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“Si cresce nella fede sentendoci peccatori e tornando alle radici”

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Per crescere nella fede bisogna fare memoria delle nostre radici, avere speranza e riconoscerci peccatori. Come ha fatto Pietro, la cui «fede provata» è quella di chi «è consapevole della sua pochezza e confida pienamente in Gesù: ci suscita simpatia e – questa è la sua grazia – ci conferma!». Papa Francesco incontra i parroci di Roma nella basilica di San Giovanni in Laterano. Inizia con quasi un’ora di ritardo la sua meditazione quaresimale, perché si ferma a confessare alcuni dei sacerdoti presenti. Poi prende la parola per parlare del «progresso della fede nella vita del sacerdote» e dice: «Se la fede non cresce rimane immatura, e ci sono vite umane e anche sacerdotali a metà strada, perché la fede non è cresciuta, non è andata oltre e così noi sacerdoti, se non abbiamo una fede matura, capace di generare fede negli altri con la paternità, potremmo fare del male e tanto male. Ma se la fede cresce, si fa tanto bene, tanto bene».  

Tre punti fermi  

Il Papa ha continuando facendo una sintesi dell’ampio testo preparato e stampato, che è stato consegnato ai presenti alla fine dell’incontro. I tre «punti fermi», ha ricordato, sono la memoria, la speranza e il discernimento del momento. «Dispongo di una promessa, è sempre importante ricordare la promessa del Signore che mi ha posto in cammino. Sono in cammino – ho speranza –: la speranza mi indica l’orizzonte, mi guida: è la stella e anche ciò che mi sostiene, è l’ancora, ancorata in Cristo. E, nel momento specifico, ad ogni incrocio di strade devo discernere un bene concreto, il passo avanti nell’amore che posso fare, e anche il modo in cui il Signore vuole che lo faccia». 

Crescere nella fede  

Francesco, citando l’esortazione Evangelii gaudium, da lui definita «un documento programmatico», ha ricordato come parli sempre di crescita e di maturazione, in una «prospettiva dinamica». E prendere questo sul serio «implica che non sarebbe corretto interpretare questo appello alla crescita esclusivamente o prioritariamente come formazione (meramente) dottrinale», perché la crescita nella fede «avviene attraverso gli incontri con il Signore nel corso della vita. Questi incontri si custodiscono come un tesoro nella memoria e sono la nostra fede viva, in una storia di salvezza personale. Questo è importante, la crescita nella fede avviene soltanto quando ci incontriamo con il Signore».  

Il punto fermo della croce  

Per spiegare quale sia il perno, Francesco ha usato un’immagine sportiva. «Quando parlo di punti fermi o di “fare perno”, l’immagine che ho presente è quella del giocatore di basket o pallacanestro, che inchioda il piede come “perno” a terra e compie movimenti per proteggere la palla, o per trovare uno spazio per passarla, o per prendere la rincorsa e andare a canestro. Per noi quel piede inchiodato al suolo, intorno al quale facciamo perno, è la croce di Cristo. Una frase scritta sul muro della cappella della Casa di Esercizi di San Miguel (Buenos Aires) diceva: “Fissa sta la Croce, mentre il mondo gira”, motto di san Bruno e dei Certosini. Poi uno si muove, proteggendo la palla, con la speranza di fare canestro e cercando di capire a chi passarla». La fede, ha aggiunto, «il progresso e la crescita nella fede – si fonda sempre sulla croce, sullo scandalo della croce». 

La memoria   

È molto importante, ha continuato Bergoglio, «tornare indietro e cercare le radici della nostra fede, le persone che hanno aiutato la nostra fede a germogliare e a crescere. A volte si tratta di persone semplici e vicine che ci hanno iniziato alla vita della fede». La storia di famiglia «non passa mai di moda. Appariranno vecchi i vestiti e i cappelli dei nonni, faranno ridere quando guardiamo le fotografie, le foto avranno color seppia, ma l’affetto e l’audacia dei nostri padri, che si spesero perché noi potessimo essere qui e avere quello che abbiamo, sono una fiamma accesa in ogni cuore nobile». Francesco ha spiegato come sia una cosa «veramente rivoluzionaria» questo «progredire all’indietro, andando a cercare nuovamente tesori ed esperienze che erano dimenticati e che molte volte contengono le chiavi per comprendere il presente». Una volta. Ha aggiunto a braccio, «stavo facendo esercizi sulla morte e facevo fatica. E mi è venuto alla memoria uno scritto che mia nonna aveva sul comodino: “Sta’ attento che Dio ti sta guardando, pensa che morirai e non sai quando”. In quel momento la preghiera è andata avanti, sono state le radici ad aprirmi la porta, la strada. Il cristiano progredisce sempre dalle radici». 

