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“Liberiamoci dai pregiudizi e camminiamo insieme”

Vatican Insider - pubblicato il 26/02/17

Nel passato ci guardavamo «con sospetto e ostilità», oggi «ci riconosciamo come veramente siamo: fratelli e sorelle in Cristo». E come tali – come «amici e pellegrini» – «desideriamo camminare insieme». Tra le colonne neogotiche e gli archi di marmo della Chiesa anglicana di All Saints, nascosta a via del Babbuino in quello che un tempo era noto come il “quartiere inglese” di Roma, Francesco – il primo Papa a varcarne la soglia – indica la strada per la crescita dei rapporti ecumenici tra cattolici e anglicani: un passato da lasciare alle spalle e un futuro da costruire insieme, «liberi dai rispettivi pregiudizi», operando con «umiltà» per le sfide del nostro tempo.  

«Siamo vasi di creta», dice Bergoglio nella sua omelia, citando la lettera di San Paolo ai Corinti letta durante la liturgia. Proprio l’Apostolo è la figura di riferimento che indica il Pontefice: «Quando noi, comunità di cristiani battezzati, ci troviamo di fronte a disaccordi e ci poniamo davanti al volto misericordioso di Cristo per superarli, facciamo proprio come ha fatto san Paolo in una delle prime comunità cristiane». Paolo «non ha sempre avuto un rapporto facile con la comunità di Corinto, ma supera le divergenze del passato e, vivendo il suo ministero secondo la misericordia ricevuta, non si rassegna davanti alle divisioni ma si spende per la riconciliazione»

Punto di partenza è l’umiltà, che «non è solo una bella virtù», ma «una questione di identità», afferma il Papa. «Diventare umili è decentrarsi, riconoscersi bisognosi di Dio, mendicanti di misericordia»: come l’Apostolo delle genti, appunto, che «si comprende come un servitore». E come D.T. Niles, un presidente del Consiglio Ecumenico delle Chiese, che descriveva l’evangelizzazione cristiana come «un mendicante che dice a un altro mendicante dove trovare il pane». «La sua priorità era condividere con gli altri il suo pane: la gioia di essere amati dal Signore e di amarlo», commenta il Papa.  

«Questo – aggiunge – è il nostro bene più prezioso, il nostro tesoro». Un tesoro – «il più grande del mondo» – custodito in un vaso che può facilmente creparsi. Paolo viene «criticato per le sue debolezze», ma «insegna che solo riconoscendoci deboli vasi di creta, peccatori sempre bisognosi di misericordia, il tesoro di Dio si riversa in noi e sugli altri mediante noi”, sottolinea Bergoglio. «Altrimenti, saremo soltanto pieni di tesori nostri, che si corrompono e marciscono in vasi apparentemente belli»

Secondo il Papa, anche l’opera che la comunità anglicana capitolina svolge insieme ad altre di lingua inglese per i poveri, i malati e gli emarginati di Roma può essere vista in quest’ottica: «Una comunione vera e solida cresce e si irrobustisce quando si agisce insieme per chi ha bisogno», dice, «attraverso la testimonianza concorde della carità, il volto misericordioso di Gesù si rende visibile nella nostra città».  

A nome di cattolici e Anglicani, Papa Francesco esprime quindi la sua gratitudine «perché, dopo secoli di reciproca diffidenza, siamo ora in grado di riconoscere che la feconda grazia di Cristo è all’opera anche negli altri». «Ringraziamo il Signore – aggiunge – perché tra i cristiani è cresciuto il desiderio di una maggiore vicinanza, che si manifesta nel pregare insieme e nella comune testimonianza al Vangelo, soprattutto attraverso varie forme di servizio».  

Il cammino verso la piena comunione a volte «può apparire lento e incerto”, ma oggi questo incontro vuole darvi nuovo impulso: «È una grazia e anche una responsabilità: la responsabilità di rafforzare le nostre relazioni a lode di Cristo, a servizio del Vangelo e di questa città”, afferma Bergoglio. Guardando alle eleganti vetrate decorate, che illustrano la vita dei santi e dei martiri, il Papa conclude: «I Santi di ogni confessione cristiana ci aprano la via per percorrere quaggiù tutte le possibili vie di un cammino cristiano fraterno e comune».  

Arrivato puntuale alle 16, dall’entrata in via di Gesù e Maria a bordo della consueta Ford focus, il Pontefice era stato accolto dal rev. Robert Innes, vescovo anglicano per l’Europa, e dal cappellano David Boardman. Una nutrita folla di fedeli e passanti lo attendeva da alcune ore alla porta principale, dove sventola la bandiera di San Giorgio. Il primo atto nella Chiesa – ex convento agostiniano progettata da uno dei più famosi architetti britannici di epoca vittoriana, George Edmund Street – è la benedizione di un’icona di Cristo Salvatore appositamente commissionata per il bicentenario di “All Saints” all’artista Ian Knowles, direttore del Centro icona Betlemme. Francesco la benedice con olio e incenso, con gli altri vescovi, poi, accende una candela. Segue il rinnovo delle promesse battesimali, mente un coro intona inni in inglese e italiano.  

Al termine della funzione, viene firmato invece un accordo che formalizza un gemellaggio tra la Chiesa di All Saints e la parrocchia cattolica di Ognissanti in via Appia Nuova. «Un bel segno», commenta il Papa, della volontà di procedere verso la piena comunione. 

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