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Perderà sua figlia quando nascerà, ma ha trovato una grandissima consolazione

Shutterstock / Radchenko Svitlana

Elizabeth Pardi - pubblicato il 27/02/17

Una donna decide di portare a termine la gravidanza della sua bimba anencefalica per poter donare i suoi organi

Da donna, cosa fareste andando a fare l’ecografia per scoprire tutto sullo sviluppo del vostro bambino per poi sentirvi dire che non sopravvivrà più di un paio di giorni dopo la nascita? La maggior parte di noi cadrebbe nella disperazione più assoluta, visto che i sentimenti di tristezza, ira e paura ci accecherebbero di fronte a qualsiasi altra cosa che non fosse la tragedia della vita di nostro figlio, così terribilmente breve.

Poche di noi, forse nessuna, risponderebbero come ha risposto Keri Young, pensando quasi immediatamente alle altre vite che i preziosi organi di nostro figlio potrebbero salvare. Secondo un messaggio di Facebook di Royce, il marito di Keri, “letteralmente 30 secondi dopo che il nostro medico ci aveva detto che la nostra bambina non aveva il cervello, in qualche modo, attraverso un pianto tremendo, Keri ha alzato gli occhi e ha chiesto: ‘Se portiamo a termine la gravidanza e la bambina muore, possiamo donare i suoi organi?’”

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Questa giovane coppia, che ha già un bambino di due anni, ha scoperto a dicembre che la bambina che cresce dentro Keri è affetta da anencefalia, una condizione per la quale il cervello e il cranio di un bambino non si sviluppano completamente nell’utero materno.

Il terribile risultato, quando la gravidanza viene portata a termine, è che il bambino nasce morto o vive solo poche ore o pochi giorni. Non ci sono molte cose più devastanti di questa diagnosi per una coppia di genitori.

Keri, tuttavia, che è pro-vita e voleva avere la sua bambina nonostante tutto, ha detto chiaramente di non volersi avvalere dell’induzione anticipata del parto. Curiosamente, ha spiegato che pochi mesi prima di conoscere le condizioni di sua figlia aveva discusso con le sue amiche le proprie convinzioni pro-vita, specialmente in caso di malattia terminale.

“Eravamo tutte d’accordo, siamo pro-vita in qualsiasi tappa dell’esistenza. Le mie esatte parole sono state: ‘Se mi trovassi in questa situazione, vorrei che il bambino vivesse e fosse in salute per più tempo possibile. E quindi se questo significa portare il bambino a 40 settimane lo farei. E da un punto di vista pratico, gli organi! Sarei felice di sapere che il cuore del mio bambino continua a battere, anche se nel corpo di un altro piccolo‘”. Non immaginava che poco tempo dopo si sarebbe trovata proprio in questa situazione.

Il giorno dopo la terribile ecografia, la coppia si è recata al Lifeshare dell’Oklahoma, un’organizzazione per la donazione di organi, per discutere la possibilità di donare gli organi della propria bambina. È stato detto loro che le valvole cardiache della piccola, i reni, il fegato e forse il pancreas sarebbero adatti alla donazione, e che i polmoni potrebbero essere utili per la ricerca.

Royce e Keri, ovviamente, erano tuttavia con il cuore spezzato per l’inevitabile perdita della loro piccola, pur sapendo quanto fossero preziose le parti del suo corpo.

È stato solo quando, nello stesso giorno, hanno incontrato il loro pastore che sono riusciti a far prevalere sul dolore la consapevolezza di quanto sarebbe stata preziosa la breve vita della figlia. Il pastore ha detto loro: “Nelle 24 ore di esistenza di vostra figlia si potrebbero salvare 50 vite. Sarà una bambina molto occupata, sapete?” Quando Royce e Keri sono usciti dall’incontro, erano decisi a dare alla figlia ogni secondo di vita di cui potesse godere.

“Andiamo avanti con la gravidanza”, ha detto Keri. “Avrà una vita anche se sarà breve. Donerà tutto ciò che può, e nel suo soggiorno terreno farà più di quello che avrei mai immaginato”. Anche se i genitori sono credenti, Keri spiega che questa scelta non è il risultato delle loro convinzioni religiose, ma del fatto che è semplicemente la cosa giusta da fare. “La vita è così. Tutti devono averla. Tutti la meritano”.

La loro storia ha fatto il giro dei mezzi di comunicazione di tutto il mondo. In modo assai opportuno, hanno deciso di chiamare la loro bambina Eva, un nome biblico che significa vita. In qualche modo, nell’agonia di sapere che la sua piccola morirà presto, Keri si concentra sulla salute che l’esistenza della sua bambina porterà ad altre persone. C’è qualcosa di più generoso che accettare la perdita di un figlio per il bene che ne trarranno altri?

Royce, il marito, scrittore, parla così di Keri: “È incredibile. Straordinaria. È fatta di una stoffa diversa, e combina intelligenza, bellezza, valore, soavità, carattere e integrità, che ne fanno una donna spettacolare. E, non so come, mia moglie”.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
abortodonazione organigravidanzavita
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