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Come seguire il calendario liturgico vi può cambiare la vita

© Jeffrey Bruno / ALETEIA

KRAKOW,POLAND 24 JULY: Pilgrims and other Faithful gather to Celebrate Mass at the Saint John Paul II Sanctuary in the Lagiewniki neighborhood of Krakow. The main Celebrant, Father Piotr M, takes grea

Kathryn Jean Lopez - pubblicato il 19/02/17

Cercate di vivere in base al timetable di Dio – vedrete il mondo in modo del tutto nuovo

Avvento. Natale. Tempo Ordinario. Quaresima. Se siete cattolici da sempre, forse dopo un po’ può diventare consueto, una musica di sottofondo alle domeniche impegnate. Se frequentate abitualmente la chiesa, avete questo schema annuale che può aiutarvi a mettere in ordine e perfino a trasformare la vostra vita. Chene Heady, in un libro intitolato Numbering My Days: How the Liturgical Calendar Rearranged My Life, vuole aiutare da questo punto di vista. Heady, che insegna al Dipartimento di Inglese della Longwood University della Virginia (Stati Uniti), ha condiviso un po’ della sua esperienza in questa intervista che mi ha rilasciato.

In che modo la liturgia è la “nostra storia universale”? Cosa significa a livello pratico?

Molti sociologi e storici intellettuali hanno suggerito che il tratto distintivo dell’Occidente moderno è la perdita di un senso di significato condiviso. In termini letterari, abbiamo perso il nostro senso della storia. L’esperienza umana colpisce i moderni (a volte anche me) come sequenza randomica e indeterminata di eventi privi di una forma significativa, e la nostra vita è corrispondentemente resa nei contributi discontinui e frammentari di Facebook e Twitter. La storia non ha una traiettoria complessiva, e il mondo non può essere reso in termini che abbiano un qualche senso umano.

Ma la Chiesa, che è più antica e più ampia dell’Occidente moderno, offre un’altra prospettiva. Il cristianesimo ci insegna che l’universo ha una storia complessiva, che va dalla creazione alla fine dei tempi, e che questa storia può essere incarnata nella vita di un individuo concreto: Gesù. Il calendario liturgico, strutturato essenzialmente intorno alla vita di Cristo e secondariamente intorno alla vita dei suoi seguaci, i santi, serve a collegare la nostra vita quotidiana a questa storia. In termini pratici, vedrò il mondo in modo diverso in base al fatto che sia un mercoledì qualsiasi o il giorno della conversione di San Paolo, e quindi una sfida a una conversione interiore.

Vivere l’anno liturgico è compatibile con il matrimonio, i bambini, tutte le varie occupazioni e la mancanza di tempo?

In realtà, ho scritto il mio libro per mostrare che vivere l’anno liturgico è possibile (e benefico) anche per qualcuno stressato, distratto e spiritualmente nella media come me. In apertura del libro, sono in una caffetteria con mia figlia passandole pezzi di cornetto e incoraggiandola a cantare Nella Vecchia Fattoria di modo che non mi distragga mentre sorseggio caffè e preparo il lavoro. Non è il mio momento migliore, ma molti lettori mi hanno detto che questa scena descrive esattamente la loro vita. Se l’anno liturgico è la nostra storia universale, allora è per tutti noi in ogni momento – anche quando sentiamo di non avere tempo.

E allora come entrare in azione?

Molti di noi conducono vite strutturate intorno intorno al fatto di soddisfare le richieste sul calendario lavorativo e rispondere ai messaggi che affollano le caselle di posta elettronica. Queste richieste costanti fanno sembrare impossibile il fatto di assumere una nuova pratica spirituale. Se vivete una vita del genere, vi raccomando di iscrivervi per ricevere le letture liturgiche del giorno via e-mail. Potete fare della riflessione liturgica una parte della vostra vita inserendola nelle abitudini che già avete. Servono circa dieci minuti per leggere e pensare alle Scritture del giorno (scriverle, come ho fatto io, ovviamente richiede un po’ più di tempo). Se necessario, l’impegno a livello di quantità di tempo può essere piuttosto marginale.

Come può mettere in ordine la vita?

