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Bilanci vaticani e Ior, novità in arrivo

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Difficilmente nel prossimo futuro potrà succedere, come è avvenuto di frequente in passato, che lo Ior «ripiani» il deficit di bilancio del Vaticano versando un «contributo» fra i 50 e i 55 milioni l’anno, così da evitare che la cifra del disavanzo sia troppo pesante. Una prassi, questa del versamento di somme ingenti a fondo perduto da parte dello Ior, adottata a lungo per limitare il passivo di bilancio degli enti della Santa Sede, ma che comportava dei rischi finanziari oltre a essere «irregolare» dal punto di vista contabile e istituzionale. 

È questa una delle novità introdotte dalla nuova gestione degli organismi economici della Santa Sede e nella gestione complessiva delle risorse, in linea con le politiche di trasparenza e attendibilità gestionale che stanno andando sempre più a regime. E in effetti, ogni anno, accadeva che una parte considerevole degli utili fatti registrare dallo Ior, venisse trasferito nella casella del bilancio consolidato della Santa Sede (quello che comprende dicasteri ed enti vaticani) come fosse una normale entrata allo scopo di scongiurare un passivo eccessivamente pesante, si trattava di una sorta di «donazione»; tuttavia questo meccanismo provocava un pericoloso gioco di vasi comunicanti con il rischio che, prima o poi, l’Istituto si ritrovasse un pericoloso «buco» di bilancio con conseguenze difficilmente prevedibili per la gestione di tutta la struttura finanziaria della Santa Sede. 

In base alle procedure virtuose che sono state introdotte, alla «vigilanza prudenziale» – cioè costante – di cui si fa garante l’Aif (l’Autorità d’Informazione finanziaria, l’equivalente della Uif di Bankitalia) e con il ruolo attivo del nuovo management, si è affermato un principio importante: e cioè che le riserve dello Ior «non si toccano», gli utili vanno reinvestiti nello stesso Istituito per rafforzarlo e farlo funzionare al meglio nell’ottica di servizio alla Chiesa e al Santo Padre, mentre si deve valutare la sostenibilità di un eventuale contributo ai bilanci vaticani. In sostanza un contributo non è escluso a priori, ma la sua entità dipende appunto dalla «sostenibilità», cioè all’impatto che ha sulla gestione complessiva dell’Istituto, sulla sua stabilità e crescita finanziaria; di conseguenza potrà non essere versato affatto o risultare anche assai minore che in passato, come pure potrà crescere col tempo se l’andamento degli utili prodotti dallo Ior diventa particolarmente positivo. 

È questa una delle conseguenze della progressiva «emersione» dello Ior dalla fase di opacità del passato, che comprendeva anche una gestione delle risorse spesso non in linea con criteri di correttezza e funzionalità ed era diventata ormai rischiosa per la stessa Santa Sede. D’altro canto l’Istituto sta progressivamente cominciando a investire sui mercati seguendo criteri etici e standard internazionali, un processo che richiede del tempo per andare a regime, anche se il cammino è già iniziato.  

Sul fronte della pubblicazione del bilancio consolidato della Santa Sede e del Governatorato, invece, ancora non vi sono certezze. Il primo punto – noto – è che si seguiranno standard contabili internazionalmente riconosciuti per le linee generali, quello che ancora manca sono i «principi contabili» specifici, misurati cioè sulle necessità e le particolarità dei dicasteri vaticani. Questi ancora non sono stati messi a punto. 

Di fatto i vari enti stanno fornendo informazioni su spese, entrate e previsioni di budget al Consiglio per l’Economia, ma appunto il tutto va inquadrato in un sistema normativo ad hoc. Sta di fatto che la pubblicazione dei dati relativi ai bilanci (Santa Sede e Governatorato), che di solito avveniva verso la fine di giugno, sta slittando mese dopo mese e del bilancio del 2015 non si sa ancora nulla; è però possibile che almeno alcune informazioni generali vengano rese note nelle prossime settimane. D’altra parte ci sono anche diversi capitoli ancora aperti, delicati, allo studio delle autorità vaticane, fra questi la sostenibilità o meno del fondo pensioni sulla quale ci si sta interrogando. 

Su un altro versante prosegue l’attività di vigilanza dell’Aif che dal 2011 al 2016 ha portato a poco più di 1100 segnalazioni di irregolarità, da quelle solo di carattere formale a quelle più gravi. Il che ha comportato un ulteriore adeguamento del sistema di protezione e conservazione dei dati, in questo senso il Vaticano si è dotato di una cyber security in grado di proteggere le proprie banche dati. Sono poi poco più di venti i casi trasmessi dalla vigilanza finanziaria all’autorità giudiziaria del Vaticano, e molti di questi comprendono più persone e coinvolgono diversi Paesi. È possibile che nei prossimi mesi la giustizia vaticana proceda concretamente almeno in alcuni dei casi più sensibili ed evidenti, e che di conseguenza vi possa essere qualche ulteriore rinvio a giudizio oltre quelli di cui ha dato notizia il promotore di Giustizia, l’avvocato Gina Piero Milano, presentando la sua relazione d’inaugurazione dell’anno giudiziario. Nel corso del 2016 due sono stati i rinvii a giudizio e tre le archiviazioni su 23 rapporti provenienti dall’Aif, ha affermato Milano, in tutti i casi le indagini stanno andando avanti. 

Sul fronte della gestione interna dello Ior, infine, ha destato qualche scalpore la notizia che la Commissione cardinalizia di Vigilanza si riunisse separatamente dal Consiglio di sovrintendenza laico (composto ora da sette membri). E tuttavia si tratta di un ritorno alla normalità anche statutaria. Di fatto per un periodo non breve Commissione e Consiglio si sono riuniti insieme in una fase complessa e critica della vita dell’Istituto, questa prassi è poi andata avanti fino al recente ritorno alla normalità e alla corretta divisione dei ruoli e delle responsabilità. Il nuovo board laico dello Ior (dopo le dimissioni di qualche mese fa di Carlo Salvatori e Clemens Boersig e l’arrivo di tre nuovi membri) si è riunito per la prima volta alla fine di gennaio, e nel corso dell’anno è previsto che venga convocato in media tre-quattro volte. Nel frattempo si è appreso che Boersig ha lasciato il proprio incarico perché erano emersi alcuni problemi circa la sua condotta come manager della Deutsche Bank che lo rendevano non idoneo all’incarico in base ai nuovi criteri di selezione del management stabiliti dal Vaticano. 

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