_oscar_rep

Il cosiddetto “attacco” del pezzo recita così:

Anno 2017, fa scalpore e scandalo la ‘teoria gender’ e parlare di identità di genere (maschio o femmina) sembra sia argomento da seconda serata in tv, qualcosa da cui tenere lontani i bambini. Eppure negli anni Ottanta (la prima visione è andata in onda su Italia1 nel 1982), un’intera generazione di trentenni è cresciuta guardando ogni pomeriggio in televisione la storia di Lady Oscar: nata biologicamente femmina, ma cresciuta per volere del padre come se fosse un maschio, anzi come se fosse un soldato, che da adulta si innamora dell’amico d’infanzia Andrè… e tutto questo alla fine del Settecento.

La generazione degli anni ’80 – ormai alla soglia dei 40 anni – ricorda bene il bel cartone, uno dei pochi che forse metteva d’accordo davvero maschietti e femminucce davanti alla tv proprio per il connubio tra avventura, vita di corte, romanticismo e duelli. Però quello che Repubblica tenta di usare come argomento positivo (e in parte è vero: Oscar usciva dagli obblighi del suo sesso nel ‘700 impugnando la spada e vestendo l’uniforme) ad un banale riscontro viene subito smontato dall’articolo stesso: cresciuta per volere del padre come se fosse un maschio, anzi come se fosse un soldato. Chi ha seguito il cartone sa bene che – per quanto potesse apparire felice – Oscar, per poter impersonare il ruolo impostogli da un genitore che proprio non sapeva cosa farsene di una figlia femmina e che le impone una vita da maschio, rinuncerà per moltissimo tempo ai sentimenti e all’amore! Per certi versi Oscar rappresenta non tanto (o per lo meno non solo) una rivoluzione dei sessi ante litteram, giusta e comprensibile, in cui non esistono carriere o percorsi di vita che una donna non possa scegliere se lo vuole (e oggi le donne soldato sono una realtà che arricchisce le forze armate o quelle di polizia), quanto piuttosto la sofferenza di una affettività a lungo allontanata per venire incontro alle esigenze imposte dal padre che non si rassegnava ad avere avuto una bambina.


LEGGI ANCHE: Lasciateci leggere Cenerentola in santa pace


Oscar ci proveranno in tutti i modi a vestirla da uomo, ma per il Conte di Fersen sceglierà un vestito da sera:

La storia di Oscar si evolve e André – che la ama in segreto da anni – pur con un gesto di esecrabile violenza le ricorda che le cose sono quello che sono a discapito del nome che hanno. Una proposizione che ricorda la posizione ontologica tenuta da San Tommaso d’Aquino quando insegnava, ed entrato in classe, esordiva «Questa è una mela. Chi non è d’accordo, può andar via».

Alla fine anche Oscar riconoscerà e ricambierà l’amore del buon André e seppure la storia finisca tragicamente, per Madamigella Oscar la natura di “rosa” e non di “lillà”, è ben chiara…

Dunque in sostanza, la bella opera di Riyoko Ikeda ha tanti piani di lettura, superiori a quelli dell’autrice e soprattutto a certe letture un po’ troppo sensazionalistiche…

ladyoscarspine_jpg_1003x0_crop_q85
Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni