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Infanzia difficile: come cambiare il nostro modo di pensare al trauma?

Fot. Alicia Bock | Stocksy United
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Lo scenario dell’infanzia viene in genere riprodotto nella vita adulta, ma non dev’essere necessariamente così

Gabi fa di tutto perché il marito sia contento di lei, ma Andrés continua a lamentarsi. “Perché hai comprato tanto formaggio? Hai parcheggiato male la macchina. Non l’hai lasciata ben allineata. Stamattina ti è caduto qualcosa e mi ha svegliato, e per questo poi, durante la riunione con un cliente, ero stanco. Esci di nuovo? Dove vai? Tutte le tue amiche sono stupide? Chi ha spostato le mie chiavi?” Gabi non dice nulla, non cerca di correggerlo nonostante il suo atteggiamento tanto sgradevole.

Ma perché sopportarlo? Perché potrebbe essere peggiore!

Gabi, figlia di un alcolista, sa che il carattere di Andrés è qualcosa di insignificante rispetto alle botte, agli insulti, all’essere buttata per strada e a veder tirare le cose dalla finestra. Quando ha conosciuto Andrés, l’informazione chiave per lei è stata che fosse astemio. Che sollievo! Posso gestire un uomo così! Sentiva che finalmente avrebbe trovato un rifugio dopo un’infanzia difficile. E anche ora, dopo più di dieci anni di matrimonio, non vede che è rifugio negativo.

Spesso consideriamo in modo ironico il lavoro degli psicoterapeuti ai quali ricorriamo con problemi matrimoniali recenti e che ci chiedono di raccontare loro tutta la nostra vita fin dai tempi di Adamo ed Eva. Non è inutile. Lo scenario dell’infanzia viene in genere riprodotto in età adulta.

In casa di Gabi non c’è alcool, ma neanche felicità

Gabi cammina sempre in silenzio e in punta di piedi. Soffre, ma si convince di giocare ad essere una ballerina classica.


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Aveva paura del padre e ora cede davanti al marito. È passiva, impotente. I brutti ricordi sono come un radar che avverte costantemente: “Stringi i denti. Sopporta. Ricordi? Potrebbe essere peggio”.

Giustifica il marito prepotente. Non riesce a vedere che il suo rapporto potrebbe essere diverso. Continua a guardare il mondo attraverso gli occhi della figlia di un alcolista: papà è arrabbiato, devo stargli lontana.

Una cattiva infanzia può essere una fonte di forza

Esiste tuttavia una gran quantità di letteratura psicologica scientifica che mostra come le persone che hanno raggiunto il successo in età adulta abbiano spesso avuto un sovraccarico emotivo negativo nei primi anni di vita. Nell’infanzia hanno subito abusi, negligenza, abbandono, ma è stato proprio questo a costruire la loro resistenza mentale.

Insegnano non solo come sopravvivere, ma anche come non darsi per vinti. Insegnano come agire in una situazione di paura, sofferenza, impotenza e mancanza di sostegno. Come tirar fuori le forze quando possiamo contare solo su noi stessi. L’autore di questa favola, Hans Christian Andersen, scriveva di se stesso, nato come figlio indesiderato di una lavandaia alcolizzata e di un povero ciabattino e diventato uno degli scrittori più pubblicati al mondo, tradotto in 163 lingue.

Gabi, come la maggior parte dei bambini, avrà probabilmente pianto per il destino del brutto anatroccolo, ma è stata davvero come lui. Perché allora non le è andata bene? Per qualche motivo, il suo passato doloroso è per lei come una gabbia, non il capitale dal quale poter trarre la propria forza.

Attraverso la sindrome del “bambino maltrattato” si può giustificare tutto. È una buona scusa per non far niente della propria vita. Per sottomettersi, avere paura, proteggere, perdonare, stare sempre in seconda fila. Insomma, per scusare qualcuno che ci maltratta, amare troppo, essere convinti che l’amore vada guadagnato. O per avere compassione di se stessi. Per pensare a sé come a un essere ferito, che si merita tutto.


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Nel passato possono esserci molte fonti di dolore. Quando non le superiamo, possiamo soffrire le conseguenze di un’infanzia difficile in età adulta.

Guardare indietro va bene, ma bisogna sapere perché

Gabi deve smettere di considerarsi una vittima. “Non è colpa mia se mio padre beveva. Era difficile, ma ce l’ho fatta. Non sono più una bambina, non devo rinchiudermi nel museo delle lamentele e dei timori infantili”.

Crescere in una casa con dipendenze non è motivo di vergogna, ma di orgoglio! Dite a voi stesse: “Sono orgogliosa di essere sopravvissuta. Sono sopravvissuta perché sono forte. E allora penso di essere una donna forte. Vado avanti. A testa alta”.

Cura te stessa

Amore, senso di sicurezza, sostegno, rispetto, comprensione. Tutto quello che Gabi non ha ricevuto da suo padre può ora ottenerlo da sé.

Nell’infanzia era dipendente dall’amore del padre, ma ora non ne ha più bisogno. Forse dovrebbe prendersi cura di se stessa. Esiste allora una possibilità di non dover pagare sempre per il suo trauma, e con gli interessi.

Con il rispetto per ciò che si prova e si pensa. Non importa cos’è accaduto, ma cosa si è imparato da quelle esperienze. Cos’hai vinto? Contro cosa hai sviluppato la resistenza? Come ti ha preparato per il ruolo di sposa e madre?

Gabi, da bambinia ti facevano soffrire. Ora sei una donna adulta e finalmente puoi vivere in un mondo in cui sei tu a stabilire le regole. E quando qualcuno vuole farti del male non glielo devi permettere.


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Non sei più una bambina indifesa

Ti difendi. Parli, negozi, stabilisci. Hai gli stessi diritti di tuo marito. Anziché agire in modo sottomesso parla. Puoi difendere il tuo diritto alla libertà, all’amicizia, a comprare tutto il formaggio che pensi che serva. E se quella bambina sofferente è ancora dentro di te, puoi fartene carico. Far sì che non pianga più, che non si senta ferita né sola.

Se non sai come farlo, puoi andare a un incontro dei Figli degli Alcolisti Anonimi, ottenere un sostegno terapeutico e metterti in contatto con le persone che stanno cercando di far fronte a quello che una volte le ha aiutate a sopravvivere in una famiglia disfunzionale e ora le ostacola a condurre ua buona vita.

Crescere significa assumersi la responsabilità della propria storia. Verificare la data di caducità delle nostre paure. Prendersi cura di se stessi con prudenza e rispetto. Credo che sia meglio lavorare a superarsi che acconsentire a che la nostra vita sia governata da paure infantili.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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