Le letture quotidiane possono mettere in ordine la vostra vita quando le trattate non come curiosità antiche, ma come chiave interpretativa per la giornata. Io ho preso la decisione consapevole di agire come se il calendario liturgico, più che l’orologio, fosse l’unità organica di tempo. Ho pensato che visto che Dio guida la Chiesa e Dio è l’autore del tempo, stavo trovando quelle letture non per coincidenza, ma esattamente quando avevo bisogno di ascoltarle. Compiere questo cambiamento di prospettiva e tracciarne i risultati è contare i propri giorni. San Francesco d’Assisi è l’esempio perfetto. Ha preso la lettura del Vangelo del giorno – “Và, vendi quello che hai e dàllo ai poveri” (Mc 10, 21) – come un’esortazione personale, e sappiamo tutti quello che è accaduto in seguito. Le mie trasformazioni sono state meno drammatiche, ma comunque piuttosto reali. Sospetto che qualsiasi tentativo di giustapporre il calendario liturgico e la propria vita quotidiana sfiderebbe in qualche modo le proprie priorità e porterebbe a una vita in un certo senso alterata.

Lei lo definisce entrare nel “tempo divino”. Cosa direbbe a una persona a cui sembra molto mistico e impraticabile?

Io stesso non sono particolarmente mistico. Da adolescente ho letto un po’ di San Francesco e di Gerard Manley Hopkins e ho deciso che sarei andato nei boschi e sarei entrato in comunione mistica con Dio nella natura. Ho avuto un attacco d’asma e sono tornato subito indietro, il che fondamentalmente riassume la mia esperienza di misticismo.

Mettere in pratica il calendario liturgico è una cosa eminentemente pratica. Le persone sono creature sociali, e il nostro ambiente sociale modella il modo in cui sperimentiamo il tempo. Come ho detto, la maggior parte di noi trascorre i giorni feriali concentrandosi sul lavoro (produzione) e i fine settimana concentrandosi sul piacere (consumo). Se ci vediamo come produttori e consumatori piuttosto che come creature divine, lo facciamo in parte perché è il modo in cui strutturiamo il nostro tempo. Il nostro orologio interiore batte in base a questo particolare ordine sociale.

E allora, se mettiamo completamente da parte il misticismo, il tempo ha ancora inevitabilmente un significato ampio e sociale. Non abbiamo scelta al riguardo. Ma tutti noi apparteniamo a molteplici mondi sociali e possiamo in qualche modo determinare quale di questi strutturerà in modo più pieno il nostro tempo e modellerà la nostra esperienza. Possiamo decidere se la nostra vita sarà modellata dal calendario liturgico o solo da quello dell’ufficio, dalla storia di Cristo e dei santi o semplicemente dalla serie di compiti che dobbiamo svolgere. Anche in termini puramente psicologici, dovrebbe essere ovvio quale metodo di sperimentazione del tempo porterà probabilmente a una vita più sana e più profonda.

Cosa fa con il Tempo Ordinario?

Molti cattolici si chiedono cosa fare del Tempo Ordinario, che è così lungo e può sembrare tanto noioso. L’idea del calendario liturgico nel suo insieme, tuttavia, è che ogni giorno ha un significato divino. Le settimane “insignificanti” del Tempo Ordinario, come sicuramente l’Avvento e la Quaresima, servono a collegare gli spunti della Scrittura alla nostra esperienza quotidiana. Molti dei testi scritturali per il Tempo Ordinario – soprattutto quelli di San Paolo – analizzano esplicitamente le sfide che affrontiamo nel lungo fluire dei giorni che compone gran parte del nostro anno, o nella maratona che costituisce la nostra vita. Il Tempo Ordinario mi ha sfidato a cercare un significato di grazia nei momenti più quotidiani, ordinari e perfino tediosi della mia vita. Ho cercato di fare attenzione alla presenza del significato nelle cose mondane piuttosto che (come avrei fatto in precedenza) addormentarmi dopo Pentecoste.

Quali conseguenze ha avuto questo approccio alla vita basato sul conteggio dei giorni sulla sua conoscenza della Scrittura e sul suo rapporto con Cristo?

San Girolamo suggeriva che conosciamo Cristo conoscendo le Scritture, per cui le questioni sono collegate. Sono piuttosto iperattivo e frenetico, e questo approccio alla vita mi ha insegnato per la prima volta i rudimenti di quella che gli scrittori definiscono “raccoglimento”. “Una sola è la cosa di cui c’è bisogno”, dice Gesù, e non è un’attività particolare, ma fermarsi e ascoltarlo (Lc 10, 42). Ora cerco di fermarmi almeno per un momento prima di parlare o di agire, per chiedermi quale luce hanno gettato sulla mia situazione le letture liturgiche del giorno. E questo piccolo raccoglimento ha influenzato il modo in cui parlavo e agivo quando, ad esempio, non riuscivo ad aggiustare la doccia o la vicina della porta accanto metteva l’ennesima macchina sfasciata nel suo cortile, o ancora quando mia figlia sputava l’uvetta dal naso o una studentessa del college locale ci parlava della sua prossima espulsione. Cristo è stato con me nei momenti sia profondi che ordinari.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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liturgia
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