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Perdi la pazienza troppo spesso? Sei aggressivo? Guarda come puoi cambiare!

Ogulcan Kayacan/Shutterstock
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Non è facile ammettere questi comportamenti, perché se amiamo qualcuno come possiamo volere che soffra?

Più di una volta, in modo consapevole o meno, abbiamo tutti fatto soffrire una persona cara. Sicuramente in più di un’occasione abbiamo perso la calma e abbiamo gridato contro nostro figlio o abbiamo detto parole sgradevoli al partner. Questo sarebbe ancora perdonabile, ma ci sono altri momenti in cui vorremmo che le nostre parole o le nostre azioni ferissero un’altra persona, che si sentisse male per un momento (ovviamente una volta che le emozioni si calmano e giunge il momento della riflessione iniziamo a pentirci).

Non è facile ammettere queste intenzioni, perché se amiamo qualcuno come possiamo volere che soffra? Sembra inaccettabile, ma è del tutto naturale e universale. Di tanto in tanto ciascuno di noi si lascia trasportare dalle emozioni, e allora, anziché perdere tempo ed energie a incolparsi, è meglio approfittarne per dare inizio a qualche cambiamento.

Si dedica grande attenzione al tema della violenza dal punto di vista della vittima. Se la sperimentiamo, possiamo trovare una gran quantità di contenuti su come farvi fronte e quali passi compiere (a livello sia psicologico che formale). Ovviamente è un problema importante ed è necessario aumentare la consapevolezza su questo tema, ma si omettono completamente i consigli per le persone che tendono ad essere aggressive o usano qualche tipo di violenza e vogliono smettere di farlo.

Se credete che questo abbia in qualche modo a che vedere con voi, leggete questi consigli.

Passo numero uno: accettatelo

Troppo spesso l’accettazione viene identificata con il fatto di tollerare le condotte abusive (indipendentemente dal fatto che si tratti degli altri o di se stessi). Per questo, molto spesso preferiamo oscillare tra lo sminuire i fatti e scusarci – “Sono stato provocato, e quindi avevo il diritto di reagire” – e tormentarci per il senso di colpa (con le conseguenti autodescrizioni negative), anziché accettare semplicemente i fatti.

L’accettazione è ammettere di fronte a se stessi, senza darle importanza né valore, che una situazione si sta verificando. Questo non solo non significa mancanza di risposta, ma permette anche la reazione. I tentativi di omissione, di scusarsi o dall’altro lato di valutare il comportamento comportano in generale effetti secondari diversi da quelli desiderati, che aumentano il conflitto interiore e quindi sminuiscono il controllo dei nostri impulsi aggressivi. Solo quando accettiamo che in un dato momento succede quello che succede siamo capaci di prendere delle misure per cambiare.


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Passo numero due: osservate le cause e siate comprensivi con voi stessi

A volte succede che facciamo cose negative, ma ciò non vuol dire che siamo cattive persone (soprattutto se qualche volta ci sono venuti in mente pensieri simili). Per questo, anziché condannarci e concentrare le nostre energie su questo, sarebbe bene pensare alle cause di questi comportamenti. Le possiamo trovare in due dimensioni: nel presente e nel passato.

La dimensione del presente permette di percepire i cosiddetti attivatori, che scatenano reazioni indesiderate. Ovviamente non si tratta di liberarsi dei pesi e di dare a un’altra persona la responsabilità dei nostri comportamenti, ma di rendersi conto che si riesce a comprendere meglio il meccanismo e quindi a fermarlo prima che arrivi al punto in cui tornare indietro sarà molto più difficile.

La seconda dimensione si riferisce al modo in cui si sono formate le nostre esperienze passate (ad esempio, mi dà molto fastidio quando qualcuno mi dice cosa devo fare perché in casa mia mia madre comandava tutti e non teneva conto delle nostre necessità – una situazione simile scatena emozioni simili, ma che ora non sono più adeguate, perché nessuno minaccia più la mia autonomia).

Le esperienze del passato determinano le nostre reazioni. Se in casa il modo di risolvere problemi e malintesi era gridare e insulti e umiliazioni erano la forma di comunicazione, si attiveranno inevitabilmente in noi comportamenti simili quando saremo sottoposti a forte tensione (spesso contro le nostre intenzioni).

Quando capiremo che le nostre azioni non sono il risultato della cattiva volontà, ma del fatto di non aver avuto l’opportunità di imparare gli standard adeguati (o almeno di consolidarli), gran parte della tensione svanirà. E allora bisogna solo trovare e mettere in pratica nuove soluzioni.


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Passo numero tre: trovate le strategie che vi aiutino ad affrontare il problema in modo sistematico

Anche in questa tappa bisogna lavorare su due aspetti. Il primo è quello relazionale. È importante imparare ad esprimere emozioni, necessità e aspettative in modo costruttivo (in forma chiara e diretta, per non danneggiare l’altra persona). In questo caso può essere utile la formazione nella comunicazione.

A volte è di grande aiuto definire i meccanismi di contingenza, come uscire dalla stanza o di casa quando le emozioni sono ormai troppo forti per fermare la reazione aggressiva o sembra impossibile o molto difficile farlo.

Continuare la conversazione in questo stato in genere non porta a nulla di buono, per cui è meglio darsi del tempo per sbollire e prendere le distanze dalla situazione per tornare ai temi conflittuali con più tranquillità (se è ancora necessario).

Il secondo aspetto consiste nella cura del benessere emotivo quotidiano. È bene sapere che l’ira non si eleva mai da zero a un valore massimo nell’arco di pochi minuti. Prima devono apparire l’irritabilità e l’ira sempre più forte, che col tempo può diventare rabbia, e solo questa porta a reazioni aggressive (il controllo in questa tappa in generale non è più possibile). Se quindi ci succede di accenderci come polvere da sparo, la cosa più probabile è che le emozioni negative si accumulino in noi e non escano in modo sistematico.

Lavorando sulle nostre reazioni aggressive è dunque molto importante sviluppare la capacità di autoregolamentazione delle emozioni. In questo caso è utile trovare attività piacevoli, che ci appassionino.

Allo stesso tempo, vale la pena di lavorare sul monologo interiore, che ci rilasserà nei momenti difficili. Come fare? Preferibilmente in una situazione neutra (quando ci sentiamo rilassati e abbiamo un momento per la riflessione), possiamo fermarci a pensare – e meglio ancora ad annotare – quali messaggi sarebbero utili per aiutarci (ad esempio “Respira profondamente” o “Tranquillo, non succede niente di male”). Se pratichiamo questo tipo di frasi “a freddo”, esiste un’alta probabilità che siamo capaci di usarle quando la situazione diventa più tesa.

Una buona idea è anche l’esercizio regolare (in qualsiasi modo ci piaccia), che aiuta a scaricare la tensione e a ridurre il livello di tensione percepita in forma permanente.


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Se si riesce a implementare almeno qualcuno di questi consigli, è molto probabile che il numero di condotte aggressive in relazione a coloro che ci sono vicini si riduca in modo significativo. E qui è importante saper osservare e apprezzare anche un piccolo cambiamento.

Non bisogna aspettarsi da se stessi una metamorfosi istantanea. Ricordate che le cattive abitudini hanno persistito per molti anni, e anche per trasformarle in qualcosa di nuovo serve un po’ di tempo. Esercitare la pressione non aiuterà a mantenere la pace, e non farà altro che intensificare lo stress e le emozioni negative. Iniziate quindi ad essere gentili con voi stessi, e anche i vostri cari non potranno che beneficiarne.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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