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Chi ha paura dell’apocalisse zombie?

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E degli alieni? E dell'olocausto nucleare?

I miliardari dell’hi-tech sono per definizione degli entusiasti del futuro. Costruiscono la loro fortuna sulla fiducia che la tecnologia che oggi ancora non c’è risolverà problemi che ancora non abbiamo. Da Apple ai social network più famosi, i campioni della Silicon Valley non temono la recessione, quella è cosa per persone come voi e me. A quanto pare, stando ad un recente articolo del prestigioso settimanale americano The New Yorker, una delle paure più frequenti e concrete – concrete al punto da far spendere a questi nababbi fior di milioni – è la paura di un qualche tipo di “apocalisse”. Chiaramente intendiamo qui il termine nella sua accezione mondana, un cristiano non dovrebbe aver paura dell’Apocalisse…

In gergo coloro che si preparano ad avere a che fare con scenari catastrofici, dovuti ad eventi naturali o meno (dallo scenario nucleare all’invasione degli zombie) si definiscono “preppers”:

I «preppers», coloro che si preparano alla catastrofe, non sono una novità: ogni eclisse, ogni profezia Maya, ogni asteroide avvistato dalla Nasa ha scatenato una corsa all’acquisto di rifugi. Persino National Geographic ha un canale tv dedicato a chi si prepara alla fine del mondo, dove dispensa consigli su come cavarsela. Ma non era mai capitato che un numero così consistente di persone facoltose abbia fatto sapere di stare preparandosi a tempi molto duri. Tom Chang, direttore del fondo Mayfield, ha detto al New Yorker che partecipa spesso a riunioni con colleghi in cui si discute su come affrontare l’apocalisse in arrivo.

Secondo il settimanale americano i miliardari della Silicon Valley, così numerosi tra i «preppers», temono anche di doversi difendere da una rivolta popolare, dovuta al fatto che l’intelligenza artificiale farà perdere il lavoro a migliaia di persone. Reid Hoffman, fondatore di Linkedin, ha ammesso che la Silicon Valley si sta preparando a una crisi. La Cnbc ha trasmesso un documentario sulla corsa al Survival Condo Project, un vecchio silos missilistico di Wichita, nel Kansas, trasformato in lussuosi appartamenti da tre milioni di dollari per gente preoccupata dalla fine della civiltà (La Stampa).

E’ evidente che – come spesso accade – in America tutto quello che può diventare una moda diventa innanzi tutto un business. Se c’è una persona che è disposta a spendere un milione di dollari, allora forse ne spenderà due, ma soprattutto è probabile che ci siano mille persone disposte a spenderne un migliaio. E’ dalla Guerra Fredda che i solerti americani costruiscono rifugi antiatomici nel loro giardino di casa, teorie del complotto, nevrosi, sette millenaristiche e poca fede non possono che rinfocolare la paura della morte che è connaturata nella nostra specie ma che solo nella società Occidentale è diventata una ossessione da scongiurare e non un fatto della vita con cui convivere. L’altra faccia della medaglia è la continua ricerca di metodi per allungare la vita e manipolarla, della sua finitezza l’uomo non sa che farsene, non capisce quale dono essa sia.

Tuttavia se invece la paura di questi “Paperoni” dipende dalle sommosse sociali che ritengono verranno provocate dall’innovazione tecnologica e dalla conseguente sparizione di posti di lavoro, si adoperino ora non a fermare il progresso tecnico o scientifico, ma a mettere a disposizione – per il bene comune – le proprie immense risorse, creando posti di lavoro, investendo nell’economia locale, nei piccoli negozi, nei beni pubblici. Insomma invece di chiudersi in se stessi, per preservare quanto accumulato, perché non risolvere il problema prima? Tanto in caso di apocalisse, che ci fai coi soldi?

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