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È bene per i cristiani partecipare al Carnevale?

© Gaëtan Zarforoushan / Flickr / CC

Salvador Aragonés - pubblicato il 24/02/17

Dipende dal tono e dai contenuti della festa. Divertirsi è gradito a Dio, ma bisogna evitare gli eccessi

Il Carnevale si celebra da millenni. Alcuni dicono che venisse festeggiato già nell’antico Egitto, 5.000 anni fa, mentre altri lo fanno risalire all’Impero Romano, derivante dalle feste di Saturno (feste invernali a Roma) e di Bacco, il dio del vino, da cui la parola “baccanale”, che era una festa senza limiti.

Tra i popoli cristiani, soprattutto nel Medioevo, quando durante la Quaresima si vivevano digiuni molto rigorosi e penitenze straordinarie, il Carnevale era la festa che si celebrava nei tre giorni precedenti il Mercoledì delle Ceneri, giorno in cui inizia la Quaresima, e consisteva nel mangiare, bere e ballare abbondantemente.

In seguito vennero introdotte le maschere, rese famose nel Carnevale di Venezia nell’XI secolo. Le maschere servivano a nascondere il volto, e quelli del Carnevale erano gli unici giorni in cui nelle strade si confondevano nobili, plebei e schiavi, perché tutti ballavano e mangiavano senza sosta.

La parola “Carnevale” deriva dal latino carne levare, ovvero eliminare la carne nelle case e nei negozi, perché si avvicinava la Quaresima e durante il Medioevo i popoli cristiani di Europa ed Eurasia trascorrevano i 40 giorni della Quaresima, fino alla festa della resurrezione di Cristo, senza mangiare carne.


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Dovendo poi eliminare la carne, si facevano grandi mangiate e bevute, sempre accompagnate da travestimenti e balli nelle strade, perché il Carnevale si viveva e si vive in strada. Era come recuperare le feste pagane dei saturnali (feste d’inverno) e dei baccanali, inserite in un calendario cristiano. I festeggiamenti duravano nei tre giorni precedenti l’inizio della Quaresima.

Nei Paesi latini d’Europa, il Carnevale inizia già la settimana precedente, con la celebrazione del “martedí grasso” (in Francia “mardi-gras”) e del “giovedì grasso”, in cui si mangiano insaccati di maiale.

In numerosi Carnevali dell’America Latina figura ilRey Momo, un personaggio centrale, come c’è il Rey Carnestoltas, di analoga etimologia latina del Carnevale, che in alcuni Paesi del Mediterraneo è il re delle feste di Carnevale e viene rappresentato da un pupazzo brutto, mezzo diabolico, che riceve lo scherno o l’ammirazione delle comparse.

Il Carnevale è molto popolare nell’Europa di tradizione cristiana, in America Latina e anche in Africa, dove già esisteva una lunga tradizione nell’uso di maschere, travestimenti molto vistosi e balli. Sono famosi, tra gli altri, i Carnevali di Nigeria, Tanzania e Congo.

In Asia non si conosce il Carnevale, visto che manca la tradizione della Quaresima cristiana, ma tra tutti i popoli di questo continente si celebrano grandi feste con maschere, travestimenti e balli tipici in coincidenza con la metà dell’inverno (estate australe) o dell’estate (inverno australe).


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Furono i conquistadores spagnoli e portoghesi a “esportare” le feste di Carnevale in America Latina, che ha finito per essere il continente dei Carnevale più famosi. Il più noto è ovviamente quello di Rio de Janeiro (Brasile), in cui si mescolano due tradizioni: quella dei conquistadores portoghesi e quella dei neri giunti dall’Africa, che hanno “importato” il samba, il ballo tipico in Brasile, Uruguay e Paraguay.

Non c’è Carnevale senza samba, anzi, il più grande teatro all’aperto del mondo è il Sambodromo di Rio, in cui le “strade” formate dalle scuole di samba brasiliane sfilano su carri pieni di persone mascherate, soprattutto di donne in abiti succinti che ballano il samba.

Ci sono sambodromi anche in altri Paesi, come il Paraguay, dove è stato costruito il terzo sambodromo più grande dell’America Latina.

Anche se il samba non è la salsa, ballo tipico dei Paesi dell’America Centrale e tropicale, sono famosi anche i Carnevali di Porto Rico, Santo Domingo, Colombia, Argentina e Cile, solo per citarne alcuni.

Ogni Paese apporta le proprie caratteristiche alle feste carnevalesche, anche se l’essenza è sempre la stessa: sfilate, cibo e bevande in abbondanza, balli, comparse, maschere, travestimenti e sfilate al suono della musica tipica del Paese, sempre allegra e movimentata. Il Carnevale non si festeggia solo nelle capitali, ma in tutte le città, come in Europa.


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Accanto agli abiti succinti indossati da alcune donne, ci sono anche quelli pesantissimi che sono una vera e propria opera d’arte, come nel caso del Carnevale di Santa Cruz de Tenerife, nelle Isole Canarie (Spagna), dove si elegge la “Regina” del Carnevale.

In Colombia è famoso il Carnevale di Barranquilla, e in Messico il Carnevale è un richiamo per il turismo proveniente dagli Stati Uniti. Anche in Ecuador e Bolivia, Costa Rica e Guatemala, Cuba ed El Salvador il Carnevale è una festa popolare e coincide con i tre giorni precedenti il Mercoledì delle Ceneri.

In molti luoghi il Carnevale termina con la “sepoltura” della sardina, il pesce quaresimale tipico nel Medioevo.

Si è discusso molto sul fatto che il Carnevale sia o meno una realtà pagana. La tradizione dice di sì, e in alcuni Carnevali spagnoli le comparse usano anche vestiti e simboli che ridicolizzano la religione cristiana, come travestimenti da vescovi e papi.

Molti si chiedono se il Carnevale sia una festa cristiana, e la risposta è “No”, anche se si è approfittato di questa festa per farla coincidere con il calendario cristiano della Quaresima e della Settimana Santa.

Il Carnevale è una festa di origine pagana recuperata nel Medioevo e che la Chiesa di Roma ha tollerato, come è avvenuto in tutte le civiltà in cui c’erano dei giorni all’anno dedicati a festeggiamenti sfrenati.

Altri si chiedono se essendo una festa pagana sia un bene o un male per un cristiano partecipare al Carnevale. In via di principio non c’è niente di male a partecipare al Carnevale, anche se tutto dipende dal tono e dai contenuti della festa.


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Per ogni cristiano non è bene mangiare troppo, ubriacarsi o assumere droghe, perché danneggiano la salute del corpo e quindi vanno contro il quinto comandamento, che impone il dovere di a curare il proprio corpo senza esporlo a lesioni come quelle provocate dagli eccessi di alcool o droghe o dalle grandi mangiate.

Ciò non vuol dire che si debba smettere di partecipare alle feste, ma solo che in esse il cristiano deve dimostrare la sua sobrietà e la sua temperanza. Divertirsi è sempre gradito a Dio, ma il divertimento che danneggia il proprio corpo con eccessi non è sano.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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