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Se una bambola diventa trans. La triste storia di Jazz

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Non è né uomo e né donna. Nessun precedente nella storia

Si chiamerà Jazz, la prima bambola trans del mondo. Arriva da New York City, dove il prossimo 18 febbraio verrà presentata alla fiera del giocattolo.

Il nome è stato scelto in onore a Jazz Jennings, la persona più giovane al mondo a dichiararsi transgender, nell’ormai lontano 2007. Dieci anni più tardi, la Tonner Doll, specializzata in giochi da collezione, ha deciso di mettere in commercio un pupazzo a lei dedicato, con le fattezze appunto di una persona che non è né uomo né donna.

“PRIVA DI ATTRIBUTI”

Alta 45 centimetri e “priva di attributi“, Jazz è stata presentata dal fondatore di Tonner Doll, Robert Tonner, come «una eroina dei cambiamenti sociali, coraggiosa e intelligente» (Il Giornale, 15 febbraio).

DA PATTY JO A GABRIELA

In realtà, scrive La Repubblica, 15 febbraio, l’evoluzione dei giocattoli è andata un po’ a rilento rispetto alla società. Basti pensare che la prima bambola nera prodotta negli Usa fu Patty Jo, nel 1947: ma Mattel aspettò la ribellione del 1968 per realizzare l’afroamericana Christie, ben 11 anni dopo la prima Barbie, datata 1957.

E nell’America che ha appena detto “addio” a un presidente nero, nemmeno l’arrivo dell’American Girl Gabriela è poi così scontato: solo l’accusa di promuovere troppe bambole “caucasiche” ha spinto l’azienda a lanciare Gabriela e Melody, un’altra bambola nera ispirata alle attiviste dei diritti civili dei primi anni Sessanta.

GAY BOB E KEN

Jazz, invece, non ha precedenti. Se si esclude Gay Bob, il bambolotto con tanto di orecchini e attributo maschile realizzato nel 1977, al centro di polemiche così furiose da rimanere un oscuro oggetto da collezione, proprio come il Ken con gli orecchini del 1992.

TRUMP E LA BAMBOLA

Tempi.it (15 febbraio) evidenzia:

«Certo, nell’America sempre più divisa la sua apparizione ha già un significato politico», nota La Repubblica, che nell’articolo si fa dare man forte dall’esperta Nicoletta Bazzano, autrice del saggio La donna perfetta. Storia di Barbie. Commenta la Bazzano: «Il gioco insegna le regole sociali: ben vengano bambole in grado di ampliare orizzonti e portare messaggi d’inclusione».

Conclusione telefonata: «Chissà se l’America di Trump questo messaggio è ancora pronta a difenderlo». Ovvio che no, rincariamo noi, l’America di Trump le bambole Jazz non sa neanche da che parte afferrarle.

BAGNI PER I TRANSGENDER

Aggiunge Il Giornale:

«Certo, c’è da giurare che anche questa volta le polemiche non mancheranno, soprattutto nel clima infuocato delle ultime settimane. La nuova presidenza Trump ha accusato l’amministrazione Obama di aver voluto “trasformare i luoghi di lavoro e le scuole in laboratori per un grande esperimento sociale”. Il riferimento è, fra l’altro, all’introduzione di bagni per transgender negli spazi pubblici. Bagni che Trump ha già annunciato di voler smantellare».

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