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Vietato pronunciare il nome di Gesù in classe

Silvia Lucchetti - Aleteia - pubblicato il 16/02/17

God’s not dead 2 racconta il coraggio di un’insegnante costretta a difendersi in tribunale solo per aver risposto a una domanda su Cristo

“Quanto sei disposto a rischiare per difendere quello in cui credi?”
La protagonista del legal thriller God’s not dead 2 è disposta a perdere tutto per aver pronunciato in classe, rispondendo ad una domanda di una sua studentessa, il nome di Gesù.

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«La preghiera è una cosa potente. E salta fuori che Dio ha molti piani per il tuo futuro»: quindi Melissa Joan Hart (attrice di “Sabrina vita da strega” e “Melissa & Joey“) si affida al Signore e non si arrende di fronte al tentativo della direzione della scuola dove insegna prima, e dei genitori della studentessa poi, di annichilirla attraverso l’apertura di una procedura giudiziaria, con l’accusa di proselitismo.
Dominus Production, dopo il successo dello scorso anno di God’s not dead, porta in Italia il sequel ispirato a vari procedimenti giudiziari analoghi, realmente attivati negli Stati Uniti. La pellicola verrà distribuita nel nostro paese a partire dal 2 marzo, con un primo lancio in 25 città.

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Dalle aule del college del prequel, ci ritroviamo nell’aula di un tribunale dove la professoressa di liceo, Grace Wesley, affronta un processo con l’accusa di aver fatto proselitismo in classe, rispondendo alla domanda di una sua studentessa sulla figura storica di Cristo. L’accusa ha intentato la causa per creare un precedente finalizzato a rimuovere definitivamente qualunque possibilità di affermare la fede cristiana dai luoghi pubblici. A difendere l’insegnante un giovane e brillante avvocato d’ufficio interpretato da Jesse Metcalfe (attore in “Desperate Housewives” e “Dallas”), con poca esperienza ma determinato a vincere la causa.

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Il film ha il merito di porre al centro il tema della difesa del diritto alla libertà di espressione e di opinione, e di raccontare la discriminazione ideologica subita dai cristiani nella società odierna. Non mancano colpi di scena e momenti di intensa emozione. Alla vicenda della professoressa si intrecciano storie di ragazzi che trovano la fede e il coraggio di testimoniare che Dio non è morto. Il processo all’insegnante è in realtà un processo a Cristo: infatti vengono chiamati davanti la corte testimoni autorevoli che illustrano – di fronte al fastidio dell’accusa – le fonti storiche dell’esistenza di Gesù. Grace, seppur addolorata e piena di paure, rifiuta la proposta della scuola di scusarsi pubblicamente e rinnegare la sua presa di posizione, scelta folle per molti ma non per la coraggiosa professoressa che tanto confida in Dio da rispondere così:


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– «Lei non lascia che niente la tocchi, come ci riesce?»
– «Gesù!»

Altro merito del film è la luce che accende sull’importanza della preghiera“che è sempre l’ultima cosa, quando dovrebbe essere la prima” e sull’incontro personale con Cristo.
La colonna sonora del famoso gruppo americano Newsboys, popolare tra i giovanissimi che vanta un seguito di oltre due milioni di followers, rende le atmosfere del film ancora più dense di significato e commozione.

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Gesù Cristo è realmente esistito, non è morto e ha un piano più grande di quello che immaginiamo per la vita di ciascuno di noi. Questo il messaggio di God’s not dead 2. Vi pare poco?

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