Il discernimento  

Ha detto ancora il Papa: «È proprio del discernimento – questo è importante – fare prima un passo indietro, come chi retrocede un po’ per vedere meglio il panorama. C’è sempre una tentazione nel primo impulso, che porta a voler risolvere qualcosa immediatamente. In questo senso credo che ci sia un primo discernimento, grande e fondante, cioè quello che non si lascia ingannare dalla forza del male, ma che sa vedere la vittoria della Croce di Cristo in ogni situazione umana». Francesco ha messo in guardia dell’«insidiosa tentazione che chiamo pessimismo sterile: una tentazione che a noi sacerdoti viene spesso». Bergoglio ha quindi spiegato che «la fede progredisce quando, nel momento presente, discerniamo come concretizzare l’amore nel bene possibile, commisurato al bene dell’altro». In questo discernimento «è implicito l’atto di fede in Cristo presente nel più povero, nel più piccolo, nella pecora perduta, nell’amico insistente. Credere che lì c’è Cristo, discernere il modo migliore per fare un piccolo passo verso di Lui, per il bene di quella persona, è progresso nella fede. Non è un atto di beneficenza!». 

L’icona di Pietro e la sua fede  

Francesco ha poi presentato l’icona di Simon Pietro e la sua fede «passata al vaglio», sottolineando il paradosso per cui colui che deve confermarci nella fede è lo stesso al quale spesso il Signore rimprovera la sua «poca fede». La fede di Simon Pietro« ha un carattere speciale: è una fede provata, e con essa egli ha la missione di confermare e consolidare la fede dei suoi fratelli, la nostra fede. La fede di Simon Pietro è minore di quella di tanti piccoli del popolo fedele di Dio. Ci sono persino dei pagani, come il centurione, che hanno una fede più grande nel momento di implorare la guarigione di un malato della loro famiglia». Ma è una fede che progredisce nella tensione tra i due nomi – il suo nome, Simone, e quello che Gesù gli dà, Pietro. «Cresce nella tensione tra questi due nomi, il cui punto fisso – il perno – è centrato in Gesù. Avere due nomi lo decentra. Non può centrarsi in nessuno di essi. Mantenersi Simone (pescatore e peccatore) e Pietro (Pietra e chiave per gli altri) lo obbligherà a decentrarsi costantemente per ruotare solo intorno a Cristo, l’unico centro». 

Riconoscersi peccatori per confermare la fede  

Francesco ha detto che «umanamente, questa consapevolezza di avere “poca fede”, insieme con l’umiltà di lasciarsi aiutare da chi sa e può farlo, è il punto di sana autostima in cui si radica il seme di quella fede “per confermare gli altri”». «Direi – ha aggiunto – che è una fede condivisibile, forse perché non è tanto ammirevole. La fede di uno che avesse imparato a camminare senza tribolazioni sulle acque sarebbe affascinante, ma ci allontanerebbe. Invece, questa fede da buon amico, consapevole della sua pochezza e che confida pienamente in Gesù, ci suscita simpatia e – questa è la sua grazia – ci conferma! Questo è un passo nel progredire nella fede». 

Peccato e tentazione fanno progredire  

«Anche il peccato stesso entra nel progresso della fede. Pietro ha commesso il peggiore peccati – rinnegare il Signore – e tuttavia lo hanno fatto Papa. È importante per un sacerdote saper inserire le proprie tentazioni e i propri peccati nell’ambito di questa preghiera di Gesù perché non venga meno la nostra fede, ma maturi e serva a rafforzare a sua volta la fede di coloro che ci sono stati affidati. Mi piace ripetere – ha concluso Papa Bergoglio – che un sacerdote o un vescovo che non si sente peccatore, che non si confessa, si chiude in sé, non progredisce nella fede. Ma bisogna stare attenti a che la confessione e il discernimento delle proprie tentazioni includano e tengano conto di questa intenzione pastorale che il Signore vuole dare loro». 

Al termine dell’incontro Francesco ha annunciato di voler donare a tutti i parroci presenti, oltre al testo con la meditazione, anche il libro-intervista con il confessore cappuccino padre Luis Dri, intitolato «Non avere paura di perdonare». Il volume è stato consegnato ai sacerdoti all’uscita dalla basilica. 

Guarda la video-intervista a padre Dri  

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